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SEL/Sinistra Italiana Abruzzo: ‘Ribadiamo il nostro NO al progetto Toto’

L’Aquila. ‘Prima di chiunque altro, circa un mese e mezzo or sono, manifestammo pubblicamente la nostra posizione estremamente critica sulla vicenda della modifica al tracciato autostradale A24/A25.

All’epoca, dopo una semplice e preliminare analisi basata più su ‘rumors’ che sugli atti ufficiali, eravamo dell’idea che il “gioco” non valesse la “candela”, ritenendo che la paventata costruzione di un nuovo tratto autostradale tra Aielli-Cerchio e Popoli – includente la realizzazione di ulteriori tre gallerie -, avrebbe potuto mettere a serio rischio il più grande e importante bacino imbrifero della nostra Regione’.

Lo affermano in una nota congiunta Tommaso di Febo, Mario Mazzocca e Leandro Bracco di SEL/SI Abruzzo.

‘Da sempre prediligendo uno sviluppo realmente sostenibile e perseguendo risposte concrete alle reali esigenze del nostro territorio e delle comunità che lo abitano, la posizione critica di SEL/SI Abruzzo sul progetto era evidenziata con un comunicato stampa del 18 giugno scorso. Oggi, dopo qualche giorno di studio ed approfondimento della definitiva stesura progettuale (l’acquisizione dei relativi atti e documenti si è verificata solo lunedì), la posizione allora espressa trova ulteriore conferma ed assurge a giudizio inappellabile. Il progetto, per come risulta essere concepito, è insostenibile.

D’obbligo, pertanto, ribadire il nostro NO a questo progetto di variante delle autostrade A24 e A25 ed il pieno sostegno alle iniziative di mobilitazione portate avanti dalle istituzioni locali, dalle associazioni ambientaliste e da alcuni comitati spontanei. Le motivazioni a supporto del contrasto di SEL-SI al progetto, la cui realizzazione determinerebbe ripercussioni negative per le comunità della Valle Peligna, dell’Alto Sangro e della Valle del Sagittario, sono molteplici, oggettivamente condivisibili e difficilmente confutabili.

In primis, il progetto è evidentemente insostenibile sotto il profilo ambientale: tornare a bucare le montagne abruzzesi per ulteriori 3 milioni di metri cubi determinerebbe un impatto incalcolabile ed irreversibile sull’ambiente naturale, in particolar modo sulle riserve idriche delle nostre montagne da cui la nostra Regione dipende; un impatto letale sull’assetto del sottosuolo, sulla componente paesistica e sulla qualità della vita.

Inoltre, il progetto è insostenibile sia sul piano sociale (la sua realizzazione impatterebbe drasticamente con il tessuto sociale delle comunità locali, anche per gli elevati costi che non potranno non gravare prevalentemente sulla comunità locale-utente) che su quello eminentemente istituzionale (la maggior parte dei Comuni e la Provincia di L’Aquila hanno più volte manifestato il proprio dissenso)’, insistono gli esponenti di sinistra.

‘Ma in particolar modo, ciò che oggi ci convince ancor meno è la sostenibilità economico-finanziaria dell’intervento; non ci convince, ad esempio, il rapporto costi/benefici soprattutto in ordine alla proporzione fra l’elevata consistenza dell’investimento e la consequenziale giustificazione tecnico-economica a supporto.

In definitiva, anche noi riteniamo strategico ottimizzare e qualificare il collegamento tra l’Abruzzo e la Capitale, ma riteniamo sia ora e tempo di avviare una serrata discussione sulla esigenza di implementare e potenziare la linea ferroviaria, da tempo immemore necessitante di un reale e congruo intervento strutturale.

Il progetto ‘TOTO’, per come è stato concepito, necessita di un’includente e diffuso processo partecipativo, di colloquio e confronto con le istituzioni locali, a partire dal Presidente della Provincia di L’Aquila, dei Sindaci e dai cittadini dei territori interessati, nonché con le organizzazioni sociali e le associazioni ambientaliste per meglio comprendere sia le esigenze e le necessità delle realtà locali interessate e sia gli effetti che una siffatta proposta indurrebbe sul territorio.

E, d’altro canto, tali perplessità non sono solo nostre, dal momento che proprio nella relazione del Gruppo di lavoro interdipartimentale istituito dalla Giunta Regionale con DGR 325 del 5/5/2015, al punto ‘3. Ambito sismico’ si legge testualmente: «Per quanto riguarda gli aspetti legati alla sicurezza sismica, in considerazione dell’alta sismicità (zone 1 e 2) del territorio interessato dal tracciato dell’autostrada A24, si è proceduto a verificare se le varianti del progetto ricadano in zone con presenza di fenomeni di fagliazione conosciute e rilevate in Abruzzo e di cui si dispone di bibliografia scientifica documentale. Sovrapponendo le aree della Regione attraversate dall’infrastruttura viaria con la mappa dello stesso territorio riportante lo studio delle zone interessate da faglie, si rilevano criticità nel nuovo tratto Cerchio-Vittorito (V06 – “A25” Collarmele-Tocco), il quale attraversa due sorgenti sismogeniche (faglie di Sulmona e della Media Valle Aterno) che hanno prodotto in passato e che potenzialmente possono ancora produrre importanti fenomeni di fagliazione superficiale, con conseguenti numerose e pericolose fratture.

Tale situazione appare comportare un interessamento maggiore di zone ad alto rischio sismico rispetto all’attuale tracciato e, quindi, la scelta della soluzione adottata in variante da Strada Parchi S.p.A. necessita senz’altro di un puntuale attento studio che consenta di adottare i necessari accorgimenti tecnico-scientifici per garantire la sicurezza sismica dell’infrastruttura». Quindi, se abbiamo capito bene, il nuovo tracciato attraversa zone molto più pericolose, dal punto di vista sismico, rispetto all’attuale percorso. Per un’opera che dovrebbe avere come obiettivo la “messa in sicurezza” dell’infrastruttura, ciò appare perlomeno singolare. Non vorremmo che questo progetto, i cui elementi essenziali denotano diverse contraddizioni interne, sia stato presentato – come qualcuno sostiene – quasi a mo’ di “specchietto per le allodole” per distogliere l’attenzione dal vero tema della questione, ovvero quello della necessità di effettuare una generale opera di manutenzione (ordinaria e/o straordinaria) da realizzare con costi certi e di altrettanto certa provenienza.

Per tutti questi motivi, qualora tali considerazioni non venissero confutate da ulteriori elementi di dettaglio ad oggi sconosciuti, condurremo fino in fondo questa battaglia al pari di altre, sia all’interno che all’esterno delle istituzioni, coinvolgendo l’intera nostra organizzazione sia a livello regionale che nazionale’, concludono Di Febo, Mazzocca e Bracco.