Chieti, Di Primio: ‘Il Governo scarica su sindaci e Comuni nuove responsabilità e lavoro senza reali risorse’

Chieti. “Il Governo degli irresponsabili ei incompetenti scarica sui sindaci e sui Comuni nuove responsabilità e lavoro senza dotare i Comuni di reali e nuove risorse”.

Lo afferma in una nota il sindaco di Chieti e vicepresidente Anci, Umberto Di Primio, che aggiunge: “Millanta aiuti ma in realtà versa ai Comuni solo quello che avrebbero dovuto avere e illude i cittadini più bisognosi con aiuti (400milioni) che non basteranno neppure per i più indigenti già in carico ai servizi sociali.

L’iniziativa del Governo può provocare disordini e tensioni sociali ma come sempre noi non ci tireremo indietro. Noi continuiamo a metterci la faccia ogni giorno e ci sporchiamo le mani con le difficoltà. Noi ai problemi siamo abituati a dare del TU.

Domattina stessa organizzerò il da farsi con gli assessori e con gli uffici in modo che si possa dare seguito alle previsioni del DPCM 28/3/20.

Noi Comuni non solo siamo d’accordo sul NON lasciare nessuno indietro, ma, oltre che a dichiararlo, abbiamo sempre cercato di farlo.

E’ evidente che Conte non ha idea di come sono messi e funzionano i Comuni italiani e, ancor peggio, non ha idea delle condizioni in cui si trovano il Paese e le famiglie, quelle che già assistevamo con i servizi sociali e quelle che il Coronavirus ha gettato nel girone di un nuovo disagio sociale ovvero di coloro che, fino a ieri, mai avrebbero pensato di dover chiedere aiuto perché senza soldi per fare la spesa.

Domattina mi piacerebbe ci fossero lui ed i suoi ministri negli uffici comunali e in quelli dei sindaci quando saranno presi d’assalto da chi, dopo averlo sentito in televisione il sabato sera, carico, verrà a chiederci i buoni spesa o, addirittura, i pacchi di generi alimentari e di prima necessità.

L’iniziativa del Governo è assolutamente insufficiente per far fronte alle difficoltà finanziarie ed organizzative dei Comuni e alle esigenze dei cittadini.

Nulla viene detto rispetto alle scadenza che incombono sui Comuni, come copriremo le minore entrare?

Nulla viene detto rispetto alla necessità di uniformare la condotta sulla fiscalità locale: penso alla TARI, alle agevolazioni per le categorie colpite dal decreto, al sostegno in favore delle famiglie.

È da irresponsabili fare una comunicazione come quella che ieri abbiamo ascoltato dal Presidente Conte in televisione. Ancora una volta ha scelto la via degli annunci fumosi, piuttosto che quella della concretezza. Aspettiamo, dopo il decreto, l’ordinanza della Protezione Civile che forse conterrà qualche elemento in più per poter operare fattivamente.

Oggi, le uniche cose certe sono:
1) l’elemosina fatta ai comuni con “l’anticipazione” del 66% del Fondo di Solidarietà Comunale: l’anno scorso, senza crisi, il 20 marzo ci avevano versato il 70% del Fondo di Solidarietà Comunale che, per chi non lo sapesse, sono i soldi che i Comuni accantonano, non nuove risorse per i Comuni in difficoltà a causa dell’epidemia. Quindi, ci versano una anticipazione inferiore a quella dello scorso anno: soldi che sono già nostri. E questo lo chiamano aiuto!
2) l’illusione per i cittadini più bisognosi di avere un sostegno da parte del governo che li possa realmente aiutare in questo momento. I 400 milioni di euro messi a disposizione non bastano per soddisfare i bisogni primari delle famiglie che già versavano in condizioni di disagio, figuriamoci se possono essere utilizzati per coloro che, a causa della crisi sanitaria, vivono un nuovo disagio socio-economico.

Appena avremo reale contezza delle modalità di gestione delle risorse, ci attiveremo, come sempre hanno fatto i sindaci, perché le stesse siano distribuite seguendo i criteri di giustizia sociale e di necessità reale.

E’ certo, comunque, che ancora una volta il Governo, anche durante questa crisi, scarica sui Comuni oneri e responsabilità che non appartengono ai governi locali senza dotarli di mezzi, ne risorse adeguate.

Dopo i proclami del Presente del Consiglio, mi preoccupo della gente che chiederà ai sindaci di avere i buoni spesa e i pacchi di generi alimentari.

Mi preoccupo del fatto che il contributo non sarà sufficiente per soddisfare le esigenze dei cittadini.

Mi preoccupo del fatto che gli uffici comunali, -con poco personale e alle prese con una organizzazione del lavoro a distanza tutt’altro che “agile”-, avranno difficoltà ad individuare, per usare le parole del decreto, “la platea dei beneficiari ed il relativo contributo tra i nuclei familiari più esposti agli effetti economici derivanti dall’emergenza epidemiologica… e tra quelli in stato di bisogno, per soddisfare le necessità più urgenti ed essenziali con priorità non già assegnatari di sostegno pubblico”.

Tutto questo sfugge, è chiaro, a chi fino a ieri viveva il dorato mondo delle consulenze strapagate e dell’università e a chi, prima di fare il parlamentare e addirittura il ministro, non ha mai fatto neppure il consigliere comunale”.