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Crisi Automotive, venerdì sciopero e manifestazione a Roma

Chieti. La crisi, la mancanza di politiche attive del governo e le scelte dei grandi gruppi (aziende dei veicoli commerciali, dei camion, degli autobus, del movimento terra, del motociclo), stanno cancellando l’intera filiera dell’indotto, della componentistica e dei servizi in Italia. Non passa giorno in cui non vengano aperte procedure di ammortizzatori sociali o di chiusure di interi stabilimenti.

Per questo motivo la Fiom Cgil ha indetto uno sciopero per il prossimo 28 giugno nel settore dell’Automotive con manifestazione a Roma.

“Le grandi multinazionali della componentistica che lavorano per il gruppo Fiat (auto e industrial) – si legge in una nota – non investono negli stabilimenti italiani perché non c’è un piano industriale che garantisca i volumi produttivi nel prossimo futuro. Basta leggere la variazione dei dati sulla produzione di veicoli dal 2007 al 2012 in Italia: -56% nell’auto, -25% veicoli commerciali, – 35% per gli autocarri, – 66% per gli autobus e – 60% per rimorchi e semirimorchi. L’impatto che questi numeri stanno avendo su tutte le filiere è impressionante: la crisi si sta scaricando tutta sulle lavoratrici e i lavoratori, perché mentre le imprese delocalizzano le produzioni gli stabilimenti vengono man mano ridotti ed infine chiusi. La frenata che sta intervenendo negli Stati Uniti e nei paesi europei che avevano garantito l’export può mettere in discussione il futuro anche degli stabilimenti dove oggi il problema è lo sfruttamento degli impianti e l’aumento dei ritmi e delle cadenze produttive. In nome della competitività la crisi viene usata dalle imprese per derogare alle leggi e ai contratti: sempre più spesso sindacati complici firmano intese che riducono i minimi e rendono variabile il salario fisso, riducono il diritto al riconoscimento del trattamento per i periodi di malattia, aumentano le ore di straordinario e il comando dell’impresa sulla prestazione lavorativa. La Fiom, nonostante gli sia stato impedito di rinnovare il contratto nazionale, nonostante gli sia impedita la possibilità di eleggere in modo proporzionale i propri delegati, nonostante i tentativi reiterati di ridurre la democrazia nei luoghi di lavoro è oggi l’organizzazione sindacale maggiormente rappresentativa nelle imprese dell’automotive.
Quindi la Fiom chiede che: “Il governo convochi un tavolo nazionale dell’automotive per salvaguardare la capacità produttiva e l’occupazione anche con il blocco dei licenziamenti; il governo rediga e discuta con le parti sociali un piano nazionale dei trasporti pubblici e privati; siano garantiti investimenti sui prodotti innovativi ed ecosostenibili; le imprese e le organizzazioni sindacali firmatarie rispettino l’accordo per la rappresentanza e la democrazia e il governo faccia una legge per garantire le libertà sindacali a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori e a tutte le organizzazioni sindacali; l’abolizione dell’articolo 8 che permette le deroghe alle leggi e al contratto; il ministero del Lavoro promuova e incentivi l’utilizzo dei contratti di solidarietà e della riduzione degli orari a favore dell’occupazione”.