Remo Rapino vince la LVIII edizione del Premio Campiello

Lanciano. Remo Rapino, poeta e narratore lancianese, ha vinto la LVIII edizione del Premio Campiello con il suo romanzo “Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio”, edito per la casa editrice romana minimum fax. La notizia è arrivata stasera, sabato 5 settembre, durante la serata conclusiva dell’ambito Premio, condotta dalla giornalista Cristina Parodi, che si è svolta a Venezia, in piazza San Marco. Rapino, durante la cerimonia di premiazione, ha dichiarato: «È stata un’esperienza bellissima, inaspettata. Sono felice di essere felice.»

Il romanzo di Rapino, uscito nelle librerie nel mese di ottobre 2019, ha riscosso in questi mesi un grande consenso tra il pubblico dei lettori e ha suscitato l’approvazione e il plauso della critica. Il libro è anche finalista al Premio Napoli e al Premio Sila.

“Sono felice per la vittoria del Premio Campiello dell’abruzzese Remo Rapino, è un’ottima notizia, anche per l’Abruzzo”: lo dichiara il segretario del Partito Democratico abruzzese Michele Fina. Fina ricorda che “la vittoria di Rapino segue di soli tre anni quella di un’altra artista abruzzese, Donatella Di Pietrantonio. Il fatto che una regione relativamente piccola come l’Abruzzo riesca ad esprimere in quattro anni due premi Campiello è una circostanza che ci riempie d’orgoglio, e che ci induce a considerare la vitalità delle peculiarità e delle ricchezze del nostro tessuto sociale, delle comunità, dei paesaggi, da cui partono e si sviluppano queste esperienze narrative. L’Abruzzo di Ignazio Silone ed Ennio Flaiano, l’Abruzzo di cui è originario John Fante, afferma con forza ancora una volta la sua natura di patria delle storie e della letteratura. Un’evidenza che il sistema politico e istituzionale deve sapere considerare e valorizzare”.

Anche da parte del sindaco di Lanciano, Mario Pupillo, giungono parole di lode e di apprezzamento nei confronti del vincitore del Premio Campiello 2020: “Il Campiello a Rapino? È stata una vittoria straordinaria. Remo Rapino è entrato nell’olimpo dei grandi scrittori e ha saputo portare la storia di Liborio e il dialetto lancianese all’attenzione nazionale. Il suo romanzo, in cui egli è riuscito a caratterizzare appieno la fragilità e il candore del protagonista, è diventato un caso letterario, capace, lo ripeto ancora, di focalizzare l’interesse sul nostro territorio”.