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Teramo, risultato delle analisi dell’acqua: tutto nei parametri di legge. IL DOCUMENTO

Niente Toulene, colore e odore accettabili. Parametri nella norma, insomma. Sembra essere sparita come nebbia al sole tutta la preoccupazione di ieri sul possibile inquinamento dell’acqua del Ruzzo.

I risultati delle analisi effettuati dall’Arta 9 maggio con campioni di acqua prelevati allo sbarramento destro e sinistro ai punti rete di Fano a Corno, Teramo, Mosciano, Martinsicuro e Roseto, dunque, “sono conformi alla normativa di legge”.

Questo il motivo che ha spinto le autorità a ritirare la disposizione di divieto dell’uso di acqua potabile e a ripristinarne il normale utilizzo.

E’ chiaro però che su questa storia si dovrà andare a fondo e qualcuno (Asl? Ruzzo? Arta?) dovrà spiegare i motivi per i quali è stato lanciato l’allarme di ieri. Anche perché continuano a moltiplicarsi, soprattutto sui social network, notizie, più o meno attendibili, sulla veridicità dei risultati e su fantomatici complotti che possono esserci dietro l’episodio di ieri.

Comunicazione Asl del 10 maggio

Analisi 10 maggio

LE REAZIONI

FORUM H20. “Sollievo per la conclusione dell’emergenza acqua dal Gran Sasso conclusa con i nuovi prelievi del 9 maggio dopo quelli dell’8 non conformi. Chiusura atto dovuto in base alla legge. Ora recuperare sulla trasparenza, enti pubblichino tutta la documentazione dei prelievi e della corrispondenza delle ultime settimane. Avendo letto la scarna comunicazione della ASL pubblicata sul sito istituzionale abbiamo appreso con sollievo che le analisi sui nuovi prelievi effettuati ieri 9 maggio sono risultati conformi per cui l’acqua si può tornare a bere. Evidenziamo che quelli non conformi erano i campioni dei prelievi dell’8 maggio, il giorno precedente. Bisogna sottolineare che i due parametri non conformi, odore e sapore, sono previsti come obbligatori dal D.lgs.31/2001 (e sono riportati anch’essi in tutti i referti di analisi delle acque in Italia) e se presentano irregolarità si devono prendere provvedimenti precauzionali di divieto o restrittivi come è avvenuto. Identici provvedimenti vengono presi normalmente in altre situazioni simili in attesa degli esami di laboratorio sugli altri parametri di legge. A tal proposito non possiamo che chiedere con forza che siano immediatamente pubblicati tutti i referti in originale (non stringate e parziali tabelle word/excel riassuntive) con tutti i dati dei campioni dell’8 maggio risultati non conformi e dei giorni precedenti. Siano resi disponibili i referti delle analisi condotte sui campioni raccolti per l’intero territorio teramano e per l’aquilano. Tra l’altro non dovremmo neanche chiederlo visto che il Decreto sulla trasparenza dei dati ambientali, il D.lgs.195/2005, imporrebbe la pubblicazione come obbligo da 12 anni (!). Sia pubblicata anche la corrispondenza tra gli enti delle ultime settimane. La credibilità del sistema, anche per evitare isterie, si basa sulla trasparenza e sull’organizzazione soprattutto se si è pienamente consapevoli delle irregolarità strutturali presenti presso le captazioni del Gran Sasso ampiamente note ed ammesse dagli stessi enti. In ogni caso abbiamo inviato una PEC con richiesta di accesso agli atti sia alla ASL di L’aquila sia a quella di Teramo e ai due gestori, Gran Sasso acque e Ruzzo Reti. Auspichiamo però che sia evitata l’ennesima umiliazione delle istituzioni con lo stillicidio di uscite di documenti ufficiali da noi associazioni o dalla stampa o da privati cittadini. Anche in questo caso, come per l’acqua, la prevenzione farebbe la differenza rispetto alla credibilità degli enti”.

MAURIZIO VERNA. Senza allarmismi e pregiudizi, penso che quello che accade sotto il Gran Sasso vada affrontato una volta per tutte, facendo chiarezza su molti punti interrogativi. Da troppo tempo diverse voci si susseguono, alimentando dubbi ed incertezze. Non possiamo più permetterci tutto questo. Ora è il tempo della chiarezza. La Provincia di Teramo può e deve avere un ruolo fondamentale, mettendo tutti gli stockholders attorno ad un tavolo, anche permanente, per trasformare i punti interrogativi in certezze”.

