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Giulianova, mostra al cimitero nella notte di Natale

Giulianova. L’arte è morta, così come la cultura e i musei, ed altri luoghi istituzionali, divenuti semplicemente manifesti funebri. Il pensiero è dell’artista giuliese Francescomaria Di Bonaventura, che nella notte tra la Vigilia e Natale ha installato 20 opere all’interno del Cimitero comunale di Giulianova. L’artista, con la collaborazione della moglie, di un fotografo (Giuseppe Di Pancrazio) e di un critico d’arte, nel tardo pomeriggio del 24 dicembre è entrato nel Cimitero con il furgone, piazzando tra le tombe dei defunti 20 grandi tele. Le opere di Di Bonaventura sono rimaste lì fino alle ore dodici del giorno di Natale. L’evento artistico, denominato “L’Arte è Morta”, ha scatenato in città un acceso dibattito tra chi l’ha definita un’azione sacrilega e chi ha apprezzato la provocazione dell’artista.
“L’arte è morta – ha spiegato l’artista – perché siamo circondati da fantocci iperrealistici intenti ad inscenare rappresentazioni di una realtà falsata e demagogica. L’arte è morta, suo malgrado, ed io la onoro in un luogo poetico, in un aldilà, oltre il cancello, che risponde all’esigenza di rinserrare il rapporto con l’arte defunta, in reazione al distacco imposto dalla morte, dall’assenza”.
Di Bonaventura ha attacco duramente le istituzioni dell’arte e della cultura italiana, perché “non sostengono affatto i giovani artisti e il loro lavoro,ma a differenza di quelli americani difendono il nostro passato. I giovani artisti hanno idee, forza ed entusiasmo ma manca la voglia di rischiare, il coraggio di sperimentare ed allora sono annullati, assenti, invisibili”.
“L’Arte è Morta”, opere da cimitero,  è stata la reazione artistica (un po’ tra Manzoni e l’azionismo viennese) di Francescomaria Di Bonaventura.

Luca Ruffini