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Teramo, chiusura di Officine Indipendenti: “Ingiustizia, ricorreremo al Tar”

Ultimo Aggiornamento: sabato, 28 Ottobre 2017 @ 3:19

Teramo. Dopo la nuova chiusura, Giorgio Giannella di Officine Indipendenti attacca l’amministrazione comunale e preannuncia il ricorso al Tar per chiedere la sospensiva dell’ordinanza.

Non ci sta l’ex candidato sindaco alla nuova imposizione del primo cittadino di “abbassare la saracinesca”: “In questa città è impossibile organizzare qualcosa, a meno che non sei membro di certe famiglie – spiega – L’assessore Tancredi dice che non esiste volontà di repressione, noi diciamo che non è un male che esista la delega alla movida (in mano a Tancredi; ndg), ma che la movida non esiste. In questi anni abbiamo sentito parlare di zone rosse, stadio e teatri, quando un istituto di credito locale, la Tercas, chiudeva. Provo vergogna per quegli impiegati comunali, costretti ancora una volta a contribuire a questa ordinanza. Oltre al danno per il locale chiuso, c’è anche la multa da duemila euro da pagare”.

E sottolinea: “Abbiamo affidato all’Arta dei rilievi lo scorso giugno che ci hanno consentito di riaprire. Un mese dopo l’amministrazione comunale richiede, sempre all’Arta, nuovi rilievi. Non discuto i diritti dei cittadini di riposare, ma ci sono anche i nostri diritti, come quello associativo”.

Giannella affonda: “In questa città non ci sono bisogno di certificazioni per alcuni, basta andare dal vicino di casa. Se sei simpatico, basta e avanza”. Poi fa le sue richieste: “Chiediamo un incontro a sindaco ed assessore per discutere dell’ordinanza e soprattutto del futuro (sul tavolo anche la possibilità di dividere la città in zone e, di conseguenza, in decibel tollerabili; ndg) . Un incontro che ci aspettiamo nel giro di due giorni, altrimenti si andrà al Tar per chiedere la sospensiva e manifesteremo per vedere riconosciuti i nostri diritti”. Giannella è assistito dal legale De Gregoris.

E avvisa rivolto anche al mondo della politica: “I nostri avventori, non sono altro che i vostri figli, le stesse persone che frequentano altri locali cittadini”.

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