Trenta giorni e 4 visite per il plantare di una bimba autistica: il caso

Trenta giorni e 4 visite per poter ottenere scarpe e plantare. Un percorso complesso, ricco di norme farraginose, che poi hanno l’effetto di scaricare tutto il peso sulla famiglia alle prese con un caso di autismo.

 

Alla bimba con diagnosi di autismo occorrono scarpe e plantari ma le prescrizioni presentate più volte sono state oggetto di critiche e osservazioni. La vicenda è stata racconta dall’associazione Autismo Abruzzo Onlus.

Abbiamo fatto una prima visita ortopedica con la Asl ad Atri e mancavano i codici. Seconda visita sempre ad Atri e non andava bene il ” si consiglia ” ma dovevano scrivere ” si prescrive “. Terza visita a Giulianova con codici e la dicitura “si prescrive” ci danno i plantari e non le scarpe perché manca la gravità (cosa che prima non era stata richiesta). Tutto questo al fantastico “Servizio di riabilitazione Giulianova”.

Molti reparti sono diventati Covid tra i quali anche l’ortopedia, ricominciare l’iter in un altro ospedale con un altro dottore vorrebbe dire aspettare tanti mesi e visto che le liste di attesa sono lunghissime, ci sentiamo costretti a dover acquistare le scarpe ortopediche, perché la bambina ne ha un reale bisogno da subito.

Oltre un mese finora il tempo perso per questa bimba per ottenere un presidio prescritto dalla Asl di competenza. Prescrizione che non è mai adeguata per gli uffici dell’azienda sanitaria adibita all’erogazione dei presidi. Oltre un mese di tempo perso della famiglia, costretta a rincorrere documenti e aggiornamenti derivanti da una inesistente comunicazione tra reparti della stessa amministrazione.

Non è la prima volta e non sarà l’ultima ma proviamo a rappresentare la difficoltà di chi ha un figlio disabile, senza terapie adeguate e in un periodo così complicato, che deve inseguire situazioni al limite del paradosso generate da un’organizzazione che talvolta tale non sembra essere.

A chi giova tutto questo?