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Debiti deteriorati, l’allarme delle imprese per le nuove regole bancarie

E’ allarme nel mondo delle imprese per le nuove norme, di origine europea, che dall’inizio dell’anno regolano nelle banche la gestione dei cosiddetti “debiti deteriorati”, proprio mentre il bisogno di liquidità soprattutto nelle aziende più piccole si fa di giorno in giorno più impellente, anche alla luce di un primo bilancio di quanto accaduto nel 2020 con gli aiuti concessi dallo Stato attraverso i decreti “Cura Italia 1 e 2”, con l’Abruzzo attestato poco sotto quota 38mila finanziamenti approvati. Una platea abbastanza ampia, come si vede, ma di certo lontana dal totale delle imprese abruzzesi attive.

 

A far discutere adesso è però soprattutto “una misura pensata in un’epoca completamente diversa, ma che in presenza di una crisi senza precedenti generata dalla pandemia rischia di gettare un gran numero di micro imprese in una condizione di disagio ulteriore”. A sottolineare l’allerta che attraversa il mondo imprenditoriale è la Cna Abruzzo, che citando l’appello lanciato a livello nazionale dalla stessa confederazione artigiana, dall’Abi e da altre sigle associative, invoca un intervento urgente, da parte delle istituzioni comunitarie, per correggere «le nuove regole relative all’identificazione dei debiti come deteriorati.

 

Il combinato disposto di una norma restrittiva, come quella che limita a 90 giorni il periodo di ritardo di pagamento ammesso, con l’applicazione, da gennaio 2021, di nuove e più restrittive soglie per gli importi scaduti, nonché i nuovi criteri per il trattamento dei crediti ristrutturati, rischiano di determinare la classificazione “a default” di un numero ingentissimo di imprese, comunque sane. Queste imprese perderebbero l’accesso al credito, con quello che ne consegue in termini di prospettive di ripresa. Insomma, ad di là dei tecnicismi, esistono timori più che fondati che sul capo della piccola imprenditoria possa arrivare ora una nuova tagliola.

 

Così, a detta della Cna, “diventa indispensabile evitare che, alla classificazione di un credito come deteriorato, consegua in tempi troppo stretti e predeterminati l’imposizione di coperture a carico delle banche fino all’annullamento del valore del credito. Un approccio di questo tipo, che in generale induce le banche a restringere i criteri di concessione del credito, appare particolarmente dannoso perché introduce un incentivo perverso a favore della cessione del credito, al primo segno di deterioramento, al di fuori del circuito del mercato bancario regolamentato, invece di incoraggiare la banca ad accompagnare il cliente in un percorso di ristrutturazione”. E mentre le nuove regole-capestro addensano ombre minacciose sul capo della clientela, è tempo di primi bilanci anche su quanto effettivamente erogato alle imprese abruzzesi attraverso le misure decise dal governo con i provvedimenti di sostegno all’economia voluti all’indomani dell’avvio della crisi sanitaria: ovvero i fondi erogati attraverso il Fondo Centrale di Garanzia del ministero dell’Economia con i decreti “Cura Italia 1 e 2”.

 

Al 29 dicembre scorso, erano in totale 37.931 i finanziamenti autorizzati, per un importo totale di 2.405.592.790,13 euro, con le province di Chieti e Teramo pressoché appaiate in cima alla graduatoria quanto a numero di pratiche approvate (oltre 10mila a testa), seguite da Pescara e dall’Aquila.

 

Graduatoria che si conferma anche in relazione al volume degli importi erogati, con il Teramano però in vetta a quota 745,8 milioni. Sono state invece 27.836 le pratiche approvate per i finanziamenti fino a 30mila euro (erano 25mila nella prima fase), ovvero oltre il 73% del totale. Per questo taglio di richieste, tipico soprattutto del mondo delle micro imprese, sono stati erogati complessivamente poco più di 500 milioni di euro, con la provincia di Chieti in cima alla graduatoria territoriale sia per numero di operazioni (7.786) che per volume complessivo (oltre 142,5 milioni di euro).