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Covid ed economia: è la ristorazione il settore ad accusare di più il colpo

La congiuntura tra il peso che la ristorazione ha sulle province di Chieti Pescara, con il maggiore numero di addetti impiegati sul totale nelle due province, e l’andamento dell’occupazione, dei consumi, del turismo e dello smartworking sarebbe fatale per la solvibilità creditizia del settore

Pescara. Prosegue l’attività di monitoraggio della Camera di Commercio sugli effetti del Covid per le imprese di Chieti Pescara. Aggiornati gli scenari prospettati dalla Cerved, istituto di statistica nazionale, con il quale l’ente ha avviato una collaborazione dalla quale è scaturito, a dicembre scorso, un primo studio che è stato poi presentato dalla struttura a fine gennaio.

I dati presentati in quella occasione erano frutto di una proiezione: adesso, invece, ci si basa sulla realtà dei fatti. Il tessuto imprenditoriale delle province di Chieti e Pescara si presenta in maniera sempre più netta caratterizzato da micro imprese, a carattere individuale, concentrate nelle due province sia per sede legale che per sede operativa, di cui il 40,7% ha un fatturato al di sotto dei cinquecentomila euro.

Tra i primi cinque settori che impiegano un maggior numero di addetti, ci sono il settore della “ristorazione”, dell’“edilizia”, i “servizi sanitari”, la “ricerca e selezione del personale”, il comparto dell’automotive.

Sicuramente il settore della ristorazione è tra i più penalizzati: malgrado le prospettive di graduale ripresa, la situazione potrebbe impattare su quelle meno strutturate. La domanda è ciclica ed è legata all’andamento dell’occupazione, oltre che dei consumi e del turismo. Così come a giocare un ruolo determinante potrebbe essere lo sviluppo strutturale dello smartworking.

In merito all’andamento dell’edilizia, il biennio 2015-2016 ha probabilmente segnato un nuovo ciclo edilizio, ma lo scenario rimane caratterizzato da una significativa incertezza. Il timore è che la frenata potrebbe impattare sulle imprese ritenute meno solide, soprattutto se si verificasse quello che Cerved chiama lo scenario “worst” in cui: la vaccinazione di massa procede a ritmi più lenti del previsto, rimangono limitazioni ai movimenti ed ai flussi turistici, permane una crescita modesta della domanda mondiale; ci sia una ripresa degli investimenti e della crescita solo nella seconda parte dell’anno.

Anche il comparto automative risulta essere tra i più colpiti: la paralisi delle vendite e le difficoltà nella complessa alimentazione della internazionalizzata catena di fornitura si riflettono in una forte riduzione produttiva. Fortissima l’incidenza degli scambi con l’estero dove hanno un ruolo fondamentale il prezzo e l’innovazione di prodotto.

Secondo una stima della percentuale di rischio, in cui il rischio settoriale esprime una misura sintetica dell’affidabilità creditizia, ci sarebbe un alto livello di pericolosità per l’affidabilità nel credito che coinvolgerebbe ben 10.457 aziende ed oltre 33.000 posti di lavoro nei settori della ristorazione, automobili, dettaglio specializzato abbigliamento, calzature e pelletteria, informazione comunicazione ed intrattenimento (con una percentuale di incidenza dal 13,9% al 18,1%).

Secondo una proiezione (nazionale) si osserva che a guidare la ripresa potrebbero essere i settori verso i quali saranno diretti gli incentivi previsti dal Next Generation EU in materia di trasformazione digitale e transizione ecologica. Tra questi figurano gli impianti fotovoltaici e delle altre energie rinnovabili (+59,4% vs 2019 nello scenario base e +41,8% vs 2019 nello scenario worst), le tecnologie per le telecomunicazioni (+36,5% e +21,7%), i piccoli elettrodomestici (+21,0% e +15,7%), i servizi informatici e software (+16,7% e +9,6%). In continuità con i trend positivi evidenziati nel 2020 in risposta allo shock, si prevede una significativa crescita dei fatturati anche per il commercio online (+13,2% e 19,3%) e le specialità farmaceutiche (+16,1% e +12,3%).

Viceversa, tra i settori che nel 2022 potrebbero risultare più colpiti rispetto al pre-covid figurano le attività maggiormente danneggiate dal lockdown e dalle misure di contenimento della pandemia che continuerebbero ad essere le più esposte al prolungamento della situazione emergenziale e a un lento ritorno alla normalità. Il settore con le perdite maggiori di fatturato al termine del biennio risulterebbe, quindi, l’organizzazione di fiere e convegni (-50,0% nello scenario base e -57,2% nello scenario worst), seguito dalla gestione degli aeroporti (-28,0% e -36,5%) e dai trasporti aerei (-27,3% e -36,6%). Si registrano impatti molto negativi anche per le agenzie di viaggio (-21,3% e -32,6%), le strutture ricettive extra-alberghiere (-17,7% e -38,9%), l’industria cinematografica (-19,7% e -25,7%) e la ristorazione (-16,1% e -25,4%).

In conclusione il Segretario Generale della Camera di Commercio Chieti Pescara Dott. Michele De Vita “Dall’indagine Cerved emerge che, anche quest’anno, i fatturati delle imprese rimarranno ancora sotto i livelli pre-Covid, pur con forti differenziazioni tra i settori. Le agevolazioni di Next Generation EU su trasformazione digitale e transizione energetica potrebbero risollevare i settori ad alta propensione hi-tech e la filiera delle costruzioni mentre eventuali ulteriori rallentamenti nella campagna vaccinale potrebbero impattare sulle prospettive di ristorazione, turismo e trasporti.”