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Ecomafia 2011, l’Abruzzo al centro dei traffici illegali

L’Abruzzo come snodo cruciale del traffico illegale dei rifiuti e del ciclo del cemento. Una particolarità che consente alla regione dei parchi di guadagnare il decimo posto nella classifica nazionale dell’Ecomafia 2011, il dossier prodotto da Legambiente, che analizza le storie e i numeri della criminalità ambientale.

Triste risalita, dunque, per l’Abruzzo, che scala la classifica di un posto con le sue 990 infrazioni accertate in tema di reati ambientali, 789 denunce, 10 arresti e 192 sequestri. Un territorio da decenni crocevia importante per i traffici di stupefacenti, con i clan campani che gestiscono a distanza e quelli albanesi che agiscono sul posto.

Ma c’è anche l’Abruzzo del riciclaggio, nel quale prolifera il distretto produttivo legato all’industria ed all’immobiliare, terreno fertile per le infiltrazioni della criminalità organizzata, camorra e ‘ndrangheta in primis.

E poi, c’è l’Abruzzo del traffico illecito di rifiuti, con 239 infrazioni, 250 persone denunciate e 10 arrestate, 60 sequestri. Sono state quattro, infatti, le inchieste relative al reato di organizzazione di traffico illecito, condotte dalle procure di Napoli, Teramo, Santa Maria Capua Vetere e Pescara che hanno visto coinvolte le imprese abruzzesi. L’ultima risale all’8 aprile scorso, quando il Noe di Pescara ha denunciato 13 persone e messo i sigilli ad alcune aziende di trattamento di rifiuti ferrosi in Abruzzo, Marche e Puglia.

 

“Anche quest’anno” spiega Luzio Nelli, della segreteria regionale di Legambiente Abruzzo “il rapporto sulle ecomafie pone l’Abruzzo al centro del traffico illegale dei rifiuti e del ciclo del cemento, con la conquista di un decimo posto a fronte del dodicesimo nel 2010 nelle illegalità ambientali. I dati mostrano come dalle 210 infrazioni del 2009 si passa a 990 del 2010, mentre dalla denuncia di 217 persone si passa, in un solo anno, a ben 789. Questo evidenzia l’interessamento mai sopito, da parte delle organizzazioni malavitose, di penetrare nel tessuto economico della nostra regione (testimonianza ne sono gli accadimenti sul traffico dei rifiuti a Teramo e a Sambuceto, e anche gli allarmi della magistratura aquilana sulla Ricostruzione), ma dall’altra anche un rafforzato controllo da parte delle autorità competenti. In questa fase è fondamentale per la nostra regione non disperdere il prezioso lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine: bisogna tenere sempre alto il livello di guardia e l’impegno. Questa situazione potrebbe degenerare ancora di più se la nostra regione dovesse precipitare in emergenza rifiuti».

Tra le operazioni che hanno visto coinvolte aziende abruzzesi, citate nel dossier, ci sono la “Emelie”, che ha sgominato un’organizzazione dedita allo smaltimento e al traffico internazionale di rottami metallici che si è conclusa con il sequestro di sette aziende, quattro delle quali con base a Chieti Scalo, Montesilvano e Fermo. Ancora, l’operazione “Ragnatela”, sul traffico illecito di rifiuti industriali che ha visto giocare un ruolo di primo piano da alcuni imprenditori di Lanciano. Ma anche la gestione illecita e traffico di rifiuti speciali pericolosi che nel luglio scorso ha visto protagonisti alcuni imprenditori di Sambuceto e lo smaltimento e traffico illecito di rifiuti (pneumatici) nel teramano.