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Sagre e concorrenza sleale. Pompizi: qualifichiamo gli eventi che valgono

Sant’Omero. Il sasso gettato nello stagno ha mosso le acque, è innegabile, e la riflessione avviata da Giandomenico Di Sante, presidente di Confcommercio, sull’assioma sagre e concorrenza sleale, non è passata sottotraccia .

Anzi: lo spunto offre ulteriori elementi di riflessione, anche e soprattutto da parte dei sindaci, chiamati in causa dal leader dell’associazione di categoria. Di seguito, pubblichiamo l’intervento di Alberto Pompizi, sindaco di Sant’Omero.

 

La lettera

“ L’intervento del presidente di Confcommercio” si legge, “nonché vicepresidente della Camera di Commercio, mi ha colpito favorevolmente, perché pone un problema importante: quello della qualificazione della “sagre” nel senso più nobile della parola. Ed è proprio questo uno degli argomenti che dovremo affrontare nei  prossimi mesi se  vogliamo davvero qualificare la nostra offerta turistica. Creare  pacchetti turistici ricchi e  pieni di selezionate serate  enogastronomiche con l’inno al nostro vino  ed ai nostri prodotti  gastronomici innaffiati da millenni di storia e di cultura per noi  sarà molto facile se riusciremo a lavorare insieme. Creare percorsi giornalieri di visite guidate alle nostre località più belle, con l’aiuto degli albergatori  e delle agenzie turistiche locali e nazionali potrebbe essere molto  facile se riusciremo, nei prossimi  mesi a “qualificare” i nostri prodotti. Ma caro Presidente Di Sante, di questo se ne parla da anni ma mai né la Camera di  Commercio o la sua associazione ha fatto molto per favorire e far crescere quelle sagre “genuine”  e a forte valenza locale infatti molte volte queste non hanno avuto  nessun incoraggiamento, mentre  le altre si fregiavano di sigle prestigiose. Nel mio comune di sono due “sagre” gestite dalle due pro-loco di  Sant’Omero e di Garrufo che sono  un punto di riferimento sia per la qualità che per la genuinità dei  prodotti. Non credo che il problema da Lei sollevato mi tocchi anzi, aspetto  ed aspettiamo da anni riconoscimenti  che ad altri sono stati dati per molto meno e quindi sono sicuro  che dopo questa mia presa di posizione, la Camera  di Commercio di Teramo c presterà molta  più attenzione a queste sagre che, pur essendo ormai il “fiore all’occhiello” della gastronomia  teramana  Ma nel frattempo sono pienamente convinto che per riqualificare i  prodotti teramani vi è sempre più  bisogno di un “marchio Doc” che possa distinguere questi prodotti  di vera qualità dalle centinaia  che giornalmente spuntano sul territorio creando grande confusione  ma anche grandi vantaggi a gruppi  che non sono “senza fine di lucro” ma che utilizzano “borghi”, quartieri, località famose per invitare i  turisti ad assaggiare tutto ed il contrario di tutto. Chiaramente con  grande incertezza sull’uso dei prodotti  enogastronomici e su servizi sempre più alla “meno peggio” e con  rischio nei confronti del commensali”.