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Centro riabilitazione Ricciconti di Atri, tutti a casa per mancanza di fondi: la denuncia di Basilico e Liberatore

Atri. Tutti a casa. È la sorte toccata ai ragazzi che da oltre 15 anni frequentano il centro diurno di riabilitazione sociale Ricciconti di Atri, che a causa di ‘mancanza di fondi’ si sono trovati costretti a dover rinunciare al servizio svolto dalla cooperativa Aquilone.

La denuncia arriva da Paolo Basilico e Gabriella Liberatore, ex amministratori del Comune, che lamentano in merito: “Cambiano le regole, cambiano le amministrazioni, ma i problemi sono sempre gli stessi e a pagarne le conseguenze sono sempre i più deboli”.

Il servizio in questione garantiva l’apertura del centro e lo svolgimento di attività didattiche per sei giorni alla settimana e più precisamente dal lunedì al sabato, dalle 15.00 alle 19.00. dal primo settembre il servizio è sospeso. “Eppure – come ricordano i politici in questione – si è voluta a tutti i costi la riforma delle ex Ipab, si è fatta una corsa contro il tempo per nominare gli organismi delle Asp, perché queste avrebbero dovuto entrare a tutti gli effetti nell’ambito del sistema integrato di interventi e servizi sociali, quindi migliorare tutta l’organizzazione”.

Più in particolare, Basilico e :Liberatore puntano il dito contro i consigli comunale e le dichiarazioni che, a loro dire, si sarebbero susseguite nella fase precedente e in quella immediatamente successiva all’approvazione della legge. “Perché – continuano – a preoccupare era soprattutto la sorte della Fondazione Ricciconti, del suo importantissimo patrimonio, del rispetto del lascito testamentario del beneffattore. Non vorremmo che fossero già questi i primi segnali di un ennesimo assalto alla diligenza”.

A preoccupare gli ex amministratori è soprattutto il fatto che molti dei ragazzi privati del servizio in questione hanno genitori anziani e vivono pertanto un grande disagio, al quale si aggiunge l’interruzione di un percorso di reale integrazione.

Una situazione, dunque, che i due non stentano a definire “che non fa onore a nessuno” e per la quale, pertanto, si auspica l’‘intervento delle istituzioni e del commissario Corradetti.