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Pescara, Dragaggio porto, il Ministero avverte: non ci sono i fondi

 

Pescara. I fondi per il dragaggio del porto canale non ci sarebbero e se anche arrivassero non sarebbero sufficienti a risolvere il problema in modo definitivo: la notizia deriva da una nota del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, mentre la denuncia è del Pd pescarese, per voce del segretario cittadino Stefano Casciano e dei due consiglieri comunali Antonio Blasioli e Gianluca Fusilli.

 “Il 17 dicembre scorso”, spiegano i tre democratici, il Ministero ha inviato una nota alla Regione Abruzzo nella quale viene ripercorso l’iter burocratico della vicenda, iniziata il 21 settembre 2009, e in cui si richiede una ‘variazione di programma di fondi del Ministero già assegnati, dell’importo di 1 milione e 900mila euro per il dragaggio ed il trattamento di ulteriori 11mila metri cubi di materiale’. Peccato, però, che quel ‘ulteriori’ non si riferisca ai 47mila metri cubi della prima perizia, ma solo a 2mila”. La vicenda viene così ricostruita dai tre in un comunicato stampa: “A fine settembre 2009 la Regione Abruzzo ha stipulato una convenzione con il Ministero dell’importo per lavori di 500mila euro per l’escavazione di 47mila metri cubi di sabbia, i sedimenti avrebbero dovuto essere sversati nella vasca di colmata ma, poiché questa era praticamente piena, il Ministero, allora, decise di redigere un ulteriore progetto per lo smaltimento dei fanghi previo trattamento di bonifica; a questo punto, i metri cubi di materiale da trattare per la cifra di 500mila euro, però, da 47mila erano passati a 9mila. Ma non è tutto. La ditta Nicolaj, vincitrice della gara d’appalto, dopo aver fatto la dichiarazione d’inizio lavori, ha richiesto il carotaggio ma, i valori dei campioni presi in analisi dall’Arta evidenziarono un risultato completamente diverso dalle prime analisi e, quindi, era necessario riequilibrare il macchinario. E cosa è accaduto dopo? Si legge nella nota ministeriale che per non aumentare l’importo dei lavori, il materiale da dragare è ridotto da 9mila metri cubi a 2mila e, per poterne dragare ulteriori 11mila, occorrono 1 milione e 900 mila euro in più”.

In sostanza, il tempo passa, la cubatura da dragare aumenta e i fondi necessari pure. Una situazione che, per il Pd, sta sfociando in disastro, poiché “A questo punto è evidente che il futuro del Porto di Pescara è a rischio e con esso tutte le attività commerciali legate al porto stesso. La Regione Abruzzo, infatti, difficilmente riuscirà a reperire una tale cifra in breve tempo e, comunque, anche se i fondi arrivassero, i lavori sarebbero assolutamente insufficienti. Infatti, con la somma di denaro a disposizione si potranno rendere i fondali, solo quelli prospicienti la banchina di riva della darsena di levante, più profondi di soli 50 centimetri. È evidente che il dragaggio, in questi termini, non potrebbe neanche più essere considerato un’operazione tampone, ma solo uno sperpero di denaro che, comunque, non risolverebbe i problemi degli operatori del mare”.

E dopo l’esposizione del problema, arrivano le critiche nei confronti del Comune di Pescara, che avrebbe dovuto svolgere un ruolo fondamentale in questa storia, spingendo la Regione e il Governo a risolvere il prima possibile la situazione. Invece, da Palazzo di Città sono arrivate, in questi mesi, solo false rassicurazioni e inutili proclami”, e le proposte del Pd: “Occorre costituire un’autorità portuale fra il Comune di Pescara e tutti i Comuni limitrofi coinvolti, in grado di acquistare una draga e un impianto di trattamento, in modo da risolvere definitivamente il problema. Oppure, seconda ipotesi,  bisognerebbe portare avanti, con un finanziamento degno di questo nome, un Piano Regolatore Portuale che preveda la deviazione della foce del fiume Pescara e l’ormeggio dei pescherecci al di fuori del porto canale”.

Daniele Galli