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Il ruolo delle Province nella gestione del territorio: il discorso di Valter Catarra a Bruxelles

Il presidente della Provincia di Teramo, Valter Catarra, è intervenuto ieri come delegato al Congresso dei Poteri Locali e regionali del Consiglio d’Europa (CPLRE), nella sede di UPI-TECLA a Bruxelles, a sottolineare il ruolo fondamentale delle Province, dimensione ottimale di governo del nostro territorio.

Di seguito, il discorso tenuto all’assemblea.

 

“Anche in Europa si parla delle Province. Torno in questo luogo, che costituisce uno spazio privilegiato di dialogo entro il quale noi rappresentanti dei poteri locali abbiamo la possibilità di dibattere problemi comuni, a ribadire la necessità, emersa anche dal confronto, di garantire le Province in quanto ambiti di dimensione ottimale di governo del territorio. Alla Province è stato dedicato uno specifico punto all’ordine del giorno che sarà presentato alla prossima seduta del Congresso, il 20 marzo a Strasburgo.

Nessuna difesa aprioristica di uno status quo, tanto meno la difesa di situazioni politiche e personali contingenti: la crisi finanziaria dei Paesi occidentali ed europei in particolare, le sue conseguenze sul destino di milioni di cittadini incolpevoli, la gravosa situazione debitoria che pesa sui nostri figli, gli stessi Governi tecnici dimostrano che in questi anni c’è stato un deficit di democrazia. Abolire le Province, farne un organismo tecnico, significa sottrarre un altro pezzo di democrazia e di potere decisionale ai cittadini. Se i cittadini hanno l’impressione che questi enti non funzionino è perché, al contrario di quanto previsto dalla riforma del Titolo V della Costituzione, alle Province, in questi anni, non sono state assegnate funzioni e risorse sufficienti per programmare e investire: finanziamenti spesso dispersi in mille rivoli e frammentati in decine di organismi con competenze e funzioni che si sovrappongono.

Come testimoniano gli ultimi anni, funestati da continui “dissesti” causati da eventi atmosferici, il vero nodo è la “gestione del territorio”: la prevenzione del rischio, la tutela e la gestione delle risorse naturali come l’acqua, i fiumi, la costa; la manutenzione delle strade e la realizzazione di infrastrutture. A questo servono le Province e, nonostante non abbiano più risorse sufficienti, lo hanno dimostrato anche negli ultimi giorni, assicurando un livello di coordinamento e di operatività che è insopprimibile. E’ la riprova che non si tratta di carrozzoni inutili, di cui si può fare tranquillamente a meno, stralciandoli dalla nostra Carta costituzionale: le province rappresentano il livello ottimale e la dimensione ideale di governo del territorio e di gestione dei servizi di area vasta per ragioni intrinseche – geografiche, sociali, politiche – in piena linea con il sistema di sussidiarietà che è uno dei pilastri delle politiche UE.

Il cosiddetto Decreto Salva Italia nella parte in cui sancisce la fine per “lenta agonia” della Province non fa sicuramente il bene del Paese e dei cittadini, come dimostrato dai risparmi irrisori tra l’altro vanificati dai disagi e maggiori costi per la ridefinizione delle competenze e dei servizi che dovranno comunque essere garantiti, ma soprattutto perché rappresenta una ulteriore e pericolosa contrazione della libertà decisionale e della rappresentanza democratica, in un momento in cui essa è già in stato di anomala sospensione con un governo di tecnici, non democraticamente eletto, e vissuto oggi come la medicina amara ma necessaria.

E se siamo arrivati a questo punto è proprio perché, in nome di una politica poco lungimirante e tendenzialmente accentratrice, non si è mai dato seguito ad un reale federalismo L’effetto devastante è stato quello di una superfetazione dei centri decisionali, con conseguente dilatazione dei tempi e dei costi, al punto che per decidere, ad esempio, sugli interventi da effettuare su un tratto di fiume o su una porzione di territorio bisogna dare avvio a un iter infinito, che passa attraverso il nullaosta di decine di enti. Così si interviene, ancora una volta, con una (contro)riforma altrettanto frettolosa e pasticciata, che, mentre non risolve il problema della spesa pubblica, genera effetti disastrosi sulla collettività e sulle economie locali, nella misura in cui le Province espletano un ruolo fondamentale che è quello della gestione del territorio. Gestione che non può essere demandata ad altri livelli, al microlivello comunale, per ovvie ragioni, ma neanche al macrolivello regionale, che sarebbe a dir poco ingestibile per territori vasti ed eterogenei. E le recenti calamità naturali, i fenomeni sismici, le passate alluvioni fino agli ultimi eccezionali eventi meteorologici, dimostrano con chiarezza che in Italia purtroppo la gestione del territorio, atteso che ci sono sempre meno risorse da destinare alla prevenzione, è sempre più gestione dell’emergenza, in cui la capacità di intervenire in maniera tempestiva ed efficace degli enti locali, anche in ragione della maggiore conoscenza e “prossimità” all’ambito amministrato, diviene d’importanza cruciale.

Noi amministratori locali, seppure lasciati soli, a dover contare esclusivamente su nostri uomini, mezzi e sempre più scarse risorse, abbiamo chiara la consapevolezza di quanto sia importante fare presto, intervenire per fare fronte all’emergenza che puntualmente si ripresenta: liberare le strade, tamponare le frane, i dissesti, le ferite del nostro territorio. Eliminare o peggio lasciare al guado le province, la cui vocazione istituzionale è la tutela del territorio, significa lasciare il territorio, la comunità locale, senza difese, senza presidii, senza tutele. Senza le Province non si salva l’Italia ma si rischia solo un’Italia infinitamente più fragile”.