Omicidio Vasto, in tanti per l’ultimo saluto ad Italo D’Elisa. Di Lello in carcere non parla

Vasto. Centinaia di persone hanno raggiunto la chiesa del Sabato Santo, a Vasto, dove si celebrano i funerali di Italo D’Elisa, il ventunenne ucciso a colpi di pistola mercoledì scorso davanti al ‘Drink Bar’.

Il corteo si è mosso dall’ospedale; qui era allestita la camera ardente dove in tanti hanno voluto rendere omaggio alla salma del giovane.

La banda di Chieti, con una marcia sinfonica, ha accolto all’arrivo, sul sagrato della chiesa del Sabato Santo a Vasto, la bara bianca di Italo D’Elisa. Nel saluto introduttivo il parroco, don Antonio Totaro, ha ammonito i presenti: “Si fermi questa ondata di odio. Basta con questa violenza. Non si può andare avanti con l’odio. Due vite completamente spezzate. Ha perso la città. Noi abbiamo perso”. Il sacerdote ha portato le condoglianze delle famiglie Di Lello e Smargiassi. “E’ qui presente il fratello di Roberta” ha detto ai presenti. E ancora: “Queste morti riportino nella nostra comunità un po’ di serenità. Basta con i social media. Dobbiamo tornare a parlare tra di noi. Senza conoscere abbiamo condannato” ha aggiunto il parroco.

L’INTERROGATORIO DI FABIO DI LELLO. Si è avvalso della facoltà di non rispondere Fabio Di Lello, comparso questa mattina in carcere davanti del gip presso il Tribunale di Vasto Caterina Salusti e del sostituto procuratore della Repubblica Gabriella De Lucia, nel corso dell’interrogatorio di garanzia. Un faccia a faccia durato poco più di due minuti, nella drammaticità di un passaggio dovuto per l’omicidio di Italo D’Elisa. “Non era nelle condizioni e nella serenità necessari per parlare” dicono i suoi legali Giovanni Cerella e Pierpaolo Andreoni. A carico di Di Lello la Procura ha formulato il reato di omicidio volontario premeditato e si è riservata più tempo in ordine alla convalida e all’adozione delle misure cautelari. Di Lello era in tuta e prima del confronto con i magistrati aveva avuto il tempo di parlare con i suoi legali. Già di buon mattino Andreoni si era recato in carcere per parlare con il suo assistito.