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Operazione Adriatico: 31 ordinanze di custodia cautelare dei Carabinieri della provincia di Chieti

Chieti. Il Procuratore Distrettuale Antimafia di L’Aquila, Fausto Cardella, e i Sostituti Procuratori Antonietta Picardi e David Mancini, a conclusione di una articolata e complessa attività di indagine delegata al Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri e condotta unitamente ai Carabinieri del Comando Provinciale di Chieti, hanno ottenuto dal Giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Romano Gargarella, 31 ordinanze di custodia cautelare  per i delitti di “associazione di tipo mafioso, estorsione e traffico di sostanze stupefacenti. Nelle prime ore della mattinata odierna, è stata data esecuzione dai Carabinieri del Comando Provinciale di Chieti e del Ros, unitamente ai Comandi dell’Arma territorialmente competenti delle province di Napoli, Salerno, Foggia, Latina e Ascoli Piceno.

La Direzione Nazionale Antimafia ha seguito costantemente le complesse attività investigative, anche in relazione agli inediti profili associativi mafiosi che, per la prima volta nel distretto aquilano, sono stati contestati e ritenuti sussistenti nei confronti dei principali indagati. I provvedimenti sono stati emessi a conclusione di un’attività investigativa, avviata nell’aprile 2012, in direzione di un sodalizio criminale di matrice camorristica attivo nell’area vastese frentana della provincia di Chieti, che ha trovato importanti fonti di prova sia dai riscontri info-operativi che dalle analisi criminali susseguenti agli arresti effettuati, in particolare, nel corso delle operazioni “Pipistrello” e “Tramonto” portate a termine, rispettivamente nel 2009 dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Chieti e nel gennaio del 2012 dalla Compagnia di Vasto. Tali attività erano essenzialmente rivolte a disarticolare l’associazione criminale facente capo a COozzolino Lorenzo, elemento apicale di una fazione scissionista del clan “Vollaro”. Il Cozzolino, si è stabilito in provincia di Chieti, dapprima in Vasto e successivamente in Gissi, unitamente alla convivente Belsole Italia, figlia del defunto Belsole Attilio, esponente di spicco del clan Vollaro. Nel chietino, insieme ad altri affiliati a clan camorristici partenopei, tra i quali Martusciello Fabio, del clan Cimmino, e  Mango Marco e Di Bello Rosario, del clan Di Lauro sottrattisi alle ripetute guerre di camorra,  tra il 2002 ed il 2003, formava un agguerrito gruppo criminale, gerarchicamente strutturato, in grado di gestire con modalità tipicamente mafiose una pluralità di attività illecite, principalmente legate al narcotraffico e al controllo delle piazze di spaccio nell’area compresa tra Francavilla, Vasto, San Salvo ed altri comuni del chietino, ove estendeva progressivamente la propria influenza sulla eterogenea e meno strutturata criminalità autoctona. Infatti, nel periodo che va dal 2003 al 2008, tra alterne vicende detentive, il Cozzolino con la sua organizzazione si rendeva responsabile, quale esecutore o mandante, di numerosi atti di intimidazione, tentati omicidi e incendi di autovetture e beni immobili; tali atti violenti sono stati anche rivolti ad alcuni appartenenti alle forze dell’ordine e loro familiari. In tale contesto il Cozzolino è riuscito anche a superare le resistenze di alcuni rom stanziali dediti autonomamente allo spaccio di droga detenendone prima del suo arrivo la gestione del mercato. Il gruppo, così strutturato, è riuscito a costringerli ad acquistare il narcotico dalla propria organizzazione e sottoporli alla propria egemonia. Nel mese di febbraio del 2012, all’indomani di un’operazione dell’Arma di Chieti, l’indagine “Tramonto”, che portava alla cattura di 63 indagati per traffico di stupefacenti, detenzione di armi ed altro, Cozzolino Lorenzo e la moglie Belsole Italia iniziavano a collaborare con la giustizia rendendo dichiarazioni alle Dda di L’Aquila e Napoli. Tale collaborazione ha permesso di operare una rilettura di numerosi fascicoli processuali, trattati precedentemente dalle procure ordinarie per reati minori, consentendo una più ampia visione del fenomeno criminale. La meticolosa attività di riscontro e di approfondimento investigativo, sviluppata sotto la direzione della Procura Distrettuale aquilana, ha confermato il quadro indiziario riscontrando nel dettaglio le innumerevoli attività illecite commesse in quegli anni dal sodalizio indagato e consentendo di documentare: le origini, la struttura e le gerarchie interne del sodalizio; le modalità tipicamente mafiose di affermazione sul territorio, attraverso il sistematico ricorso alla violenza, ad attentati dinamitardi, a conflitti a fuoco, a pestaggi e ad altre gravi forme di intimidazione, perpetrate, sia all’interno del sodalizio per consolidare le gerarchie interne, sia all’esterno per estendere la propria supremazia sul territorio; il sostentamento degli affiliati detenuti e dei loro familiari, di cui l’organizzazione si faceva carico disponendo, alternativamente, l’erogazione della c.d. “settimana”, o cancellando eventuali debiti contratti; la disponibilità di armi da fuoco, a volta utilizzate con estrema disinvoltura anche in luoghi pubblici molto frequentati, con i conseguenti rischi per l’incolumità dei passanti; l’utilizzo di diversi canali, sia nazionali che esteri, per l’approvvigionamento delle sostanze stupefacenti, nonché i contatti mantenuti dal Cozzolino con referenti calabresi e con noti narcotrafficanti di cocaina stanziali in Olanda e Germania.Nell’ambito dell’indagine, a riscontro delle dichiarazioni dei due coniugi, sono stati rinvenuti e sequestrati, occultati all’interno di un casolare di proprietà di un appartenente all’organizzazione, alcuni silenziatori di fabbricazione artigianale, giubbotti antiproiettile, lampeggianti del tipo in dotazione alle FF.PP. e manette prive di matricola. A riscontro delle dichiarazioni dei due coniugi in più deve evidenziarsi che a seguito di comparazioni balistiche eseguite dai Carabinieri del Ris su alcuni bossoli ed ogive repertati in occasione di alcuni fatti di sangue susseguitisi negli anni, è stato altresì confermato il coinvolgimento in quei delitti dei coniugi Cozzolino – Belsole e dei propri sodali. L’operazione riguarda, in definitiva, un pericolosissimo sodalizio criminale che ha imposto, su una realtà territoriale tradizionalmente estranea a forme stanziali di criminalità organizzata, condizioni di assoggettamento e forme d’intimidazione ampiamente documentate e tali da contestare, per la prima volta nel distretto giudiziario abruzzese, la fattispecie dell’associazione di tipo mafioso.