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Terremoto, tornano a lezione gli studenti del liceo scientifico di Chieti

Ultimo Aggiornamento: giovedì, 26 Ottobre 2017 @ 22:23

Chieti. Torneranno a lezione domani gli studenti del liceo scientifico ”Masci” di Chieti, che per gran parte dall’inizio dell’anno scolastico sono stati sistemati nelle aule del Seminario regionale di Chieti dal momento che la sede principale della scuola è chiusa per lavori.

Oggi gli studenti, circa 400, hanno dato vita ad un corteo che li ha portati fin sotto la sede della Provincia dove sono stati ricevuti dal segretario generale dell’ente Angelo Radoccia.

Gli studenti, che già il 2 novembre avevano manifestato, hanno chiesto aule più sicure dopo la scossa di terremoto del 30 ottobre scorso che avrebbe provocato crepe nelle pareti interne ed esterne, nei corridoi e nelle aule.

”Stiamo protestando per avere delle migliorie a livello strutturale della scuola cioè una scala antincendio nuova e migliorata e delle porte antincendio migliori che ci diano più sicurezza – ha detto uno degli studenti del ”Masci”, Lorenzo De Flammineis.

Questi sono lavori che si possono fare tranquillamente mentre noi siamo a scuola e che non richiedono molti soldi: i soldi li ha la Curia, sappiamo che li ha e li devono usare. Vogliamo avere sicurezze anche sul nuovo edificio alla ”Berardi”, dove in futuro andrà la nostra scuola: vogliamo che i lavori alla ”Berardi” siano controllati e siano veloci.

Non vogliamo farci frenare dalla burocrazia, e vogliamo che i nuovi lavori siano i più veloci possibile per far sì che prima possibile il ”Masci” sia unito e stia insieme. Ci è arrivato il documento di vulnerabilità della scuola – ha concluso De Flammineis – che di per sé è una grande cosa perché almeno sappiamo che la scuola può sopportare una scossa di 4,2 Richter avvertita a Chieti”.

”Domani torneremo a scuola ma non perché abbiamo finito i pretesti per fare una protesta – dice Enrica Sigismondi – studentesa del liceo teatino. Ma perché abbiamo raggiunto una specie di accordo con la Provincia e vogliamo dimostrare che sì, noi torniamo a studiare, ma che saremo sempre qui se le cose non cambiano e se le promesse non vengono mantenute”.

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