Dalla soglia dell’estinzione al primato europeo: il camoscio appenninico riconquista le vette d’Abruzzo. I nuovi dati del censimento e i segreti di un successo ecologico straordinario.
Già dalla metà della primavera il turismo di massa inizia ad affollare le coste dell’Abruzzo, Regione forte di tante località amene, ospitali e dotate di bellezze naturalistiche, paesaggistiche ed anche artistiche, storiche e gastronomiche. Ognuno di questi aspetti fa da grande attrattiva, ma anche l’entroterra abruzzese è in grado di offrire le stesse qualità. In particolare, addentrandosi nel cuore selvaggio dell’Appennino si può celebrare adesso un successo ecologico senza precedenti.
Il “camoscio più bello del mondo” è tornato a popolare i nostri massicci, trasformando l’Abruzzo in un modello mondiale di conservazione. L’Abruzzo non è solo terra di tradizioni e mare cristallino dunque. È prima di tutto, l’ultimo baluardo di una natura che resiste. Chi percorre i sentieri della regione da anni, sa che incrociare lo sguardo di un camoscio appenninico (Rupicapra pyrenaica ornata) tra le pieghe della roccia non è solo un colpo di fortuna, ma il risultato di un progetto di resilienza che oggi raccoglie frutti straordinari.
Le ultime rilevazioni ufficiali degli Enti Parco (dati 2024-2025) dipingono uno scenario entusiasmante. Quello che un secolo fa era un animale sull’orlo del baratro — con soli 30 esemplari sopravvissuti — oggi è una popolazione vibrante che ha superato le 3.000 unità complessive in tutto l’Appennino centrale.
Il Parco Nazionale della Maiella si conferma la “capitale” indiscussa con oltre 700 capi, seguito a breve distanza dallo storico Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM). Ma la vera notizia è il consolidamento della colonia nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, dove i branchi si muovono ormai con sicurezza tra il Corno Grande e le vette circostanti.
Il segreto di questo successo risiede nel concetto di metapopolazione. Gli scienziati non si sono limitati a proteggere i camosci dove già si trovavano, ma hanno creato nuovi nuclei, permettendo alla specie di diversificare il proprio habitat.
Tuttavia, come riportato nei documenti tecnici del progetto Life Coornata (punto di riferimento scientifico per la specie), la sfida ora si sposta sulla connettività climatica. Con l’aumento delle temperature globali, i pascoli nutrienti si spostano sempre più in alto. La sfida dell’Abruzzo è garantire che questi “corridoi verdi” rimangano liberi da eccessiva pressione antropica, permettendo agli animali di migrare seguendo il ritmo delle stagioni.
Se state pianificando un’escursione in Abruzzo, il mio consiglio è di puntare sulla Val di Rose (nel PNALM) o sui versanti della Maiella nelle prime ore del mattino. È un’esperienza che riconnette con la parte più autentica della nostra regione. Ricordate però la regola d’oro dei guardiaparco: l’osservazione deve essere passiva. Un binocolo di buona qualità vale molto più di un tentativo di avvicinamento che potrebbe stressare le madri con i piccoli.
L’Autore
Salvatore Lavino è un giornalista professionista che, dal 2009, racconta con occhio critico e appassionato le evoluzioni del panorama italiano. Con una carriera eclettica che spazia dall’attualità alla cronaca, dalla politica allo sport, fino all’intrattenimento e alla cultura gastronomica, Lavino mette la sua firma su news di ampio respiro, mantenendo sempre un legame viscerale con l’approfondimento territoriale e le storie di valore che partono dall’Abruzzo per parlare al resto del Paese.