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Abruzzo, debito sanitario. Pd: “Chiodi rispetti le sentenze”

L’Aquila. “E’ dal giorno dell’insediamento di Chiodi come Commissario di Governo per il risanamento del debito sanitario che cerchiamo di avere gli atti e i documenti che il commissario ha predisposto per la riduzione del debito di mercato”.

Con queste parole i consiglieri regionali del Pd Giovanni D’Amico, Claudio Ruffini e Giuseppe Di Pangrazio chiedono che Gianni Chiodi venga ascoltato dalla Commissione di Vigilanza del Consiglio regionale. Obiettivo quello di stabilire la coerente e corretta applicazione delle sentenze 361/2010 della Corte Costituzionale e quelle del Tar Abruzzo

“Inoltre” sottolineano “abbiamo più volte richiamato il presidente della Regione nelle sedute del Consiglio a non esautorare, in quanto commissario, le istituzioni regionali della loro sovranità e responsabilità negli atti e nelle procedure del risanamento che devono essere recepiti nella forma legge regionale”.

Stando a quanto dichiarato da D’Amico, Ruffini e Di Pangrazio, Chiodi avrebbe continuato a sostenere che le sue prerogative commissariali sono al di sopra delle sue responsabilità di presidente della Regione e che il Consiglio non ha titolo sugli atti collegati al piano di risanamento. “Tale presunzione di potere” commentano “è stata ribadita anche dopo la sentenza della Corte Costituzionale.?Le  pronunce del Tar dell’Aquila confermano la piena sovranità del Consiglio Regionale ed inficiano le procedure monocratiche del Commissario che oggi mettono ad ulteriore rischio la stabilità dei conti servizio sanitario. L’ostinazione con cui vengono negati al Consiglio regionale documenti ufficiali che intervengono non solo sulla spesa, ma anche sulla legislazione sanitaria e sulla qualità e diffusione dei servizi nel territorio regionale non è arretrata davanti alla sentenza della Corte Costituzionale n 361/2010. Riteniamo che le sentenze del Tar dell’Aquila del 5 maggio u.s. mettano un punto definitivo sulla vicenda.?Il problema diventa, a questo punto, materia di competenza della Commissione di Vigilanza nelle sue funzioni di controllo e di verifica del rispetto della legge.? E’ perciò necessario che il presidente della Vigilanza, Gino Milano” concludono i consiglieri del Pd “convochi il presidente Chiodi al fine di ristabilire correttezza di rapporti, riconoscimento di ruoli fra Istituzioni, coerenza e correttezza di applicazione della legge e delle sentenze”.