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Cronaca

Sulmona, l’odissea di Luca Ciccarelli: costretto a salire tre piani di scale con la forza delle braccia

A Sulmona Luca Ciccarelli, disabile dopo un incidente sul lavoro, scala tre piani di scale con le braccia. L’ascensore finanziato dall’Inail resta fermo per intoppi burocratici.

La cronaca italiana si trova spesso a fare i conti con storie di incredibile resilienza, ma quella che arriva dall’Abruzzo, precisamente da Sulmona, supera i confini dell’immaginazione. Luca Ciccarelli, un uomo di 51 anni che vive la sua quotidianità su una sedia a rotelle a causa di un grave incidente sul lavoro, sta affrontando un calvario che dura ormai da anni. Ogni giorno, per entrare e uscire dalla propria abitazione, Luca è costretto a compiere uno sforzo sovrumano, trascinandosi lungo tre piani di scale utilizzando esclusivamente la forza delle proprie braccia.

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Questa situazione non è frutto di una mancanza di fondi o di una progettazione mai avviata. Al contrario, la beffa è ancora più amara: un impianto di sollevamento esiste già. Nel 2019, l’Inail ha finanziato interamente l’installazione di un ascensore esterno per garantire a Luca il diritto fondamentale alla mobilità. Tuttavia, a causa di intoppi burocratici e legali legati alla ditta appaltatrice, l’infrastruttura è ferma, trasformandosi in un monumento all’inefficienza che priva un cittadino della propria dignità.

La vicenda ha destato scalpore dopo la diffusione di un video che mostra l’uomo mentre, con fatica estrema, solleva il proprio corpo gradino dopo gradino. Si tratta di una condizione disumana che mette a rischio la salute di una persona che ha già subito traumi importanti. Nonostante i solleciti, la situazione sembra bloccata in un labirinto di responsabilità che nessuno sembra voler districare con la dovuta urgenza.

La burocrazia che ferma il diritto alla mobilità

Il cuore del problema risiede nel mancato collaudo e nella gestione del contratto post-installazione. Dopo aver montato la struttura esterna, la ditta incaricata dei lavori è letteralmente sparita nel nulla, lasciando il cantiere in uno stato di limbo permanente. Senza la firma finale e la verifica tecnica, l’ascensore non può legalmente muoversi, obbligando Luca a una ginnastica estrema e pericolosa per il suo cuore e la sua salute fisica già compromessa.

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Immaginate cosa significhi dover pianificare ogni singola uscita di casa sapendo di dover affrontare decine di scalini seduto sul marmo freddo, sollevando il peso del proprio corpo un gradino alla volta. È una scena che appartiene a un’epoca passata, eppure accade oggi nel pieno centro di Sulmona. Le istituzioni sono state interpellate più volte, ma i tempi della giustizia e delle procedure amministrative sembrano non tenere conto dell’urgenza umana che questa vicenda rappresenta.

Recentemente, la disperazione ha spinto Luca a rivolgersi direttamente alle autorità superiori, chiedendo l’intervento del Prefetto dell’Aquila. Non si tratta di una richiesta di nuovi fondi, ma di un grido d’aiuto affinché qualcuno sblocchi la situazione e permetta a un collaudo tecnico di essere finalmente eseguito. La sua non è solo una battaglia personale, ma una denuncia contro un sistema che troppo spesso abbandona i soggetti più vulnerabili davanti al muro della burocrazia.

Ogni giorno di ritardo rappresenta una ferita profonda alla dignità della persona, in un Paese che si professa civile ma che inciampa su un interruttore mai acceso. La comunità locale ha espresso massima solidarietà a Luca, chiedendo che la politica e gli enti competenti intervengano per porre fine a questa vergogna che dura da oltre cinque anni.

Un appello per la dignità e la sicurezza sul lavoro

La storia di Luca Ciccarelli riporta l’attenzione anche sul tema degli infortuni sul lavoro e sul percorso di reinserimento sociale che ne consegue. Dopo aver subito un danno permanente mentre svolgeva le proprie mansioni, un lavoratore dovrebbe essere tutelato dallo Stato in ogni fase della sua vita. Vedere un uomo di 51 anni arrampicarsi sulle scale è la prova tangibile che il sistema di assistenza ha fallito nel suo compito primario di abbattimento delle barriere architettoniche.

Oltre al disagio fisico, c’è l’impatto psicologico di sentirsi prigionieri nella propria casa. L’autonomia è un pilastro fondamentale per chiunque viva con una disabilità, e vedersela negata da un ascensore fantasma è un paradosso inaccettabile. Molti cittadini di Sulmona e diverse associazioni locali si stanno mobilitando per far sentire la propria voce, chiedendo che venga fatta giustizia e che si trovi una ditta sostitutiva in tempi record per completare l’opera. E magari sarebbe bello se l‘INAIL scelga di attivarsi in proposito.

Il rischio è che, nel silenzio delle istituzioni, si possa arrivare a un peggioramento delle condizioni cliniche di Luca. Il cuore è sottoposto a uno stress che non dovrebbe sostenere, rendendo ogni “passeggiata” un potenziale pericolo di vita. Risolvere il problema dell’ascensore non è più un optional, ma un obbligo morale e civile per chiunque abbia il potere di firmare quelle autorizzazioni mancanti.

Marianna Gaito

Giornalista per passione dal 1996 e di professione dal lontano 2002, nel cuore lo sport fin da bambina. Ho una grande passione per la buona cucina, mi piace sperimentare e creare, coniugando la mia esperienza con la scrittura. Dirigo alcune delle realtà più dinamiche del giornalismo online.