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Pescara, marineria incandescente:’O torniamo in mare o in strada a protestare’

Pescara. Si parte o non si parte? La marineria è stufa delle promesse non mantenute e prende di petto tutte le istituzioni coinvolte nel mancato dragaggio. L’Associazione armatori: “Incontro martedì o protesta mercoledì”.

Loro sono pronti. I marinai scalpitano, dopo aver sborsato decine di migliaia di euro per rendere nuovamente operativi i pescherecci, per riprendere la via del mare. Ad impedirglielo sono i continui rinvii che arrivano in merito al cantiere per il dragaggio. Ogni data che viene fornita per la ripartenza, guarda caso in coincidenza delle seriali manifestazioni di piazza, viene puntualmente prorogata. E ora la marineria non ci sta più a ingoiare lo zuccherino.

Stavolta, annuncia l’associazione armatori, le cose andranno diversamente. Ieri una riunione sulla banchina ha stilato il nuovo piano d’azione: “Per martedi’ 21 maggio”, riferisce il rappresentante Mimmo Grosso, “l’associazione chiederà un incontro nella sala consigliare della Provincia di Pescara , con le massime autorità: il comandante della capitaneria di porto di Pescara, Luciano Pozzolano, il presidente della Regione Gianni Chiodi, l’assessore regionale alla Pesca Mauro Febbo, il dirigente regionale Antonio Di Paolo, il consigliere regionale Lorenzo Sospiri, il sindaco di Pescara Luigi Arbore Mascia, il presidente della provincia Guerino Testa, il consigliere regionale Carlo Masci, un rappresentante del provveditorato, un rappresentante della Sidra. Le motivazioni dell’incontro sono molteplici”, spiega ancora Grosso, “tutte legate al prossimo ritorno in mare”.

Solo se verrà fatta chiarezza martedì, “riusciranno a scongiurare una protesta già in cantiere da parte della Marineria pescarese programmata per mercoledì 22 maggio”, minaccia l’armatore, “l’urgenza ed il bisogno di tornare in mare al più presto possibile ha creato una situazione incandescente che potrebbe scaturire in manifestazioni eclatanti”.

La tensione, calmata poche settimane fa soltanto dalle promesse scucite a Chiodi, si prepara a schizzare nuovamente alle stelle. Ma i marittimi non preparano soltanto azioni di mano: prende sempre più consistenza un azione legale di risarcimento a favore delle imprese di pesca e dei lavoratori dipendenti “contro i responsabili”, hanno detto ieri i componenti dell’associazione armatori, “di quanto accaduto legato ai problemi dell’inagibilità del canale e dell’avamporto del fiume Pescara a partire dal Giugno 2011”.