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Maurizio Battista a Pescara in ‘Ma non doveva andare tutto bene?’, l’intervista

Pescara. Dopo il grandissimo successo della scorsa stagione, torna venerdì 28 agosto al Teatro D’Annunzio di Pescara, con il suo nuovissimo show, il mattatore della risata Maurizio Battista che porterà in scena “Ma non doveva andare tutto bene?”.

Lo show di Pescara è organizzato dall’Ente Manifestazioni Pescaresi in collaborazione con Alhena Entertainment e Ventidieci. Per l’evento è stata studiata una nuova pianta della location che prevede una capienza ridotta rispetto a quella tradizionale e tutti posti numerati distanziati l’uno dall’altro in ogni settore in conformità alle norme anti Covid.

I biglietti sono in vendita nei circuiti e punti vendita abituali TicketOne e Ciaotickets e presso la biglietteria del Teatro D’Annunzio di Pescara (dal lunedì al sabato dalle 17:00 alle 20:00). Questi i prezzi (c.d.p.): Poltronissima Gold 40,00€; Poltrona 35,00€; Gradinata 25,00€.

Il comico ci ha gentilmente concesso un’intervista:

– Maurizio Battista, bentrovato. Il prossimo venerdì 28 agosto sarai a Pescara con lo spettacolo “Ma non doveva andare tutto bene?” che segna un ritorno alle scene dopo questo periodo particolare. Che tipo di serata sarà?

– “Un po’ si parlerà di questa maledetta piaga in chiave chiaramente ironica con osservazioni grossomodo allegre a anche un po’ polemiche. Poi ci sarà un po’ dell’improvvisazione con quello che uscirà nella serata, con qualche cavallo di battaglia. Insomma due ore in allegria con maggiore risalto alla situazione del Covid, il titolo dice tutto, le cose se si dissacrano credo che ci sia la possibilità che poi vada meglio”.

– Secondo il tuo punto di vista, com’è cambiato il modo di relazionarci, cosa ci toglie questa situazione e quali nuove occasioni ci offre?

– “Credo che non andrà tutto bene e non saremo migliori perché la gente è peggiorata e anche a livello lavorativo stare con mille persone su duemila posti e la gente che entra con la mascherina non è un bel vedere. Noi lo facciamo più per dare una scossa che per lavorare perché non è che ci sia una grande emozione, però tocca ripartire da qualche parte in modo che siamo feriti ma non morti. Ma torno sempre con molto piacere in Abruzzo, al D’Annunzio e cerchiamo di passare una serata in allegria e con un po’ di osservazioni, di incazzature, di risate. Poi se ci saranno richieste del pubblico cercherà di esaudirle anche se adesso è difficile fare le cose a livello tecnico perché in questo momento lavorare è complicato, anche per me che faccio spettacolo da tanti anni non è facile. Come sempre cercherò di fare le cose per il pubblico per il quale lavoro e che cerco di divertire”.

– Questo spettacolo arriva dopo il successo record del Teatro Olimpico di Roma e la trasmissione realizzata per Rai Due “Poco di tanto”. Questo dimostra la buona qualità degli spettacoli e la sempre crescente empatia con il pubblico…

– “Soprattutto la genuinità, l’onestà di raccontare cose che io conosco. Io sono questo: sono genuino, sono acqua e sapone, non c’è un inizio e una fine ma so che quando finisce lo spettacolo la gente è divertita. Ho portato 47 mila spettatori in Teatro in poco più di un mese e non sono numeri facili e lo dico con simpatia e con un profilo molto basso”.

– A scuola hai avuto un maestro di Pescara, Viola, e la città adriatica ha sempre risposto bene ai tuoi spettacoli. Con che spirito torni in questa città?

– “Il maestro si chiamava Nicola Viola e mi ha insegnato alle elementari. Sono passati 55 anni e io ancora me lo ricordo: mi ricordo che era di Pescara, mi ricordo il nome perché erano gli anni che gli insegnanti valevano qualcosa anche come ricordo, come crescita, non era un impiegato. Prima gli insegnanti formavano in tutti i sensi e forse davano anche un po’ di educazione. Oggi, non per gli insegnanti che rispetto, ma sono impiegato sostanzialmente anche se qualcuno ci mette pure il cuore, ma lavorano anche in un settore che in questo momento non è facile. A Pescara torno sempre molto volentieri, dove vado è perché mi va di andare, non vado in un posto perché devo prendere i soldi, vado perché al D’Annunzio mi ci diverto, poi gli abruzzesi sono divertenti, e senza voler essere migliori del pubblico, il pubblico è sempre il migliore”.

– Che invito fai al pubblico a partecipare al tuo spettacolo?

– “Dico che in questi tempi chi viene è un eroe, lo ammiro. Chi viene si divertirà un paio d’ore, chi non viene perché ha da fare di meglio, faccia di meglio”.