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Pescara, 3 aziende a rischio. Fiom: ‘Rischiamo la fine della Sardegna’

Pescara. Icie, Italcables e Provincia & Ambiente: la Fiom scende in piazza per manifestare a favore dei dipendenti delle tre aziende, in vertenza sindacale ormai da mesi. Il segretario regionale Di Matteo lancia l’allarme, partendo dal territorio pescarese: “Senza infrastrutture, l’Abruzzo rischia più dismissioni della Sardegna”.

Sono scesi in piazza, quella dinanzi alla Prefettura, per manifestare congiuntamente tutto il loro disagio. Le vertenze dei dipendenti della Italcables di Cepagatti, della Icie di Loreto e di Provincia & Ambiente premettono alle iniziative “eclatanti” che il segretario regionale del sindacato Cgil dei metalmeccanici punta ad organizzare a breve. Il segretario regionale Nicola Di Matteo, infatti, ha annunciato di voler riunire tutte le vertenze delle aziende abruzzesi, dalle grandi Pilkington, Honda e Sevel, a quelle più piccole e portarle all’attenzione delle istituzioni nazionali, interessando il segretario nazionale Landini. “L’Abruzzo sta subendo più dismissioni della Sardegna”, ha detto Di Matteo stamani, “ed è colpa anche delle istituzioni e della politica: non si interessano dei propri cittadini lavoratori e non migliorano le infrastrutture. La mancanza di un porto commerciale comporta maggiori costi per le aziende, e queste scappano verso lidi più convenienti”.

Tra le cosiddette piccole vertenze, ci sono proprio quelle dei lavoratori scesi in piazza Italia oggi, illustrate nei dettagli dal segretario provinciale Fiom Luigi Marinucci.

LA ITALCABLE DI VALLEMARE DI CEPAGATTI

l’ultima vertenza accesa, vede 34 in mobilità dal 28 agosto, data della comunicazione ufficiale di cessazione delle attività. Una procedura “anomala”, come la definiscono gli operai impiegati nella produzione di cavi di acciaio per il cemento armato precompresso. “Anomala perché”, dice Marinucci, “l’azienda ha commesse assegnate ed è tra le uniche con certificazione europea di qualità, oltre ad essere tra le poche ad avere utili certificati all’interno della holding portoghese che ha rilevato lo stabilimento abruzzese  nel 2005”. Dagli anni ’90, infatti, la fabbrica era di proprietà di un imprenditore italiano, mentre ora è in mano agli investitori iberici che hanno deciso di smantellare il sito di Cepagatti e trasferire tutti i macchinari in un complesso già attivo a Caivano, nel napoletano, dove 36 lavoratori sono già in cassa integrazione straordinaria: “Tutto ciò finanziariamente non ha senso”, insistono gli operai, “perché qui facciamo utili, quindi se l’azienda è in perdita e vuole salvarsi deve investire su Vallemare che produce incassi certificati”. “Intanto la Provincia non si interessa di questi lavoratori”, sostiene Nicola Di Matteo, “e rischiamo la fine della Sardegna. Vorrà dire che serviranno le stesse iniziative eclatanti meritevoli di uguale rilievo nazionale”.

LA ICIE DI LORETO, EX ABB

è una questione ormai nota (leggi gli articoli).: 34 lavoratori senza stipendio da 8 mesi. L’azienda di Termoli, subentrata al colosso dei quadri elettrici a giugno 2011, “rifiuta di pagarci, di versare i contributi, e perfino di farci lavorare”, digrignano gli operai, tenuti fuori dallo stabilimento aprutino da una vera e propria serrata. In stand by, a causa di un accordo commerciale non calzato a pennello alla società molisana, che forse si aspettava la mole di lavoro prospettata al momento di rilevare lo stabilimento, e che ora sembra scontare la delusione sui dipendenti. Cinque, di cui 3 rappresentanti sindacali Fiom, sono già stati licenziati dopo una serie di lettere di richiamo, e nemmeno una sequela di denunce ad ispettorato del lavoro, Procura e magistratura è riuscita a smuovere la situazione. Ma gli operai, che risultano tuttora assunti regolarmente, non possono godere nemmeno degli ammortizzatori sociali. A questo punto, dopo gli inutili interventi di Provincia, Regione e ministero dello Sviluppo economico, chiedono direttamente ad Abb di riprendere in mano le redini della fabbrica.

PROVINCIA & AMBIENTE: RISCHIO SPENDING REVIEW. MA QUANTI SPRECHI?

La Spa controllata al 78% dalla Provincia di Pescara, tiene ormai i 23 dipendenti in cassa integrazione in deroga da ottobre 2011: a rotazione, solo 8 vengono fatti lavorare, gli altri parcheggiati con l’ammortizzatore. “Di tanto in tanto”, dice uno dei lavoratori, “ci fanno fare dei corsi di formazione pagandoci 600 euro al mese”. Ma secondo Marinucci, ciò che salverebbe la società,  ormai relegata al solo controllo delle caldaie nelle case del pescarese, è un serio investimento da parte della Provincia nei tanti progetti iniziati. “Questi, invece”, dice un impiegato, criticando Palazzo dei Marmi, “non ci fanno lavorare, sprecano i soldi pubblici e rinunciano a riscuotere delle entrate garantite”. Si riferisce ad un progetto che Provincia & Ambiente ha allestito per la pianificazione dei passi carrai e della cartellonistica pubblica: il solo software necessario all’accatastamento del piano è costato un leasing da 60mila, l’intera realizzazione, invece, ben 400 mila euro. “Ora quell’accatastamento, pronto da 3 anni, si può cestinare”, dicono i dipendenti, “e la Provincia non si adopera per servirsi di un lavoro già pagato e rinuncia ad incassare fior di quattrini”.

Di contro il presidente dell’ente, Guerino Testa, dichiara “massima disponibilità ad affrontare le problematiche dei i lavorator”. Ma paventa l’incubo dei tagli alle spese pubbliche: “In un momento come quello attuale in cui il Governo Monti impone un taglio rigidissimo della spesa negli enti pubblici”, afferma Testa, “un’operazione di rilancio e di ampliamento delle attività di questa società appare complesso da programmare, tanto più che la legge sulla spending review parla chiaramente di riduzione di spese, messa in liquidazione e privatizzazione di società pubbliche, indicando tempi e modi per procedere”. Testa ricorda inoltre che “la spending review prevede che nei confronti delle società controllate direttamente o indirettamente dalle pubbliche amministrazioni si proceda alternativamente allo scioglimento della società entro il 31 dicembre 2013, o alla cessione dell’intera quota di partecipazione detenuta dall’ente pubblico entro il 30 giugno 2013 ed alla contestuale assegnazione del servizio per cinque anni, non rinnovabili, a decorrere dal gennaio 2014”. Per Provincia & Ambiente, dunque, si prospetta a breve una decisione fra le alternative: “Comunque sia”, conclude il presidente Testa, “la Provincia sta cercando di mantenere i livelli occupazionali”.

 

Daniele Galli