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Pescara, corso Manthonè: strade distrutte e mattonelle disastrate ad un anno dal restauro

Pescara. Corso Manthonè, via delle Caserme e traversine annesse: la pavimentazione in pietra, rimessa a nuovo appena un anno fa, è ormai letteralmente fatta a pezzi. Una condizione impietosa, anche di fronte ai due musei presenti, che fanno del centro storico una “bomboniera” crepata. Oltre che un serio pericolo per le centinaia di persone che frequentano la movida serale.

Una passeggiata mattutina per il centro storico di Pescara; niente a che vedere con una difficoltosa “vasca” serale per corso Manthonè o via delle Caserme, quando per percorrere i circa 300 metri da piazza Garibaldi a piazza Unione occorrono circa dieci minuti di sgomitate tra la folla che passeggia o si gusta un cocktail di fronte alle schiere di locali; più spedita la camminata alla luce del sole, ma gli ostacoli non mancano. Bisogna proverbialmente guardare dove si mettono i piedi: a terra ci sono una cinquantina di zone “minate”, più o meno estese, contando “solo” quelle visibili alla nostra macchinetta fotografica (vedi la galleria fotografica dettagliata a fondo pagina). La pavimentazione in pietra di Brac e sanpietrini sembra reduce dal passaggio di mezzi cingolati: mattonelle scheggiate, crepate, divelte, sconnesse, traballanti, pietre che spuntano singolarmente dal livello stradale o intere isole “terremotate” di un paio di metri quadrati. Il nostro tour è partito da piazza Garibaldi ed entrando su corso Manthonè ci imbattiamo immediatamente in una di queste, tra le più grandi, proprio dinanzi alla casa natale di Gabriele D’Annunzio, sede di uno dei musei presenti in zona, forse il più importante insediamento storico dell’area. Oltrepassiamo il “bel biglietto da visita” e non occorre impegnarsi troppo a lungo per trovare altri dissesti; praticamente ogni due passi si inciampa in uno spuntone o si oscilla su una pietra dondolante. All’incrocio con via Catone, una grossa falla fa da cornice ad un tombino: i sanpietrini sono tutti sparsi li attorno, e la sera di sabato scorso alcuni ragazzi li usavano come un pallone per farci “due passaggi” con i piedi. Scene, ormai, non straordinarie: gente che mette il piede su una delle sconnesse pietre al centro della strada, di quelle concave che formano lo scolo per l’acqua piovana, ma questa è talmente fuori sede che galleggia nella pozzanghera sottostante e, calpestata, schizza il passante di acqua lurida fino al petto.

La camminata continua così per tutto il percorso, andando fino a piazza Unione e tornando per via delle Caserme, dove non viene risparmiata nemmeno l’area antistante le due sedi del museo delle Genti d’Abruzzo e l’auditorium Petruzzi; non fa eccezione nemmeno la breve deviazione in via Flaiano. Ad interrompere con ripetuta frequenza la quiete del mattino, il ciottolare delle mattonelle, smosse dall’andirivieni di automobili, furgoncini e furgoni che accedono all’area, pedonale, per effettuare le operazioni di carico e scarico; sono questi, infatti, i colpevoli del disastro. Autorizzati, per carità, e fondamentali per sostenere il commercio della zona e rifornire i frigoriferi dei locali che, ogni sera, accolgono i pescaresi. Autorizzati fino ad un certo punto, però, e a contestare sono le testimonianze rilasciate da alcuni passanti, residenti o persone che lavorano negli uffici dei due vialoni. Il carico/scarico, infatti, è consentito solo fino alle 11:00, ma “qui passano mezzi ad ogni ora”, racconta una ragazza. Operazioni, peraltro, che permettono ai mezzi di sostare giusto il tempo di scaricare casse di bevande, caricare qualche fusto vuoto e via dicendo, sempre accompagnate dalla bolla commerciale che testimonia il bisogno di accedere; ma qualcuno se ne approfitta ed entra senza autorizzazione: “E’ diventato praticamente un parcheggio”, ci dice un altro passante.

Capita, così, che “oltre alle piante strappate via dai vasi o ai bicchieri gettati ovunque la mattina, ci si ritrova con il portone o la serranda sbarrata da una macchina parcheggiata durante il giorno”. Violazioni certe, riportate dalle testimonianze e dalle stesse mattonelle. I controlli, invece? “Non controlla nessuno”, ci spiega lo stesso passante, “i vigili li chiamiamo, ma vengono poche volte; è anche pericoloso per le decine di bambini che, ogni giorno, visitano i musei”.

Un danneggiamento vero e proprio, quantificabile in 24mila euro: tanto è stato, infatti, speso soltanto un anno fa dall’amministrazione comunale per far riparare “l’intera pavimentazione in pietra di Brac, ricostruendo il massetto e sostituendo le oltre 300 mattonelle rotte, spezzate dal transito dei mezzi pesanti”, citando testualmente le parole del sindaco Luigi Albore Mascia, che presentando l’intervento aveva detto: “Sicuramente sarà subito vietato il carico e scarico delle merci con l’ingresso dei camion su corso Manthonè o via delle Caserme, individuando delle zone ad hoc che gli operatori dovranno raggiungere con dei carrelli”. Delle due, l’una: o l’ordinanza sindacale non è stata resa esecutiva, o non viene rispettata. Fatto sta che, nel giro di un anno, il il del centro storico tornato ad essere “la bomboniera di Pescara”, sono rimasti solo i cocci.

Guarda le immagini di TUTTE le mattonelle rotte

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Daniele Galli