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Gli amministratori del centrodestra su controlli Ato e su nomina Cda Aca

Pescara. “Per mesi l’Ato, che esercita il controllo analogo sull’Aca, ha ignorato le istanze del centro-destra che sino allo scorso ottobre ha chiesto la nomina di un amministratore unico in nome della legge Madia. Oggi, dopo aver chiuso gli occhi dinanzi alla nomina del Consiglio d’Amministrazione, anche l’Ato si è accorto di quella legge e ha invitato quello stesso Cda a limitare la propria azione all’ordinaria attività amministrativa, in attesa del parere del Ministero della Funzione pubblica.

 Ciò significa la paralisi della programmazione degli interventi da fare sui nostri territori, una paralisi che di nuovo pagheranno i cittadini. Oggi invitiamo il Cda a un atto di responsabilità, ovvero a dimettersi, permettendoci di accelerare la procedura di individuazione di una governance efficace e di evitare il bagno di sangue di un pronunciamento del Tribunale che decapiterà il residuo del Cda”. A dirlo stamane in conferenza stampa sono stati, a nome degli amministratori del centro-destra, il capogruppo di Forza Italia al Comune di Pescara Marcello Antonelli e i sindaci di Chieti, Umberto Di Primio, e di Pianella, Sandro Marinelli.

 A riannodare le fila delle ultime vicende che hanno visto protagonista l’Aca è stato il sindaco Di Primio: “Tre anni fa siamo riusciti a dare impulso a una diversa organizzazione dell’Aca, bloccata l’8 ottobre scorso, quando l’arroganza politica di nuovo si è trasformata in inefficienza contro i cittadini, e oggi in immobilismo ai danni di chi a novembre si aspettava la programmazione degli interventi Aca nei propri comuni, arroganza del centro-sinistra e dell’Ato. Lo scorso 27 luglio, nel corso dell’Assemblea dell’Aca, il sindaco di Francavilla al mare, testa di ariete, fece un intervento per il centro-sinistra chiedendo la sospensione dell’ordine del giorno e il rinvio della seduta per la nomina del nuovo Amministratore unico, fece votare la richiesta e la spuntò con 27 voti favorevoli e 23 contrari, quelli degli amministratori del centro-destra e di alcuni del centro-sinistra disgustati per il voler tornare a far gestire l’Aca dalle segreterie dei partiti. Il 2 agosto l’allora amministratore unico, l’avvocato Di Baldassarre, pubblicò l’avviso per la nomina del nuovo amministratore, intervenne l’Ato sollevando alcune eccezioni per far sospendere il bando. Noi abbiamo allora chiesto che si tenesse l’Assemblea per individuare il nuovo amministratore perché come sindaci sapevamo che potevano esserci difficoltà con un’Aca senza governance, un’Aca che non poteva lavorare sul concordato, un Ente molto debole dinanzi a un pronunciamento, ancora atteso all’epoca, della Corte d’Appello. Il 9 settembre abbiamo diffidato l’Ato affinchè non interferisse denunciando il suo eccesso di potere e il 10 settembre è stata convocata l’Assemblea, finita in un parapiglia e tutto è stato rinviato alla seduta dell’8 ottobre. Nel frattempo il 23 settembre il Decreto 175/2016, ovvero la Legge Madia era già entrata in vigore e quindi nell’Assemblea dell’8 ottobre noi abbiamo subito ricordato il comma 2 dell’articolo 11 che detta che ‘l’Organo amministrativo delle società di controllo pubblico è costituito di norma da un Amministratore unico’. Vero è che ‘di norma’ non significa ‘obbligatoriamente’, ma in questo caso sì visto che lo stesso Decreto aggiunge che ‘il Consiglio d’amministrazione può essere scelto seguendo i criteri dettati dal DPCM che verrà adottato entro 6 mesi dall’entrata in vigore della legge’, ovvero entro il 23 marzo 2017. Quindi, in assenza dei criteri, vale l’obbligo dell’amministratore unico, è stato depositato in tal senso un parere legale acquisito agli atti dell’Assemblea, e subito disatteso, e l’Assemblea è terminata con il Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti a presiedere l’Assemblea dei soci. E anche il Collegio si è espresso il 10 settembre segnalando il problema della Legge Madia – ha proseguito il sindaco Di Primio – ma tutti siamo stati inascoltati perché è passata la logica per cui ciascuno doveva avere il 33 per cento della società. Non basta: il Collegio l’8 ottobre ha anche depositato un parere nel quale si dice che il comma 2 dell’articolo 11 della Legge Madia è immediatamente applicabile. Com’è finita tutti lo sappiamo, è stato eletto un Cda. Ma pochi giorni fa abbiamo saputo che all’improvviso l’Ato, che avrebbe dovuto esercitare il controllo sull’Aca, ha scoperto che è stata approvata la legge Madia e ha chiesto un parere agli Organismi del Ministero per la Semplificazione e la Funzione pubblica in merito alla corretta composizione dell’Organo amministrativo dell’Aca. Due i nostri appunti: innanzitutto sottolineiamo l’inefficacia e l’inefficienza dell’Ato, in cui c’è stato anche un balletto di firme sui pareri, nel silenzio assurdo del Commissario straordinario nominato dalla Regione che è Luciano Di Biase. E poi, ora si apre la voragine sul cosa accadrà da questo momento: nelle more del parere ministeriale il Cda dell’Aca è stato infatti invitato a esercitare solo l’ordinaria attività amministrativa, dunque decisioni straordinarie, come l’organizzazione dei lavori o del personale, non possono essere assunte, cioè la programmazione degli interventi da fare sui nostri territori non potrà essere fatta, con il rischio concreto di dover tornare in Assemblea, con la ripresa delle litanie dei partiti, e il blocco delle opere, colpa della cattivissima politica del centro-sinistra, di un’invasiva politica su Aca e dell’incapacità di Ato di impedire quanto accaduto”.

 “Tutto ciò – ha aggiunto il sindaco Marinelli – ha generato la paralisi totale della società, l’impossibilità di andare avanti di un Organo amministrativo depotenziato delle sue funzioni, l’impossibilità di una società di dare risposte. Il comportamento dell’Ato è stato schizofrenico, incoerente, non aderente al ruolo di Organismo di controllo. Hanno portato nella palude la società e ora si cerca di porre rimedio. In realtà noi chiediamo oggi al Cda di mostrare senso di responsabilità e di compiere un atto di consapevolezza, ovvero di dimettersi per far recuperare all’Aca una governance efficace”.

 “La prima conseguenza di questo caos la vediamo a Pescara – ha aggiunto il Capogruppo Antonelli – dove abbiamo la gestione di un depuratore affidata a un privato che giungerà a scadenza il 31 dicembre 2016 e fino a oggi l’Aca non ha fatto nulla per individuare un eventuale nuovo gestore dal primo gennaio 2017 e con l’attuale posizione di Aca diventa difficile capire quali azioni potrebbe oggi mettere in atto. Venerdì prossimo è stata convocata una seduta urgente della Commissione Vigilanza alla presenza del Presidente dell’Aca per rispondere delle attività messe in corso e garantisco che non ce ne sono. Oggi la verità è che Alessandrini e D’Alfonso si preoccupano del secondo futuro depuratore, e non si preoccupano di far funzionare quello che già esiste, nel silenzio totale del sindaco Alessandrini, e non osiamo pensare a cosa potrebbe accadere al fiume e al mare dal prossimo primo gennaio, dopo i danni già registrati negli ultimi due anni”.