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Atri, La Destra accusa: “Amministratori colpiti dalla ‘Scajolite'”

Atri. “Siamo preoccupati: anche tra gli amministratori atriani sembra serpeggiare sempre più la “Scajolite”, che non ha nulla a che vedere con gli onesti lavoratori ma è bensì quella strana “malattia” contagiosa che prende il nome dal noto politico nazionale che non sapeva che qualcun altro gli avesse pagato la casa e che sembra colpire sempre più i governanti e gli amministratori italiani, sopraggiungendo ogni qualvolta viene scoperta una qualche magagna politica, con le successive dichiarazioni di non sapere, di non ricordare, che quegli atti sono stati fatti all’insaputa degli interessati”.

Così ironizza Roberto Marchione, segretario comunale di La Destra di Atri, che contesta l’operato degli amministratori atriani. Il primo a essere preso di mira è Gabriele Astolfi, che, come sottolinea lo stesso Marchione, “che non si è accorto che non poteva far parte di un Gruppo Consiliare, ma è riuscito a resistere al “virus” e ha preferito tacere sulla vicenda”.

Non è da meno l’assessore al Bilancio con delega al magazzino Alessia Faiazza, che, a seguito delle proteste del partito seguite poi da quelle di altri gruppi politici riguardo le forniture fatte dalla propria ditta di famiglia al Comune, aveva risposto semplicemente che ancora non prendeva visione dell’interrogazione postagli e che quindi si sarebbe riservata di rispondere in seguito. “Praticamente – continua Marchione – non si è accorta che negli ultimi 5 anni le forniture fatte dalla suddetta ditta al Comune sono state una miriade e già si sono ripetute due volte con lei come assessore al ramo, anzi, ad esser completi, il secondo affidamento, avvenuto successivamente alla nostra protesta per il primo affidamento, è stato suddiviso tra due ditte: una è sempre quella di famiglia dell’assessore Faiazza e l’altra (ma sicuramente per puro caso) appartiene a un parente entro il quarto grado dell’assessore Piergiorgio Ferretti”.

Ma non è tutto. A essere contestato è anche l’operato dell’assessore Italiani, che riguardo all’incarico per il rifacimento di Piazza Duomo ha dichiarato di non sapere che avessero affidato quell’incarico al fratello. “Allo stesso modo – continua il segretario comunale – magari non sa o non ricorda che gli sono stati affidati anche gli incarichi per la verifica dei palchi durante le manifestazioni negli anni scorsi o quello per l’agibilità dell’ex ITC o quello per la ristrutturazione della Scuola Elementare, o ancora la nomina a Presidente del Consorzio Rifiuti (da parte dei Sindaci dei Comuni consorziati) nel mentre che lui era assessore all’Ambiente… e ci fermiamo qui perché non vogliamo attaccare un singolo assessore e trovare solo un capro espiatorio, erano solo esempi, la realtà purtroppo sembra essere molto più diffusa”.

Un atteggiamento dunque frequente, tanto da spingere gli amministratori addirittura a quella che Marchione non stenta a definire “una bella amnesia di gruppo: negli ultimi anni, vista la crisi economica, per dare il buon esempio e un po’ più di fiato alle casse comunali avevano deciso di tagliare le indennità per sindaco e assessori del 30% rispetto alle spettanze previste per legge e questo era stato motivo di vanterie durante la campagna elettorale, con la promessa fatta sulla loro brochure di “proseguire l’azione di razionalizzazione della Pubblica Amministrazione” e con lo stesso sindaco Astolfi che subito dopo la vittoria elettorale, in una trasmissione televisiva, ha dichiarato che per Atri non è un problema la riduzione o meno degli asssessori prevista dalla Legge Nazionale perché nella città ducale sono praticamente a costo zero”. Una finta promessa, sottolinea il segretario comunale, visto che, con una delibera di giunta del 4 luglio, “i nostri Amministratori hanno fatto sparire quel taglio del 30% dalle loro indennità, decidendo così di tornare a percepirle appieno, nel rispetto della Legge ma in barba alla crisi, alle razionalizzazioni e agli elettori che avevano creduto loro”.