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Cronaca Teramo

Coronavirus, “Bisogna garantire stabilità sociale”: le proposte di Api Teramo

Teramo. In una lettera indirizzata alle maggiori istituzioni regionali e locali, politiche ma anche sanitarie, e ai sindacati della provincia di Teramo, l’Api , Associazione delle Piccole e medie Imprese, avanza alcune proposte da concretizzarsi nell’immediato “per un futuro migliore”.

 

“Oggi la priorità è la liquidità immediata per tutti, piccole, medie e anche grandi imprese private, azzerando la burocrazia”, si legge nella lettera. Per API Teramo, “bisogna scongiurare l’interruzione della catena dei pagamenti dei fornitori e soprattutto degli stipendi dei dipendenti e garantire la stabilità sociale. La sensazione è che tra le aziende inizi a scattare una sorta di “si salvi chi può”, con un primo impatto immediato sul sistema dei pagamenti. Blocco nei saldi che tuttavia rischia di aggravare la già drammatica situazione, scaricando sui soggetti più deboli, in particolare le PMI, problemi aggiuntivi. Il nodo della liquidità è in effetti quello più immediato da affrontare, per un sistema che vede bloccarsi in tutto o in gran parte il mercato di sbocco interno o internazionale. Se a maggio si dovesse ripartire, dobbiamo fare in modo che le aziende, in particolare le PMI, possano accedere a modalità di finanziamento istantanee e automatiche. Non sarebbe certo possibile attendere i pagamenti dei clienti con scadenze a 60 o 90 giorni. In particolar modo chiediamo il pagamento immediato dei crediti (compresi i crediti di imposte) vantati dalle imprese e professionisti verso la Pubblica Amministrazione. Perché i guai paiono cominciati, con più segnalazioni di blocco dei saldi anche per ciò che è stato consegnato prima della crisi. E presumibilmente anche già venduto. La crisi rischia così di acuire quella che storicamente è una radicata (e brutta) abitudine del nostro sistema, con tempi di pagamento sistematicamente dilatati oltre le scadenze pattuite, in particolare da parte delle aziende di maggiori dimensioni”.

Ecco le proposte di Api Teramo:
– l’attivazione automatica per almeno sei mesi da parte delle Banche delle procedure di moratoria dei leasing strumentali e immobiliari e dei mutui;
– il pagamento a prima richiesta delle fatture elettroniche dei fornitori e degli stipendi dei dipendenti in scadenza nei mesi marzo/luglio da parte delle Banche, con concessione automatica di una linea di credito a 18/24 mesi di pari importo garantita dal Fondo Centrale di Garanzia;
– per le imprese che hanno attivato ammortizzatori sociali gli enti gestori degli strumenti di sostegno al reddito, (INPS, FONDI SOSTEGNO AL REDDITO BILATERALI ALTERNATIVI) che provvedano ad erogare direttamente le somme ai dipendenti entro il 15-04-2020, oppure pagamento a prima richiesta degli stipendi dei dipendenti da parte degli istituti bancari con la cessione del credito dell’impresa nei confronti dell’Inps;
– abolizione del limite previsto nell’art.54 del decreto Cura Italia che limita l’erogazione dei finanziamenti esclusivamente alle Pmi provviste di rating investment grade;
rilascio automatico della garanzia del Fondo Centrale di Garanzia per i prossimi 3 mesi con l’estensione a tutte le imprese;
– riduzione o annullamento delle imposte dovute, compresa l’imposta municipale unica sugli immobili strumentali, liquidazione immediata dei crediti con la Pa stimati in 45 miliardi, garanzia pubblica al 100% sugli affidamenti, congelamento delle segnalazioni alla Centrale Rischi;
– riduzione della base imponibile Imu per i fabbricati delle imprese che svolgono le attività interdette dall’Autorità pubblica; consentire alle imprese e professionisti di poter compensare i crediti delle imposte senza attendere la presentazione delle dichiarazioni.

“In questa situazione di emergenza sanitaria, di inutili polemiche sulla chiusura e non chiusura delle aziende, su scioperare o non scioperare, in un momento di riflessione si matura l’idea che potranno esserci grandi opportunità all’orizzonte. Come ampiamente documentato le epidemie sono tra gli eventi con maggiore potenza di trasformazione. Ed è esattamente quello che stiamo vivendo e vedendo. I nodi stanno venendo al pettine. Tutto ciò che da tempo non funzionava nel nostro Paese adesso sta venendo a galla in maniera evidente. La sanità pubblica è al collasso. Mancano 56mila medici, 50mila infermieri, sono stati soppressi 758 reparti in 5 anni. Per la ricerca solo lo 0,2 per cento degli investimenti. Nella risposta rapida e mitigazione di un’epidemia il nostro paese è solo 51esimo. Nel tempo è successo per la sanità ciò che ora sta accadendo per le imprese: ovvero è passato un concetto di malasanità per autogiustificare un costante taglio alla spesa pubblica di questo settore nelle parti più sane. Le aziende spesso sono considerate i nemici, i cattivi da controllare perché evasori, inquinatori e schiavisti. Oggi, in un’ottica emergenziale, stiamo pianificando assunzione di personale sanitario, aumento dei salari, riconoscimento delle ore di straordinario dei medici, formazione, prevenzione, aumento dei fondi per la ricerca scientifica e via dicendo”.

“Vogliamo davvero aspettare che anche le imprese chiudano o falliscano per vedere riconosciuto il contributo che le stesse danno all’intero Paese? Dobbiamo bloccare la creazione di ricchezza per capire che se non la si crea non è possibile nemmeno redistribuirla? Vogliamo vedere sigle sindacali, lavoratori e imprenditori tutti a casa per renderci conto che non si trattava di una gara? Abbiamo davvero bisogno di guardare imprenditori e dipendenti piangere insieme per la perdita del loro futuro e di quello dei loro figli per capire che siamo tutti dalla stessa parte? Per una volta impariamo dai nostri errori. Usciamo da questa guerra globale pensando ad un lockdown ridimensionato nel tempo con tutti gli accorgimenti di sicurezza possibili, ricostruendo un sistema più coerente, più razionale, più competente e soprattutto più rispettoso, considerando che non saremmo mai riusciti ad uscire dall’incancrenita situazione del nostro Paese senza questa enorme opportunità. E poi, per l’ottimismo che ci deve contraddistinguere da imprenditori, bisogna sempre avere davanti agli occhi il digramma con rappresentato in scala logaritmica la crescita del reddito medio negli Stati Uniti. Al di là di qualche oscillazione legata a momenti ben noti nella storia da fine ‘700 ai giorni nostri rispetta fedelmente quanto asserito da Adam Smith nel 1776, ipotesi tuttora valida “La crescita del benessere di un paese è il semplice risultato della conservazione e potenziamento del suo settore produttivo”.