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Sanità Abruzzo, la battaglia dei dati sulla mobilità passiva

“Non si arresta affatto la mobilità passiva. Al contrario cresce di un milione di euro e stabilizza la dipendenza strutturale del Servizio Sanitario abruzzese rispetto a quello di altre regioni”.

Sono dati che viaggiano in senso opposto quelli del governatore Gianni Chiodi e del vicepresidente del Consiglio Regionale Giovanni D’Amico (Pd). Il primo, solo ieri, annunciava l’inversione di tendenza, il secondo, oggi, afferma esattamente il contrario.

“Le specificità dell’esodo dei pazienti abruzzesi” commenta D’Amico “non è per patologie importanti. Vanno via anche e soltanto per prestazioni di estrema semplicità. Vuol dire, come ammette lo stesso presidente Chiodi, che è scarsa la fiducia del cittadino nei confronti del Servizio Sanitario Regionale. La prossimità territoriale che il governatore ritiene causa dell’emorragia di pazienti, professionalità e quindi economie verso le Marche è una giustificazione che lascia il tempo che trova. In effetti, per le prestazioni complesse, i pazienti emigrano verso regioni con Servizio Sanitario qualificato, regioni del Centro nord. Mentre emigrano verso regioni contigue, che offrono migliori qualità di prestazioni generali, anche per interventi di minore complessità. Carte alla mano, questi dati vanno letti con maggior attenzione e non annunciati come una conquista. Un milione di euro in più di perdita rispetto al 2011 ed un valore generale della passività che vale quasi 70 milioni, ovvero un dato che si attesta tra il 3 e il 4 % del valore del Servizio Sanitario Regionale. Il dato certo è che il cittadino abruzzese va fuori regione sia per patologie importanti, le cui specialistiche non sono presenti sul territorio, che per prestazioni di bassa complessità. Dunque, questi i dati su cui riflettere ragionando, per evitare l’effetto perverso di annunci rassicuranti a fronte un Servizio Sanitario percepito come carente rispetto alla tutela delle persone e dei cittadini in Abruzzo”.