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Elezioni Teramo, Antonetti: “Il centro storico di D’Alberto solo una sagra permanente”

“Leggo, tra le pagine della mia personale rassegna stampa quotidiana, una battuta che risuona come una sentenza: ‘Il valore di un mq residenziale, nel centro storico di Teramo, negli ultimi dieci anni si è dimezzato’”. Lo sostiene il sociologo, nonché esperto di economia locale, Gianni Di Giacomantonio. Sono parole che ci chiamano ad una riflessione vera, seria, approfondita, sul futuro del nostro centro storico e che scolpiscono una sentenza senza appello sull’efficacia delle iniziative messe in campo dall’attuale amministrazione”.

A dirlo il candidato sindaco di Teramo, Carlo Antonetti.

“Quella del rilancio del centro storico era una delle bandiere del progetto amministrativo di D’Alberto, ma si è tradotta in nella creazione di una sagra permanente, tra concerti e aperitivi, che nulla hanno prodotto in termini di rilancio, ma al contrario hanno contribuito allo spopolamento del centro, con la perdita di valore sia degli immobili, sia delle attività commerciali”.

E ancora: “Una città non è solo il suo centro storico, certo, ma perdere il centro significa mortificare l’identità di una popolazione e svilirne il senso di appartenenza. Non ce lo possiamo permettere. Il centro storico di Teramo è il cuore della nostra città, e un cuore malato indebolisce l’intero organismo. Nel mio programma, prevederò un progetto specifico per “Rimettere il Centro al centro”, che nasca dall’ascolto dei residenti e dal confronto coi commercianti, così come da una sinergica azione progettuale pubblico-privata aperta ai giovani, alle università, agli studiosi delle dinamiche sociali, per definire un percorso che inizi un vero percorso di effettiva ricostruzione pubblica e privata riportando le famiglie in centro storico. Un progetto che attiri nuove attività commerciali, che valorizzi i beni e i siti archeologici e religiosi e trovi nuove e moderne destinazioni per i numerosi “contenitori vuoti” oggi ahimè esistenti e abbandonati ma soprattutto che restituisca al nostro nucleo antico quel ruolo di “salotto buono”, a fronte di quello che oggi appare come un salone di qualche festa”.