Fano Adriano, Legambiente chiede coordinamento tra Enti per eliminare l’ecomostro che deturpa il paese FOTO

Per Legambiente i piccoli comuni rappresentano una grande potenzialità per l’intero sistema ed è con questo presupposto che la sezione di Teramo dell’Associazione ha scritto una lettera al sindaco del piccolo comune teramano di Fano Adriano, Luigi Servi.

Un Sindaco, a detta di Legambiente, che, sin dal suo insediamento, si è preoccupato della valorizzazione del proprio territorio a partire dall’impegno profuso per trovare una soluzione ad un problema che continua a deturpare l’immagine di Fano Adriano, “gioiello della montagna teramana”. Si tratta “dello scheletro in cemento di un vecchio albergo dismesso che continua a far bella mostra di sè e potrebbe rimanere al suo posto per altri decenni continuando a offendere la bellezza di un paesaggio che tutti ci invidiano e che, al tempo stesso, rappresenta quel capitale naturale vero punto di forza e motore per lo sviluppo del territorio montano”, dice Legambiente nella lettera.

L’invito dell’Associazione è quindi quello di “agire con decisione per restituire l’unicità e l’originaria bellezza alla comunità di Fano Adriano”. Legambiente fa poi riferimento al recente Decreto Semplificazioni che ha accolto un emendamento, presentato proprio dall’Associazione, che apporta modifiche al Testo Unico Edilizia e con il quale si può agire rispetto alle illegalità edilizie: “ai Comuni sono assegnate le competenze per il controllo urbanistico del territorio ed è loro responsabilità frenare la cementificazione”, ricorda Legambiente nella nota.

Gli Enti a cui Legambiente si appella – Prefettura, Parco Nazionale del Gran Sasso, Soprintendenza Beni paesaggistici Regione Abruzzo – “devono sostenere il comune di Fano Adriano per individuare gli strumenti urbanistici più idonei”.

A tale scopo, Legambiente propone di “attivare quanto prima un coordinamento tra Enti per affrontare tutti gli aspetti del problema e giungere alla migliore soluzione per l’eliminazione di un ecomostro che da troppo tempo deturpa la zona”.

Lettera Legambiente