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Chieti, i dettagli dell’operazione Conventus: droghe, armi e prostituzione

Ultimo Aggiornamento: giovedì, 2 Novembre 2017 @ 15:26
conferenza stampa operazione conventus carabinieri chietiChieti. I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Chieti, dopo circa tre anni d’indagini, hanno smantellato un’organizzazione criminale, capeggiata da pregiudicati albanesi trapiantati da tempo in Italia, che gestiva una redditizia attività di traffico e spaccio di cocaina, eroina, hashish e marijuana in tutto il territorio nazionale, con particolare attenzione in Abruzzo, Marche e Puglia. 

 
 “È un’attività iniziata nel 2011 – ha spiegato il comandante provinciale dei Carabinieri di Chieti, Salvatore Ronzo – e che si è conclusa questa mattina ed ha comportato un notevole spiegamento di forze dell’ordine. Ringrazio i colleghi de L’Aquila che ci hanno dato una grossa mano. L’operazione è stata abbastanza complessa, ha visto impegnati oltre 250 uomini di vari Comandi. È stata una sinergia nella parte organizzativa delle ordinanze perché non ha riguardato solo l’Abruzzo ma tutto il territorio nazionale e ci sono delle indagini anche all’estero”.
 
L’indagine, denominata “Conventus”, inizialmente coordinata da Giancarlo Ciani, della Procura della Repubblica di Vasto, e successivamente da David Mancini, della Direzione Distrettuale Antimafia di L’Aquila, è iniziata nel novembre 2011.
Questa mattina gli uomini dell’Arma, in Chieti, Ascoli Piceno, Macerata, Bari, Ancona, Lucca e Genova, con l’ausilio dei colleghi dei Comandi territorialmente competenti e di un velivolo del Nucleo Elicotteri di Pratica di Mare, hanno eseguito 32 ordini di custodia cautelare, 12 in carcere, 17 ai domiciliari e 3 obblighi di presentazione, nei confronti di soggetti, italiani e stranieri, accusati, a vario titolo, dei reati di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, sfruttamento della prostituzione e porto e detenzione di armi. Con il medesimo provvedimento restrittivo il Gip del Tribunale di L’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, ha inoltre emesso ulteriori 4 provvedimenti restrittivi a carico di 2 soggetti spagnoli e 2 albanesi, tutti residenti in Spagna, per i quali sono state avviate le procedure per il mandato di arresto europeo. A 7 di loro è stato inoltre contestato il reato di Crimine Organizzato Transnazionale. L’attività investigativa ha permesso di accertare che il sodalizio criminale aveva una gestione di tipo imprenditoriale. Ingenti partite di droga venivano acquistate all’ingrosso e poi smistate in tutto il territorio nazionale attraverso un’efficiente rete di contatti e collegamenti con esponenti della criminalità abruzzese e marchigiana e attraverso il coinvolgimento di cittadini stranieri residenti in Spagna, Bolivia e Albania che utilizzavano sim card intestate a persone inesistenti, o acquistate con documenti contraffatti, in grado di eludere ogni tipo di intercettazione telefonica o informatica. Il trasporto dello stupefacente, invece, avveniva mediante l’utilizzo di autovetture opportunamente modificate. L’eccellente qualità e la competitività del prezzo di vendita della droga ha permesso ai criminali, nel corso del tempo, di gestire il mercato dello spaccio in regime quasi monopolistico, con la possibilità di rinvestire il denaro capitalizzato nell’acquisto di altro stupefacente in maniera da aumentare, di volta in volta, l’egemonia di controllo dell’illecito mercato. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati complessivamente 26 kg di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, eroina, hashish e marijuana nonché 4 autovetture utilizzate per il trasporto della stessa. E’ stata inoltre monitorata la consegna di circa 2,5 kg di eroina effettuata a favore dei pregiudicati di origine partenopea Cozzolino Lorenzo e Belsole Italia, immediatamente dopo tratti in arresto, sempre nel 2011, con l’accusa di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti, dai Carabinieri della Compagnia di Vasto. Complessivamente, nel corso dell’attività investigativa, sono state 12 le persone tratte in arresto, in flagranza di reato, con l’accusa di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, mentre sono state 15, tra cui anche un minore, quelle denunciate a piede libero, a vario titolo, per i medesimi reati. Documentate anche molteplici transazioni internazionali di denaro a favore di personaggi residenti in Bolivia, Spagna e Albania con le quali venivano reinvestiti i capitali provenienti dall’attività illecita per acquistare nuove partite di droga da immettere sul mercato italiano. 
 
 “Si tratta di un’organizzazione prevalentemente albanese – ha rimarcato Vincenzo Maresca, comandante del Reparto Operativo provinciale dei Carabinieri di Chieti – non mancano cittadini italiani e magrebini e sono coinvolte le regioni Abruzzo, Marche e Puglia, lo stupefacente veniva direttamente dall’Albania. È un’associazione molto dinamica sul territorio. È stato contestato il reato di associazione transnazionale (stando in più Paesi). Quindi non stiamo parlando di spacciatori al dettaglio ma di persone che riescono a spostare decine e decine di kg di stupefacenti e ci sono stati dei sequestri abbastanza ingenti. Il giro economico era abbastanza elevato ed i prezzi degli stupefacenti erano molto competitivi”.
Restano da catturare 10 soggetti, al momento irreperibili ed attivamente ricercati. Alcuni di loro sono già stati individuati all’estero, mentre per gli altri le ricerche sono in corso di svolgimento su tutto il territorio nazionale.
 
 “Le indagini hanno preso spunto da un sequestro effettuato nel vastese – ha detto il comandante del Nucleo Operativo provinciale, Emanuele Mazzotta – e poi si sono sviluppate in altre regioni e da qui l’ipotesi di associazione che è stata contestata. C’è stata un’intesa straordinaria, l’attività è stata quella classica di pedinamento e di intercettazioni telefoniche ed ambientali ed i controlli li abbiamo fatti apparire come ordinari. Alcuni di questi soggetti non disdegnavano ad altri reati come lo sfruttamento della prostituzione ed il traffico di armi. L’organizzazione era composta da albanesi, in prevalenza una famiglia. Non ci sono stati atti violenti seppur non disdegnavano di andare con le armi”.
 
Francesco Rapino
 

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