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Pescara e la storia che scompare: la Filanda Giammaria rischia l’abbattimento VIDEO

Pescara. Rischio abbattimento per un altro edificio storico: dopo Porta Nuova e la centrale del latte, ora tocca alla filanda Giammaria alle spalle dell’ospedale.

Dopo la centrale del latte di via del Circuito e la storica stazione di Porta Nuova, un altro edificio che tratteggia l’identità socio-economica di Pescara rischia l’abbattimento. A lanciare l’allarme per la Filanda Giammaria è il consigliere comunale, nonché esponente di spicco tra gli storici abruzzesi, Licio Di Biase, preoccupato da un piano di recupero che mette la struttura alle spalle dell’ospedale civile sotto la minaccia di cementificazione.

La Filanda, ovvero per la lavorazione delle materie prime in filamenti e materiali tessili, fa parte di un trittico di edifici appartenuti ai Giammaria, possidenti chietini che si insediarono nell’allora città di Castellammare, antico nucleo a nord del fiume Pescara precedente all’unificazione dell’attuale capoluogo adriatico. Presente tuttora, in una viuzza sterrata tra i palazzi di via Rigopiano, il castelletto eretto dalla ricca famiglia e una casa rurale che nei primi del ‘900 era utilizzata come casino di caccia, quando tutt’attorno c’erano ancora boschi e radure dove gli animali scorrazzavano indisturbati. Venne l’industrializzazione, poi l’urbanizzazione e quella cementificazione che, evidentemente, ancora oggi non mostra segnali d’arresto. Le ampie vasche utilizzate per il trattamento delle fibre vegetali furono, decenni fa, i primi pezzi della filanda ad andare distrutti, con la costruzione del parcheggio dell’ospedale vecchio.

“Ma la dispersione degli elementi visivi della città continua”, afferma allertato Di Biase, “Prosegue la dispersione dell’identità della città. Anche la modifica di Corso Vittorio Emanuele, il cambiamento di Piazza Italia e Via del Concilio”, ”, aggiunge lo storico, “ rappresentano delle distorsioni rispetto ad interventi concepiti negli anni ’30”. Secondo il consigliere comunale, per arrestare “lla trasformazione di Pescara in una  città sempre più meticcia”, urge che il Consiglio approvi al più presto il Piano per la Tutela del Patrimonio edilizio (redatto con il contributo del Professor Claudio Varagnoli, della Facoltà di Architettura della d’Annunzio, e la Dottoress Patrizia Tomassetti, della Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici). “E’ il caso di adottare il provvedimento di tutela prima di proseguire con il Decreto Sviluppo, ma soprattutto prima di portare in Consiglio Comunale altri programmi di pianificazione e di recupero”, conclude Di Biase.

 

GUARDA IL VIDEO DEL COMPLESSO GIAMMARIA, REALIZZATO DAL COMITATO ABRUZZESE DEL PAESAGGIO

LA STORIA DEL COMPLESSO GIAMMARIA

a cura di Licio Di Biase

Ciò che oggi rimane del complesso si configura quale testimonianza dell’evoluzione della società pescarese che nei primi del 900 passa da un’economia di puro sostentamento, legata alle attività rurali, alla macchina della produzione industriale.

I tre edifici: la casa rurale, la filanda e il castello rappresentano le tappe del percorso compiuto dalla comunità dell’allora Castellammare dal sistema latifondista di fine 800 alla piccola imprenditoria privata fino alla creazione della provincia pescarese nel 1927.

Il nucleo originario del complesso è costituito dalla casa rurale che i Giammaria, famiglia di possidenti terrieri originari della provincia di Chieti, acquisiscono tramite un’asta bandita dal tribunale di Chieti verso la fine dell’Ottocento.

Testimonianze da precisare con mirate ricerche documentarie identificano la casa quale casino di caccia borbonico divenuto poi proprietà di una famiglia nobiliare residente a Penne.

La struttura originaria dell’edificio presentava due livelli: il piano terra coperto con volte a crociera e il “piano nobile” al quale si accedeva tramite un doppio scalone esterno a tenaglia coperto da volte a padiglione secondo alcuni testimoni decorate con affreschi a soggetto religioso.

L’aspetto attuale è dovuto ad alcuni interventi effettuati probabilmente intorno al 1930 che hanno determinato l’abbattimento dello scalone esterno e l’aggiunta di alcuni vani coperti da terrazzo. Il passaggio dei Giammaria da proprietari terrieri a imprenditori è sancito dall’inaugurazione della filanda del 1900.

L’edificio costruito in prossimità della casa si presenta come un corpo unico in mattoni diviso all’interno in due livelli; il piano superiore fungeva da magazzino.

L’edificio ricalca la conformazione tipica di molti complessi industriali della seconda metà dell’800, alcuni rinomati come le filande di Sarno; struttura portante in mattoni, solai in orditura lignea sorretti da stili che fungono da pilastri e copertura a capriate.

Il complesso viene completato nel 1927 con la costruzione del castelletto atta a sottolineare l’importanza raggiunta dalla famiglia a livello economico e politico nell’ambito della nuova provincia pescarese.