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Ospedale di Sant’Omero, Varrassi e Di Matteo: investimenti concreti per il rilancio

Sant’Omero. “Ho preso degli impegni e sono abituato a rispettarli. In questa struttura, da anni, non si investivano fondi. Ora, dopo gli interventi programmati, si potrà rilanciare la cosiddetta sanità vibratiana”. Il nuovo corso per l’ospedale di Sant’Omero, oggetto in queste settimane di un’opera di restyling, emerge dalle valutazioni di Giustino Varrassi, manager della Asl, che assieme all’intero staff, questa mattina, ha avuto un incontro con il personale medico e paramedico in servizio nella struttura. L’incontro, promosso dal consigliere regionale Emiliano Di Matteo, è servito per fare il punto della situazione su due aspetti: la recente firma della convenzione con l’Università de L’Aquila (da qualche giorno alcuni dei cattedratici già presta servizio al Val Vibrata) e le rassicurazioni sul fatto che la chiusura di alcuni reparti, in queste settimane, sono solo il frutto di fattori contingenti (lavori di ammodernamento del blocco operatorio). “ Le preoccupazioni di queste settimane” aggiunge Varrassi, “ non hanno ragione di esistere. Noi stiamo investendo tanto, in forze umane ed economiche per rilanciare l’ospedale, creando una struttura di eccellenza che poi possa fronteggiare la mobilità passiva. E la convenzione firmata con l’Università è lo snodo principale di tutta questa operazione”. L’incontro pubblico di questa mattina, al quale hanno preso parte anche due sindaci della vallata (Alberto Pompizi e Stefano Minora), è stato proposto da Di Matteo ai vertici della Asl di Teramo, che hanno accettato di buon grado il confronto. “ Era doveroso confrontarsi con chi lavora nell’ospedale” commenta il consigliere Di Matteo, “ per illustrare le novità strategiche e la fase di cambiamenti in atto. Era un impegno che avevo assunto e sono abituato a metterci la faccia. Quelli che sono i disagi di queste settimane saranno ricompensati con la creazione di una struttura capace di essere il punto di riferimento per la vallata e fronteggiare la mobilità passiva. Le garanzie arrivate dalla Asl, sotto questo aspetto, sono rappresentate da atti concreti. Non avrebbe senso far arrivare medici per poi chiudere l’ospedale”.