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Provincia Teramo: contratto integrativo per dirigenti: ridotte le spese

Teramo. La Giunta ha approvato la preintesa per il contratto integrativo della dirigenza: il fondo (voci accessorie del contratto per posizione e risultato) ammonta a 683 mila euro comprensivo sia dei compensi in favore dell’avvocato dirigente (derivanti da condanna alle spese della controparte) 130 mila euro;  sia dei compensi legati all’attività di progettazione (art. 92 del d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163) circa 16 mila euro.

Il fondo è stato rideterminato sulla base delle direttive dell’Aran riguardo ai settori affidati ad interim (dirigenti incaricati di settori vacanti oltre quelli di cui si è titolari): anche questi, dice l’Aran, vanno compensati.Nel corso del 2011 – specifica il direttore generale dell’ente, Gianna Becci nel corpo della delibera – “vi è stata l’anomalia delle assegnazioni anche plurime ad interim ad uno stesso dirigente…una situazione che si è protratta anche nel 2012”.Il Fondo, così costituito, risulta comunque inferiore di oltre 130 mila euro rispetto al 2009 (663 mila euro senza i compensi dell’avvocatura e senza le progettazioni) e si ridurrà ulteriormente nel 2012 arrivando a 485 mila euro.I meccanismi di retribuzione dirigenziale, così come quella per gli altri dipendenti, sono fissati dal contratto nazionale e dalle norme e dai regolamenti della contrattazione decentrata. “La volontà politica di questa amministrazione, in questi anni, è stata molto netta – dichiara il presidente Valter Catarra – abbiamo ridotto i dirigenti da 14 a 7;  i costi della struttura dirigenziale, dal 2009, si sono dimezzati passando da 1 milione e 785 mila euro a 993 mila (costi lordi comprensivi di tutte le voci in uscita per l’amministrazione ndr). Anche il peso del Fondo sì è notevolmente ridotto in quanto, dopo l’ispezione da parte del Ministero delle Finanze, è stato rideterminato correttamente. Detto questo e ribadito il fatto che oggi noi abbiamo poco più della metà dei dirigenti a sovrintendere agli stessi settori, non c’è dubbio che nella Pubblica amministrazione ci sono degli automatismi che andrebbero riformati perché non adeguati né alla situazione storica che vive il Paese né alla condizione specifica in cui versano gli enti locali. Il cittadino è spesso di fronte a cifre e dati che paiono incomprensibili e magari inaccettabili ma che fotografano una situazione in alcuni casi paradossale perché mentre si tagliano i servizi ai cittadini non si interviene su meccanismi organizzativi e ordinamentali che renderebbero più equo il rapporto fra Stato e cittadino”.