SINISTRA ITALIANA. “La breve nota della Ruzzo reti sulla non potabilità dell’acqua del Gran Sasso fino a nuove disposizioni ha generato preoccupazione e forti disagi ai cittadini dei comuni del teramano (con lunghe file ai supermercati e scaffali svuotati nel giro di poco tempo)  ed è solo l’ultimo episodio di una lunga serie di criticità, sono anni ormai (dal primo caso di inquinamento nel 2002) che invece di fare prevenzione si rincorrono le emergenze e non si ricercano responsabilità e trasparenza. Trasparenza assolutamente mancata nell’informare tempestivamente la cittadinanza al netto dello stringato comunicato online sul sito del Ruzzo a cui non è seguita per diverse ore una doverosa diffusione capillare della notizia per permettere  alle famiglie e alle attività di organizzarsi. Stiamo parlando della salute dei cittadini e della qualità delle acque, elementi imprescindibili di una comunità che ogni ente preposto (dall’acquedotto alle principali istituzioni) ha il dovere di tutelare e perseguire. Come Sinistra Italiana regionale e provinciale ci uniamo alla richiesta di chiarezza  arrivata delle associazioni (dal Wwf al Forum Acqua) che da anni si battono per maggiori controlli ed efficienza e presenteremo a livello parlamentare un’apposita interrogazione tramite la nostra deputata Serena Pellegrino (vice-presidente commissione Ambiente)”.

ORDINE DEI MEDICI DELLA PROVINCIA DI TERAMO. Una immediata informazione riguardo all’esito della questione acqua da Asl, Sian, Ruzzo e Arta. A chiederlo sono i medici teramani che chiedono se, in caso di ripetizione di tale criticità, possono essere immediatamente messi a conoscenza dei dati disponibili per poterlo comunicare ai propri iscritti.

“E’ evidente, infatti”, scrive nella nota il presidente dell’Ordine Cosimo Napoletano, “che le informazioni in questione non possono essere diffuse unicamente tramite blogger o siti internet o passaparola, che sono fonti normalmente precluse a bambini, a soggetti in età avanzata, nonchè a coloro che versano in condizioni di disagio socio-economico o di fragilità di salute; in sintesi ad un’utenza più bisognosa di un’informazione costante e corretta cui possono e devono far fronte i medici”.

Inoltre, vista la periodicità con cui sono stati riscontrati episodi simili, l’Ordine chiede che venga valutata l’ipotesi, con la massima urgenza, di individuare ed eliminare le sorgenti di sversamento delle acque potenzialmente inquinanti dalla rete di distribuzione della Ruzzo Spa.

WWF, LEGAMBIENTE, ARCI E MOUNTAIN WILDERNESS. Dopo circa 12 ore da incubo, questa mattina è arrivata la comunicazione della Prefettura che l’emergenza idrica nel teramano sarebbe rientrata. Le nuove analisi rileverebbero dati conformi alla normativa vigente. L’auspicato superamento dell’emergenza, da chiarire con dati alla mano, però non fa venire meno i problemi che permangono e che sono gli stessi evidenziati 15 anni fa. L’approvvigionamento idrico di metà degli Abruzzesi dipende dalla falda del Gran Sasso che è a contatto con due fonti potenzialmente inquinanti: i Laboratori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e le gallerie autostradali A24. Per la messa in sicurezza di questo sistema fu anche nominato un commissario che ha avuto a disposizione milioni di euro che evidentemente però non sono stati sufficienti. È da questa semplice verità che si deve ripartire se non si vuole vivere nuovamente la situazione paradossale di ieri quando una delle popolazioni più fortunate per l’abbondanza di risorse idriche si è ritrovata a litigare nei supermercati per le bottigliette di acqua minerale.

Le Associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness e ARCI credono che sia arrivato il momento di affrontare una volta per tutte questa situazione. Nel 2002 fu la società civile a far emergere i problemi del Gran Sasso, ma fu poi messa da parte da una gestione commissariale che non lasciò spazio a nessun tipo di partecipazione e dal disinteresse della classe politica e amministrativa che si dimenticò del problema. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ora si tratta di riprendere gli spazi di confronto necessari.

Le Associazione auspicano che si possa creare un movimento partecipato a partire dal territorio teramano e invitano le altre associazioni e i cittadini ad aderire ad un “Osservatorio indipendente sull’acqua del Gran Sasso d’Italia”. Primo obiettivo di questo Osservatorio sarà ottenere tutte le informazioni con i relativi dati dei prelievi effettuati in questo periodo di crisi: la massima trasparenza su quanto è accaduto, oltre ad essere prevista dalla legge, rappresenta l’unica strada per restituire ai cittadini la fiducia verso gli enti di gestione e quelli di vigilanza. Secondo obiettivo è la convocazione, già nella prossima settimana, di un incontro cittadino per un confronto pubblico con tutti gli enti competenti per comprendere cosa è effettivamente successo nella giornata di ieri, qual è il grado di sicurezza del sistema di approvvigionamento idrico dal Gran Sasso e cosa deve essere fatto nel concreto per migliorarlo.

Tanti anni fa furono proprio le associazioni ambientaliste insieme alle altre associazioni della società civile ad avviare e portare avanti la battaglia per la difesa dell’acqua del Gran Sasso contro il terzo traforo e l’ampliamento dei Laboratori dell’INFN: ora si tratta di ricreare quel movimento ampio e trasversale per garantire nuovamente la sicurezza della nostra e delle generazioni future.