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Teramo, crisi componenti: cresce la cassa integrazione nell’automotive

Ultimo Aggiornamento: mercoledì, 3 Novembre 2021 @ 20:44

Teramo. La crisi della componentistica, con la carenza di materie prime e in particolare dei microchip, rischia di mettere in forte crisi il comparto dell’automotive, che in provincia di Teramo, in termini di aziende, rappresenta il 20 per cento del settore metalmeccanico.

 

A confermarlo sono i dati delle ore di cassa integrazione richieste al 30 settembre: se nell’intera industria metalmeccanica sono state 326.296, nel settore automotive sono 202.816, il 62,16% del totale. E le prospettive, secondo i sindacati, non sarebbero rosee nemmeno per il 2022. Una situazione che se da un lato sconta la carenza di semiconduttori, di portata mondiale, dall’altro sarebbe complicata dall’assenza, a livello nazionale e locale, di una politica industriale che metta in campo azioni di ampio respiro.

La situazione nell’automotive è stagnante e questo ci preoccupa molto – commenta il segretario Fiom Cgil Natascia Innamorati – in questo momento il problema maggiore è legato alla componentistica, che non comporta un calo dei volumi quanto la difficoltà a lavorare gli ordini. Spesso le aziende non possono mandare un pezzo alla casa madre per l’impossibilità di assemblare totalmente il prodotto”. Molte aziende stanno ricorrendo alla cassa integrazione, in scadenza a fine 2021, ma che potrebbe essere prorogata anche per il 2022 e a cui potrebbero fare da contraltare, in base alla disponibilità delle materie prime, anche picchi di lavoro straordinario. “Questa eccessiva flessibilità durerà almeno fino al 2022 – continua Innamorati – e una volta superato il problema dei semiconduttori, legato al fatto che durante la pandemia c’è stata una grande richiesta di componenti per il settore dell’elettronica, avremo a  che fare con i problemi legati a riqualificazione e riconversione ambientale”.

Il futuro dell’automotive sarà sempre più legato alla transizione ecologica, una vera e propria sfida soprattutto per le aziende del territorio che lavorano per conto terzi.  “Siamo molto preoccupati perché per quanto l’attuale situazione di difficoltà risponda a un contesto mondiale – conclude Innamorati – registriamo l’assenza di una regia politica che gestisca il problema guardando al futuro. Al contrario stiamo gestendo la situazione solo attraverso gli ammortizzatori sociali”.

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