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Processo breve anche per i crolli de L’Aquila: la Camera boccia l’emendamento del Pd

E’ stato bocciato dalla maggioranza parlamentare l’emendamento, presentato dal Pd e sottoscritto da IdV e Fli, al provvedimento sul processo breve, attualmente in discussione alla Camera. In sostanza, l’emendamento chiedeva di stralciare dal provvedimento i reati commessi da chi ha causato la morte di cittadini innocenti a L’Aquila, quindi, evitare la prescrizione per i processi che vedono coinvolti i responsabili dei crolli.

“Fatelo per i cittadini de L’Aquila” ha detto in aula il capogruppo del Pd, Dario Franceschini. Ma la maggioranza ha deciso di “declinare” l’invito: l’emendamento è stato bocciato.

Ecco, dunque, cosa succederà. Secondo il disegno di legge, un processo che prevede pene non superiori ai dieci anni è dichiarato estinto nel caso in cui, dopo due anni, non venga compiuto ogni grado di giudizio.

Per i reati commessi prima del maggio 2006 i termini sono di tre anni dall’azione penale del pubblico ministero se in primo grado, due anni per il giudizio in appello, un anno e sei mesi per la Cassazione.

Nel caso di crimini con pene superiori ai dieci anni, ad esclusione dei reati di mafia e terrorismo, i tempi limite sono di quattro anni per il processo di primo grado, due anni per l’appello, un anno e sei mesi per la Cassazione.

Per i reati di mafia e terrorismo, infine, i tempi diventano di cinque anni per il processo di primo grado, tre anni per l’appello, due per la Cassazione.

Disposizioni che vedrebbero cadere in prescrizione processi come quello relativo al crollo de L’Aquila dopo il terremoto dell’aprile 2009, al rogo della Thyssenkrupp di Terni, al crac Parmalat, alla scalata alla banca Antonveneta, al disastro ferroviario di Viareggio del giugno 2009.

Che, in una parola sola, resterebbero impuniti.

L’intervento in aula dell’onorevole Giovanni Lolli. “Signor Presidente, vorrei tornare su una vicenda di cui ci siamo occupati e di cui mi sono occupato anch’io. Parlo dell’effetto che avrà questa norma su alcuni processi particolari, come quello di Viareggio e quello de L’Aquila. Abbiamo avuto risposte dal Ministro e dall’onorevole Contento, molto secche, le debbo dire, signor Ministro, anche nei miei confronti forse un po’ offensive, perché lei ha detto che qui si sta facendo un uso strumentale di una vicenda che non c’entra niente. Chi mi conosce in quest’Aula sa che a distanza di due anni mi sono sempre rifiutato di parlare del terremoto che ha colpito la mia gente in maniera propagandistica. Non lo potrei fare signor Ministro, non lo potrei fare perché sono amico personale di molte vittime, delle loro famiglie, perché la mia famiglia ha subito lutti e vittime. Le ho posto un problema serio, al quale francamente la risposta che lei mi ha dato non mi ha convinto. Lei ha detto che per il processo de L’Aquila la prescrizione arriva dopo 18 anni e che addirittura a Viareggio arriva dopo 33 anni. Ora, francamente, intanto Viareggio dopo 33 anni come? Perché? Per l’incidente ferroviario di Viareggio si tratta di omicidio colposo plurimo, gli anni sono esattamente quelli previsti per L’Aquila, tutt’al più 15 più l’addizionale di 4, quindi diciotto. Allora, stiamo parlando in tutte e due i casi di un anno in meno sui 18 della prescrizione. Io le pongo le seguenti semplici tre domande: processo de L’Aquila, processo molto complesso, siamo ancora nella fase dell’incidente probatorio, ancora si stanno svolgendo indagini, ci sono decine e decine di parti civili, il processo si sta svolgendo dentro un perché il tribunale è crollato. Bene, in questo processo è abbastanza probabile che le cose andranno per le lunghe. Io le chiedo: lei se la sente, in coscienza, di dire che quell’anno e due mesi in più potranno non essere decisivi? Lei, in coscienza, se la sente di dire che le cose andranno così? Seconda domanda. Voi sostenete che si tratta di incensurati, quindi è ragionevole creargli un piccolo beneficio, ma perché? Che segnale stiamo dando? Le voglio ricordare che quando il legislatore, anni fa, decise un’amnistia, decise di escludere questi reati. Perché oggi non viene fatto? Poi vi è la considerazione che questi sono processi che certamente hanno un impatto drammatico sulle persone e sulle famiglie coinvolte, ma lanciano anche un grande messaggio: siamo il Paese in cui l’incuria del territorio, la mancanza di rispetto delle regole che sono a presidio della tutela dei cittadini sono considerati un optional. Siamo un Paese dove si muore sul lavoro e arrivano proposte di legge che alleggeriscono le sanzioni. Siamo il Paese dove di tanto in tanto c’è un disastro idrogeologico e si cercano modi per derogare. Siamo il Paese dei terremoti, che quando c’è una tragedia, dopo piange, non prima. L’unica cosa che abbiamo è una deterrenza che deve essere forte e che voi, invece, qui alleggerite, sia pure di un anno. Questo è il problema politico che io le ho posto, questo è il problema politico che le vengono a porre i parenti delle vittime che oggi sono qui fuori e a questo problema non avete risposto in un modo convincente”.

 

“L’istituzione del cosiddetto processo breve lede i principi fondamentali della giustizia e penalizza, in particolar modo, i parenti delle vittime del terremoto dell’Aquila”. Questo il commento dell’assessore alle Politiche sociali del Comune dell’Aquila, Stefania Pezzopane, che ha rappresentato la giunta municipale del capoluogo abruzzese alla manifestazione di oggi a Roma, davanti alla Camera dei Deputati, contro la proposta di legge sul cosiddetto processo breve, in discussione a Montecitorio. L’esecutivo del Comune capoluogo d’Abruzzo si è costituita parte civile nei procedimenti in corso.

E’ un’offesa all’Italia, alla sua Costituzione repubblicana, alle istituzioni e, per quanto ci riguarda, anche ai morti dell’Aquila a causa della tragedia del sisma” ha detto la Pezzopane “e in questo senso è assolutamente vergognoso che sia stata respinta una proposta del gruppo parlamentare del Pd, finalizzata proprio a escludere i processi connessi al sisma dell’Aquila dall’applicazione di una legge che mi auguro, e lo spero fino all’ultimo, che non venga approvata. Questa mossa della maggioranza parlamentare, che ha come unico obiettivo quello, consueto, di costruire uno scudo per permettere al Presidente del Consiglio dei Ministri di sfuggire ai magistrati, crea una seconda tragedia per L’Aquila. Soprattutto uccide anche la memoria delle vittime del sisma e mortifica le loro famiglie, che pretendono, a ragione, che la giustizia stabilisca le eventuali responsabilità”.