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Giacimento gas ‘Colle Santo’, ambientalisti diffidano Ministero: ‘Ritiri permesso di ricerca’

Bomba. Il Comitato di cittadini “Gestione Partecipata Territorio” di Bomba e le associazioni Legambiente e WWF hanno inviato al Ministero dell’Ambiente le loro Osservazioni in opposizione allo Studio d’Impatto Ambientale presentato dalla CMI Energia S.p.A. in relazione all’istanza di richiesta di Coltivazione del giacimento di gas naturale denominato “Colle Santo”

sito nel territorio dei Comuni di Bomba, Archi, Roccascalegna, Torricella Peligna, Pennadomo, Villa Santa Maria, Atessa e Colledimezzo.

‘Le osservazioni sono un atto doveroso, per il quale il comitato e le associazioni ringraziano il gruppo scientifico che ancora una volta, in tempi strettissimi e in piena estate, ha lavorato gratuitamente nel solo interesse della tutela del territorio e dei cittadini.

Resta tuttavia gravissimo il fatto che, senza aver compiuto nessuna nuova indagine, sia stato ripresentato un “nuovo” progetto da parte della CMI Energia S.p.A. a distanza di poco più di un anno dalla sentenza del Consiglio di Stato che aveva bocciato lo stesso identico progetto presentato dalla Forest CMI S.p.A., per i forti rischi idrogeologici connessi al fenomeno della subsidenza.

Si tratta di un vero affronto e di una totale mancanza di rispetto nei confronti delle Istituzioni dello Stato italiano. Il precedente progetto era stato bocciato con atti formali a tutti i livelli comunale, provinciale, regionale e nazionale e si era concluso con il pronunciamento del massimo organo decisionale amministrativo del nostro ordinamento con una argomentazione certamente tuttora valida poiché le condizioni idrogeologiche della zona in cui è situato il giacimento sono rimaste assolutamente invariate.

Sarebbe decisamente comico, se non fosse invece assolutamente preoccupante, osservare come vengano progressivamente stravolti i dati scientifici senza effettuare nessuna nuova analisi del terreno e senza che siano presentate analisi ufficiali e certificate sulla reale composizione del gas.

Lo sostengono in una nota congiunta Massimo Colonna (Comitato Gestione Partecipata Territorio – Bomba), Giuseppe Di Marco (Legambiente Abruzzo) e Luciano Di Tizio (WWF Abruzzo).

‘Così scopriamo con stupore che – lo ripetiamo: senza nuovi dati scientifici di riferimento- con il passare degli anni la subsidenza è passata dai 26 cm previsti dall’AGIP nei documenti tecnici presentati negli anni ‘90 ai circa 7 cm previsti invece dalla Forest CMI S.p.A. nel 2010 agli appena 2 cm previsti dalla CMI Energia S.p.A. nel 2016. Alla stessa maniera l’idrogeno solforato scende da valori che si aggiravano tra i 3.000 e i 4.200 ppm (analisi AGIP) via via a 2.900 ppm (dichiarati da Forest CMI S.p.A.) e ora a 2.763 (dichiarati da CMI Energia S.p.A.).

Contro il progetto Forest e a tutela dei cittadini e del territorio avevano presentato ricorso il Ministero dello Sviluppo Economico, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e si erano costituiti WWF Italia e il Comitato “Gestione Partecipata Territorio’.

Legambiente, WWF e Comitato sollecitano ora le pubbliche amministrazioni a essere coerenti con quel ricorso e quindi chiedono:

‘Al Ministero dell’Ambiente (al quale sarà inoltrato un dettagliato e argomentato documento di diffida) di non esprimere parere favorevole nei confronti di un progetto bocciato da una sentenza del Consiglio di Stato, su ricorso, tra gli altri, della stessa Regione Abruzzo, e respinto a tutti i livelli dagli Enti locali.

Al Ministero dello Sviluppo Economico (al quale sarà inviata una richiesta ufficiale in tal senso) di ritirare il Permesso di Ricerca denominato “Colle Santo”, visto che lo stesso ministero aveva presentato ricorso al Consiglio di Stato affinché non si procedesse alla coltivazione del giacimento per i forti rischi idrogeologici. Al ministero sarà richiesto, anche, di deliberare definitivamente l’impossibilità di sfruttare il giacimento di gas naturale di Bomba affinché non si possa ripresentare in futuro un ulteriore “nuovo” progetto.

Alla Regione Abruzzo (che, in collaborazione con le associazioni ambientaliste e i comitati di cittadini, ha elaborato, attraverso il CCR VIA regionale, proprie Osservazioni contro il progetto inviate al Ministero dell’Ambiente) di adottare ogni possibile iniziativa al fine di non rendere disponibili i terreni dell’Agglomerato Industriale di Atessa-Paglieta individuati dalla CMI Energia S.p.A. come sito di destinazione della centrale di trattamento del gas naturale estratto’, concludono.