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Incendio di Colle Sant’Antonio: a tre settimane dal rogo più dubbi che certezze

Chieti. Continua l’emergenza in conseguenza dell’incendio che, a partire della notte tra sabato 27 e domenica 28 giugno scorsi ha devastato una discarica di rifiuti nella zona Colle Sant’Antonio tra Chieti e Bucchianico.

Ieri, a distanza di oltre tre settimane dal rogo, c’è stato un nuovo incontro organizzato dal comitato Amici del Colle alla presenza dei sindaci di Chieti, Bucchianico e Casalincontrada. Ha partecipato anche la dott.ssa Giovanna Mancinelli dell’ARTA, che era lodevolmente intervenuta la domenica mattina a rilevare i fumi durante l’incendio, nonostante per la sua Agenzia non sia prevista la reperibilità al di fuori degli orari di lavoro.

“Ancora tante domande senza risposte chiare”, questo il sintetico commento sull’incontro della presidente del WWF Chieti-Pescara Nicoletta Di Francesco. “Ad una mamma che ha chiesto con toni giustamente accorati se può lasciare i suoi bambini liberi di giocare all’aperto senza doversi preoccupare per le possibili conseguenze per la loro salute, il sindaco di Chieti non ha potuto rispondere positivamente, né avrebbe potuto tranquillizzarla qualcun’altro. La verità – aggiunge la presidente – è che si stanno pagando le gravissime conseguenze della mancanza di un piano di emergenza che stabilisca subito e con chiarezza chi deve fare cosa e i tempi dell’intervento. L’impressione è che ci si muova certamente con buona volontà ma con molta approssimazione. Nelle ordinanze di emergenza iniziali erano state date disposizioni valide per uno (Chieti) o due (Bucchianico) chilometri di raggio intorno all’incendio. In quelle del 18 scorso siamo arrivati a 3,5 km, con uno “spicchio” di potenziale e in parte accertata contaminazione che arriva a Santa Barbara di Chieti. Qualcuno ha avvertito gli abitanti di quella zona? E siamo davvero certi, visto che non sono stati fatti campionamenti oltre i 3,5 km, che le ricadute non ci siano state anche altrove?”

Lo spicchio di potenziale e in parte accertata contaminazione è stato individuato cercando a cerchio intorno all’incendio con uno spreco di tempo e di risorse che si sarebbe potuto evitare semplicemente procurandosi dati metereologici di direzione del vento relativi al periodo dell’incendio, grazie ai quali si sarebbe potuto campionare soltanto nell’area realmente a rischio.
“Un chiarimento – aggiunge Nicoletta Di Francesco – va dato anche in relazione ai contaminanti respirati dai cittadini. Gli unici limiti stabiliti dalla legge per l’esposizione a sostanze pericolose riguardano gli ambienti di lavoro. In queste situazioni si tratta però di una esposizione a una o comunque poche sostanze. Nel caso di un incendio le sostanze liberate nell’aria sono tantissime, decine delle quali potenzialmente pericolose e scatta l’effetto cumulo. Respirare fumo può far male comunque, e per questo è stato giustamente chiesto di chiudere le finestre e di evitare di restare all’aperto durante il rogo, ma siamo sicuri che il consiglio sia arrivato in tutte le zone raggiunte dai fumi e in tempo utile? Purtroppo no, in mancanza di quelle carte atmosferiche cui abbiamo fatto cenno”.

Le attenzioni sono ora concentrate, giustamente, sulle ricadute al suolo che avrebbero potuto contaminare piante e terreno. Avrebbero potuto e in parte certamente è accaduto, visto che sono stati trovati sul fieno valori fuori norma in alcuni punti. Prima di avere certezze occorrerà però purtroppo attendere ancora. “L’auspicio – conclude la presidente del WWF Chieti-Pescara – è che quello che è accaduto serva almeno a insegnarci come comportarsi per il futuro, in altre analoghe situazioni. È ora di mettersi al lavoro per elaborare un dettagliato piano di emergenza che a Chieti non può prescindere dagli incendi di rifiuti vista l’allarmante frequenza con la quale si verificano”.

