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AIW: ‘Orsi e uomini in Abruzzo: quali sono le verità e quali le fake news’

Pescasseroli. Due sono gli accadimenti che hanno fatto parlare e scrivere di orsi in questa torrida estate. Prima, l’aggressione di un orso ad una persona in Trentino; poi l’entrata di un orso marsicano in un’abitazione in Abruzzo.

Franco Zunino, Segretario Generale dell’Associazione Italiana Wilderness, prova a dare la propria versione dei fatti al riguardo.

‘Sui media in genere di queste due notizie sono state date verità distorte o di parte, quando non vere e proprie fake news (come quella del Trentino che ha cercato di sminuire l’aggressione). Vediamole.

Dopo i titoli sull’aggressione alla persona in Trentino, aggressione confermata da dichiarazioni dell’interessato, dalle foto e dal ricovero in ospedale, un “esperto”, ovviamente subito appoggiato da tutti gli animalisti e da quasi tutti i quotidiani nazionali (anche i più autorevoli) ha dichiarato che l’aggressione non era mai avvenuta e che anzi, era stato l’uomo ad aggredire l’orso.

Ciò, pur di impedire alle autorità di provvedere all’eliminazione e/o cattura dell’animale ormai ritenuto pericoloso per l’uomo!

Un’idea tanto stupida da smentirsi da sola, se non fosse per la stupidità di tanti giornalisti (ormai quasi tutti scevri di senso pratico) che essendo sempre in cerca di scoop arrivano quasi a crearli pur di farli propri.

Infatti, basta un poco di logica per capire, uno, che nessun uomo se non un pazzo aggredirebbe mai un orso; due, che se mai fosse vero che sia stato l’uomo il primo a colpire con il bastone l’orso, lo avrebbe fatto, o perché l’orso gli era comparso quasi a contatto fisico o perché l’orso aveva aggredito il suo cane, e, quindi, l’eventuale “aggressione” da parte dell’uomo è stata solamente un comprensibile e giustificato atto difensivo, atto che, se così avvenuto, scatenò l’aggressione dell’orso. Aggressione che quindi c’era stata e per reazione dell’animale, cosa che non lo assolve (l’orso) dall’eventuale giustificata reazione dell’uomo alla stretta vicinanza dell’animale’, evidenzia Zunino.

‘Chiunque “aggredirebbe” un animale feroce se l’animale feroce gli apparisse improvvisamente al fianco o aggredisse un proprio caro o animale. Resta il fatto che L’ORSO HA AGGREDITO L’UOMO! Ed un tale orso, peraltro già noto per precedenti simili, va allontanato dalle vicinanze con l’uomo, o catturandolo o sopprimendolo.

Le altre fake news ci sono poi venute dall’Abruzzo, dove sembrerebbe ormai quasi certo che a spingere l’orso (un giovane di forse poco più di uno o due anni) ad entrare in quella cantina siano stati proprio i suoi “guardiani”, ovvero i guardiaparco che stavano cercando di spaventarlo per farlo allontanare dal paese; certamente non volutamente, ma solo come sua reazione ai tentativi di spaventarlo, magari anche con colpi di fucile a pallettoni di gomma (come ormai sempre più spesso si usa fare, peraltro abituando questi animali, già sempre meno timorosi dell’uomo, anche agli spari).

Ma l’altra fake news diffusa forse più vergognosa è stata quella di far credere ai giornalisti ed ai media in genere che l’orso marsicano disponga di abbondanza di cibo naturale nelle sue montagne e foreste e non avrebbe ragione di frequentare i paesi. Falso! Soprattutto quest’anno di siccità insolita, dove anche l’erba scarseggia e non solo frutti e bacche.

In realtà l’Orso marsicano, da generazioni è abituato alle risorse più appetitose ed abbondanti e di facile reperimento di origine antropica (coltivazioni di mais, grano, erba medica, carote e, soprattutto, pecore), queste cose non le trova più nel Parco Nazionale, e scarseggiano anche nella sua fascia più esterna.

Segno palese, ovvio, ragionevole, di buon senso, che il Marsicano piuttosto che di radiocollari e di inutili studi e ricerche sulla sua bio-etologia (già si mormora di ulteriori contributi: a questo serve l’Europa!) ha bisogno di semine a perdere e di greggi pubblici (pecore “a perdere”).

E se proprio si vuole intervenire in modo emergenziale, di carnai (o abbattimento casuale di cinghiali e cervi da lasciare sul posto), di carote e/o mele da spargere a caso in montagna, affinché gli orsi vi ritornino e vi rimangano; e che le loro montagne siano rese quiete e produttive con una drastica riduzione della presenza competitiva di cinghiali e di cervi ed un severo controllo sul turismo nelle aree più delicate, anziché far pagare ticket in grado solo di far fare cassa a cooperative e società varie di servizi, penalizzando anche gli abitanti locali non più liberi a casa loro.