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Arturo Brachetti incontra il pubblico a Vasto in una serata speciale, il trasformista ci svela l’evento

Ultimo Aggiornamento: martedì, 25 Agosto 2020 @ 17:37

Vasto. È un insolito Brachetti, ricco di storie affascinanti quello che dà appuntamento al pubblico nelle piazze e nei festival estivi di tutta la penisola, dal 23 luglio fino a fine settembre. Arturo racconta Brachetti offre l’opportunità unica di incontrare l’artista sotto la veste insolita e meno nota di narratore con aneddoti e racconti che nei ritmi dello spettacolo tradizionale non trovano spazio, ma che sempre più hanno suscitato la curiosità del pubblico.

Il 29 AGOSTO Arturo Brachetti sarà nella suggestiva location di Palazzo d’Avalos a Vasto. L’evento è organizzato da Alhena Entertainment.

Biglietti in vendita nei circuiti Ticketone e Ciaotickets (online e punti vendita). Questo il prezzo: Poltrona Numerata 25,00 €.

In considerazione della specifica pianta della location che prevede una capienza ridotta rispetto a quella tradizionale, avendo tutti posti numerati distanziati in conformità alle norme anti Covid, si consiglia al pubblico di affrettarsi nell’acquisto del proprio biglietto di accesso.

L’artista ci ha gentilmente concesso un’intervista:

– Il prossimo 29 agosto sarai di scena a Vasto con “Arturo racconta Brachetti”, di che cosa si tratta?

– “Innanzitutto non è lo spettacolo solito con cui giro per l’Italia e nel mondo da 4-5 anni, dove mi trasformo 60 volte, perché non è assolutamente presentabile d’estate. Quindi la serata è un’intervista frizzante con alcune sorprese, non ci saranno trasformazioni, quindi la gente non venga per quello perché non ci sarà. È una serata di incontro dove io racconto tutti i retroscena e rispondo a tutte quelle domande che mi fanno sovente, intramezzata da alcuni numeri che sono minimalistici, nel senso che non ho bisogno di tre tir per presentare: quindi il numero del cappello, il numero della sabbia, il numero mimico, le ombre cinesi, un numero nuovo che ho ideato durante il Covid. Sono dei numeri visivi ovviamente, senza fare trasformazioni. Quindi è una serata diversa con molti aneddoti curiosi, divertenti soprattutto, che dura 90 minuti. È un’altra cosa, per chi mi conosce è una bellissima scoperta perché mi si vede per come sono veramente e non attraverso il mio personaggio. È una serata quasi intima, un po’ come aver mangiato a cena insieme con me per una sera. Siamo partiti dal fatto che la Dysney attraverso il suo canale televisivo oltre ai suoi film ha cominciato a far uscire dei documentari sul making off, su come si fanno i cartoni animati, come si progettano le giostre dei parchi giochi, come si disegnano i costumi in delle commedia musicali. La gente mi chiede spesso come faccio, che cosa succede dietro le quinte e com’è la realizzazione di uno spettacolo. Questa serata si svolge con un intervistatore che è Davide Allena, che è un nostro attore che appunto mi fa delle domande. È uno spettacolo in po’ in versione Covid, ovviamente non si può arrivare con 3 tir in una piazza pubblica, però piace molto lo stesso, il pubblico è contento. È una serata diversa, da intrattenitore originale ed eclettico quale io sono, senza le trasformazioni”.

– Questo tipo di esibizione è appunto diversa dalle altre. Che stimolo dà rapportarsi con il pubblico e in qualche modo con se stessi?

– “La cosa è talmente personale ed intima che la gente avverte quasi di conoscermi per quello che sono veramente. Io mi diverto molto innanzitutto perché posso dire e fare cose che non farei mai nello spettacolo dal vivo perché è calibrato al millesimo. È un’altra cosa, però divertente, spettacolare lo stesso”.

– Come sta rispondendo il pubblico, considerando anche la particolare situazione che stiamo vivendo?

– “Molto bene, se uno non legge il titolo e la presentazione pensa di andare a vedere me che mi trasformo ed è chiaro che rimane sorpreso. Però se c’è un titolo chiaro e, come stiamo facendo, spieghiamo bene, la gente è entusiasta. All’inizio c’è qualcuno che rimane sorpreso perché non mi cambio, poi come il pubblico vede che ci sono tante altre cose, si ricrede. Però la maggior parte delle persone è lì per quello e quindi stiamo andando bene”.

– Sei stato più volte in Abruzzo, come ti sei trovato dalle nostre parti?

– “L’Abruzzo lo abbiamo fatto recentemente, quest’anno siamo andati su e giù per l’Italia da Udine a Ostia a Vasto a Padova ad Alba a Firenze alla Versilia. Ci siamo beccati tutti i weekend tosti e meno male perché queste date alla fine saranno circa 15, andremo anche in Sardegna, in un periodo in cui ci sono anche i cantanti famosi e molto conosciuti che ne fanno 4-5 o 6 al massimo, noi ne facciamo 15 quindi non ci lamentiamo per niente”.

– Sei considerato come il grande Maestro del trasformismo internazionale e sei annoverato come il più veloce trasformista del mondo. Come vivi questa tua fama?

– “Mi hanno anche dato tanti premi, ma non bisogna attaccarsi ai riconoscimenti. L’unico premio forse più carino a cui ci tengo, ma non è neanche un premio, è una mia statua di cera al al Museo delle cere di Parigi, ce ne sono 4 al mondo (a Montreal, in Svizzera e a Praga) e mi piace perché è una statua che non invecchia mai, anzi cambia costume ogni 30 secondi perché gira su se stessa, quindi in una giornata mi batte sicuramente come numero di cambi. Ne parlerò anche durante lo spettacolo, questo mi ha divertito davvero molto, agli altri premi non bisogna affezionarsi perché prima o dopo si deve morire. A me interessa di più il ricordo e l’affetto del pubblico”.

– La tua prima esibizione all’età di 19 anni nella quale hai usato costumi presi in prestito dal teatro del seminario dove ti trovavi per studiare. Che ricordo hai di questo tuo debutto?

– “I miei genitori mi hanno messo al seminario a 11 anni perché ero super timido e sono uscito a 17 anni con un numero di trasformazioni molto semplice. Quindi mi sono inventato quest’arte, mi è servito molto l’aspetto del travestimento perché ero un bambino timido e grazie a questo travestimento sono più di 40 anni che faccio questo mestiere, adesso a casa ho 450 costumi. Ma è stato bello perché ho riesumato quest’arte italiana della metamorfosi che era andata scomparendo dopo Fregoli che ha smesso di lavorare dopo il 1922, pian piano scomparì e poi io nel ’79 l’ho riportata alla luce. Per me è stata una bella avventura soprattutto e non rimpiango nulla”.

-- FINE ART -

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