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Teramo, attimi di tensione per la protesta dei lavoratori della Veco di Martinsicuro sotto la Prefettura. VIDEO

Proteste questa mattina sotto la sede della Prefettura di Teramo con i lavortatori della Veco di Martinsicuro che, pur avendo già programmato un incontro con il Prefetto, si sono visti rimandare l’appuntamento senza alcuna spiegazione. 

Attimi di tensione ci sono stati anche per lo scoppio di alcuni petardi che hanno ulteriormente riscaldato gli animi già accesi per la difficile situazione vissuta dai lavoratori. Nell’esplosione, una giornalista è rimasta leggermente ferita ad un braccio ed al ventre. Subito dopo c’è stato un faccia a faccia con gli uomini della Digos.

La vicenda aveva avuto inizio con il mancato rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale, non concesso dagli Enti preposti alla Veco per via di alcune migliorie da apportare. L’azienda era stata così ferma per una quindicina di giorni proprio per realizzare le opere richieste.

“Ci doveva essere un sopralluogo per verificare se le opere richieste erano aderenti alle necessità evidenziate”, ha spiegato questa mattina Giampiero Dozzi della Fiom di Teramo, “ma questo sopralluogo non c’è mai stato. Noi siamo tuttora fermi la situazione non si sblocca. Abbiamo chiesto un tavolo prima alla Provincia e poi alla Regione. Ci hanno chiesto 48 ore ma sono passate due settimane e ancora non c’è la soluzione”.

Per Dozzi, dunque, i casi sono due, “o ci sono delle altre motivazioni che impediscono la ripresa delle attività e allora devono venire fuori, o altrimenti c’è qualche cosa che a noi sfugge e che deve essere reso chiaro. Anche perchè siamo senza coperture e i lavoratori sono senza salario perchè questa situazione non si può gestire con gli strumenti ordinari”.

Il sindacalista, inoltre, chiede che ci sia chiarezza e che si dica una volta per tutte quale sia la reale situazione aziendale. “E’ irragionevole che si rinvii alle nove di mattina la convocazione di un incontro già previsto”, aggunge Dozzi, “al massimo si fa una riunione interlocutoria ma è inaccettabile che ci chiamino per disdire il tavolo vista la situazione che stiamo vivendo”.