Così ci legge in una nota del Movimento 5 Stelle: “Il Movimento 5 Stelle di Chieti vuolefare chiarezza sulle vicende che hanno interessato la discarica abusiva di Colle Sant’Antonio di Chieti. In seguitoall’incendio del 28 Giugno 2015 sono state intraprese specifiche azioni per capire quali possano esserele ricadute per l’ambiente e per la salute dei cittadini e per accertare eventuali lacune ed omissioni. I parlamentari, i consiglieri regionali, i consiglieri comunali e numerosi attivisti hanno presentato un esposto al consiglio superiore della magistratura, un esposto alla procura della repubblica di Chieti e una richiesta di avocazione delle indagini da parte della direzione distrettuale antimafia. L’intento è molteplice: evidenziare le carenze nelle indagini condotte dalla Procura della Repubblica di Chieti, che si rilevano dall’esame della sentenza n. 18/12 del Tribunale di Chieti, a firma della Dott.ssa Patrizia Medica e che, presumibilmente, hanno impedito di conoscere la reale consistenza dei fatti e delle violazioni commesse. Richiedere l’intervento della DIA de L’Aquila affinché si indaghi sul possibile coinvolgimento della criminalità organizzata e denunciare le omissioni di cui si sono resi responsabili gli apparati amministrativi locali. Infatti, dall’esame della sentenza “Medica”, si ritiene che la Procura di Chieti non abbia agito con le dovute cautele, omettendo persino di provvedere al sequestro del sito (operato d’iniziativa dalla GdF) ed alla classificazione e caratterizzazione dei rifiuti. E’ emblematico come perfino l’ausiliario di PG, Ing. Lino Prezioso, incaricato di individuare e classificare i rifiuti, riferiva di non aver potuto procedere a causa della pericolosità dell’area. Pare assurdo che nessuno abbia chiesto al PM uomini e mezzi per eliminare lo stato di pericolo riscontrato sul luogo e consentire al perito di svolgere il proprio compito. Pare altrettanto incomprensibile come, nonostante apparisse, fin da subito, più che plausibile l’ipotesi che i rifiuti (anche quelli pericolosi) fossero stoccati nel sito da oltre un anno, nessuno abbia pensato di contestare il reato di discarica abusiva come previsto dal D.L.vo 36/2003. Tuttavia, nessuna indagine è stata fatta per accertare con precisione chi, come e quando abbia riversato quei rifiuti nel sito di Chieti. Altrettanto importante sarebbe stato indagare sulla provenienza e sulla destinazione di quel materiale tossico e pericoloso, onde verificare se fossero o meno oggetto di traffico illecito, ed, eventualmente, se vi fosse o meno il coinvolgimento della criminalità organizzata. Altre ancora sono le carenze evidenziate dalla sentenza “Medica”: CFS e GdF attestano la presenza sul terreno di percolato, lasciando ipotizzare il pericolo di inquinamento delle falde acquifere, sulle quali occorreva disporre delle analisi e se necessario, provvedere alla contestazione del conseguente reato. La Dott.ssa Medica inoltre segnala alla Procura alcune importanti omissioni a carico del gestore del sito e delle istituzioni locali che avrebbero dovuto provvedere alla immediata messa in sicurezza e bonifica dell’area. Di non poco rilievo risulta poi il fatto che la Procura della Repubblica di Chieti sia rimasta inerte anche a fronte degli esposti e degli articoli di stampa con i quali, negli anni passati, si denunciavano le gravissime condizioni di pericolo in cui versava il sito di stoccaggio e con cui si chiedevano interventi urgenti di messa in sicurezza e di bonifica. Con tali iniziative, il Movimento 5 Stelle intende mantenere alta l’attenzione su una vicenda che sembra essere destinata all’oblio senza che nessuno, ad oggi, abbia accertato l’esistenza di responsabilità a carico di chi è istituzionalmente preposto alla difesa del territorio e della salute pubblica”.