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Festa della Liberazione: la manifestazione di Teramo

Teramo. Il Comune di Teramo, la Provincia di Teramo (Medaglia d’Oro della Resistenza) e il Comitato Provinciale dell’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) hanno celebrato, nella mattinata odierna, il 68° Anniversario della Liberazione dal nazi-fascismo.

 

 

Le Celebrazioni sono iniziate, come da programma, alle ore 10 con l’omaggio al Monumento ai Caduti della Resistenza in Largo Madonna delle Grazie e con la cerimonia dell’Alzabandiera, accompagnata dalle note dell’Inno Nazionale. Presenti Autorità civili e militari, Associazioni Combattentistiche e D’Arma, Sindaci e rappresentanti dei Comuni, Partigiani e numerosi cittadini.

 

Il corteo è poi partito alla volta di Viale Mazzini, con in testa i Gonfaloni Istituzionali, attraversando le vie del centro storico cittadino.

 

Alle ore 11, presso il Monumento ai Caduti di tutte le Guerre, sono intervenuti per i discorsi ufficiali della Festa della Liberazione, il Prefetto di Teramo Dott. Valter Crudo, il Sindaco di Teramo Maurizio Brucchi e il Presidente Provinciale dell’ANPI, Sen. Antonio Franchi. Subito dopo è stata deposta una corona d’alloro al Monumento.

 

Le Celebrazioni sono proseguite poi, presso la Villa Comunale “Stefano Bandini” di Teramo, dove sono stati commemorati quattro Teramani:

 

ALBERTO PEPE – Ufficiale di artiglieria teramano, l’8 Settembre del 1943, si rifiutò di continuare a combattere al fianco dei Tedeschi. Fatto prigioniero, fu deportato in Germania e visse due anni di detenzione nei campi di concentramento.

Rifiutò l’adesione alla Repubblica di Salò e fu perseguitato duramente. A seguito di una decimazione per rappresaglia, per difendere gli altri detenuti, non esitò a sacrificare la sua vita. Il 4 aprile 1943 morì nel campo di punizione di Unterluss, nei pressi di Amburgo. MEDAGLIA D’ARGENTO AL VALOR MILITARE.

 

MARIO CAPUANI – Medico azionista, dopo l’ 8 Settembre del 1943, fu attivo nell’organizzazione del movimento democratico e antifascista teramano. Nel suo ambulatorio medico, in Via Delfico a Teramo, riunì le figure di spicco dei partiti sciolti dal regime fascista. Unitamente al Capitano dell’Arma dei Carabinieri Ettore Bianco, ad Armando Ammazzalorso, a Felice Rodomonti e al Capitano d’artiglieria Mario Lorenzini, indicò il luogo di concentramento delle forze partigiane in località Ceppo di Bosco Martese. Fece da spola tra Teramo e Bosco Martese, in posizione di avvistamento delle truppe naziste che arrivarono il 25 settembre 1943.

A seguito dell’eroica Battaglia di Bosco Martese tra partigiani e nazisti fu prelevato il 27 settembre 1943 dalla propria abitazione a Torricella Sicura (TE) e ucciso in località Ceppo.

MEDAGLIA D’ORO ALLA MEMORIA PER MERITI PARTIGIANI.

 ROMOLO DI GIOVANNATONIO – Attivo nelle organizzazioni sindacali e politiche, fu prescelto dal centro esteri del PCI per fronteggiare il radicamento fascista nel centro Italia.

 Arrestato a Genova mentre passava il confine, fu processato dal Tribunale Speciale Fascista e condannato alla reclusione. Di Giovannantonio visse l’asprezza della carcerazione fascista, subendo violenze e privazioni con grande dignità. Gli fu persino negata l’iniezione di insulina necessaria per la sua sopravvivenza fisica. Morì nel carcere giudiziario di Pianosa di Puglia, nel 1942, all’ età di 43 anni.

  BERARDO D’ANTONIO – Militante antifascista, venne arrestato assieme ad Alfredo Zaccaria e Berardo Taddei nei pressi di Torricella Sicura (TE) mentre distribuiva volantini contro il regime dittatoriale. Detenuti nel Carcere di Sant’Agostino di Teramo, furono poi trasferiti a Roma nel Carcere di Regina Coeli. Nelle aule del Palazzo di Giustizia di Roma, i tre giovani assistettero alla pesante condanna del Tribunale Speciale per le attività ostili al regime fascista, da loro intraprese. D’Antonio, dopo un anno di carcerazione, fu liberato e tornò a Teramo, gravemente malato di tisi, infezione contratta nell’Istituto di pena. Dopo un mese, nel 1929, all’età di 20 anni morì.

 

Discorso del Sindaco di Teramo Maurizio Brucchi per le celebrazioni della

Festa della Liberazione – 25 Aprile 2013

 

 

 

Autorità civili, militari, religiose, associazioni dei combattenti e dei reduci di guerra, associazioni partigiane,  cittadini tutti,

il primo saluto che intendo porgere oggi, in coincidenza con una cerimonia così solenne e significativa, è rivolto – a nome di tutti i presenti –  al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, da pochi giorni di nuovo eletto alla più alta carica dello Stato, con una votazione che ha fatto registrare la convergenza delle maggiori forze politiche rappresentate dai Grandi Elettori.

Le attese, le speranze, la fiducia di tutti gli italiani sono riposte in una personalità che torna ad assumere un ruolo che è alle fondamenta della nostra convivenza civile e che rappresenta, anche dal punto di vista simbolico, l’unità del Paese, la sua capacità di procedere, nonostante le difficoltà che in questo eccezionale periodo storico stiamo attraversando.

Formuliamo, allora, anche da qui e con la felice circostanza odierna, gli auguri più profondi e partecipati al Presidente della Repubblica.

 

La Sua elezione, per le modalità e le ragioni con le quali è avvenuta, può essere presa a spunto anche per le riflessioni che le celebrazioni del 25 Aprile dettano.

Giorgio Napolitano ha compiuto la propria formazione politica ed umana, militando tra i Partigiani, mossi dalla volontà di liberare l’Italia dalla dittatura. Una formazione, quella del Presidente, che ha avuto come cardini alcuni princìpi, dei quali ancora Giorgio Napolitano si è fatto interprete e portatore nel suo settennato da poco scaduto e nella decisione, sofferta, di tornare di nuovo a guidare il Paese.

Tali principi, tali valori, sono stati sottolineati, nei giorni scorsi, da tutti i commentatori, dai principali esponenti politici, dagli intellettuali, perché su di essi si sostanzia – come monito esemplare e come punto basilare – la vita democratica e libera di un Paese.