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Teramo, la crisi spazza via le aziende e le istituzioni stanno a guardare: la denuncia della Cgil

Teramo. Legno, edilizia, materiali da costruzione, industrie metal meccaniche, tessili, aziende chimiche e anche l’artigianato: la crisi nera che sta colpendo l’Italia (ma non solo) non risparmia niente e nessuno. E il risultato è dei più devastanti.

Ad illustrare questo scenario sono stati, questa mattina, i segretari di categoria Fiom, Filctem e Fillea della Cgil Teramo, che si sono riunite per esaminare lo stato di crisi dell’industria teramana, rivolgendo una particolare attenzione alla zona della Val Vibrata, particolarmente da questa situazione che definire “drammatica” è poco. Dal 2005 ad oggi sono migliaia, infatti, i posti di lavoro letteralmente andati in fumo: le aziende chiudono e cessano la loro attività perché impossibilitate a sostenere costi sempre crescenti e tutto questo si concretizza in una scarsa capacità di investimento, che si unisce alla totale mancanza di strumenti e politiche industriali. Uno scenario che produce una grande conseguenza diretta, con un numero in continuo aumento di persone private di qualsiasi forma di sostentamento. E dietro i numeri ci sono famiglie, che non riescono più ad andare avanti.

“Questa situazione non è più accettabile” gridano all’unisono Silvio Amicucci (Fillea), Giampiero Dozzi (Fiom) e Giovanni Timoteo (Filctem), i quali dipingono un quadro decisamente nero di quanto accade. “E a tutto questo” dicono “si aggiunge l’inerzia delle istituzioni, che sembrano impantanate nelle sabbie mobili. E’ necessario che prendano atto che così non si può andare avanti e la politica deve tornare a mettere in campo interventi concreti”.

Da qui, l’idea di stilare un vero e proprio piano di salvataggio, con dieci proposte che verranno girate a Regione Abruzzo e Provincia di Teramo. Anzitutto è necessario che il protocollo Vibrata/Tronto diventi subito un Accordo di programma e in questo la Provincia dovrebbe pubblicare i bandi per le aziende interessate. Bisogna poi sviluppare una iniziativa per l’utilizzo delle risorse messe a disposizione dal Fondo Europeo per la globalizzazione e mettere in campo un’azione precisa per fornire al settore Moda una struttura di coordinamento in grado di favorire il dialogo con e tra le imprese, finalizzato alla ricerca, all’innovazione tecnologica ed alla formazione. Regione e Provincia dovrebbero poi accompagnare le imprese con un progetto di internazionalizzazione in grado di valorizzare i marchi presenti e sollecitare il Governo nazionale affinchè inserisca nel piano delle infrastrutture i finanziamenti per la Pedemontana e l’ultimo tratto della Teramo Mare. Ancora, è necessario un rilancio del progetto Borghi, punto fondamentale per incrementare l’industria del turismo e promuovere un tavolo tecnico per l’industria del mobile e del legno. Chiedere, infine, i fondi necessari per ripristinare le condizioni idrogeologiche, promuovere un tavolo di confronto sulle difficoltà del settore metalmeccanico e convocare l’Osservatorio per definire gli interventi prioritari da realizzare attraverso l’uso dei fondi Fas.

“Le nostre proposte” concludono i sindacalisti “non vogliono essere un dettato, ma sono qui, sul tavolo e quello che chiediamo è solo un confronto. E’ una discussione che non può più essere rimandata”.

 

Marina Serra