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Team, Garante della Concorrenza interviene sul socio privato

Teramo. Una delibera illegittima. È quanto sancisce l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che si è pronunciata sull’annosa questione relativa alla conferma dell’affidamento della gestione dei servizi Team all’Emerambiente Spa (ex Slia).

La vicenda è stata oggetto di un serrato confronto fra maggioranza e opposizione, che hanno a lungo discusso soprattutto sui tempi legati all’approvazione della delibera in questione. Risalgono, infatti, a diversi mesi fa le critiche rivolte dalla minoranza, che si era interrogata sull’ipotesi di illegittimità della Teramo Ambiente.

Essendo una società mista, la Team è costituita per metà dalla parte pubblica (il 48,50% delle azioni è detenuto dal Comune di Teramo) e per l’altra metà dalla parte privata. Attualmente il 49% delle azioni è nelle mani della Emerambiente Spa, che non è altro che una costola della Slia, la società che al momento della costituzione (1995) aveva vinto la gara ad evidenza pubblica, indispensabile (secondo la normativa) per la nomina del partner privato.

Tra il 2005 e il 2007, però, la Slia, a seguito di una serie di problemi finanziari, è stata “spacchettata”, dando vita, appunto, alla Emerambiente alla quale è stata affidata la gestione dei servizi comunali. Il dubbio sollevato dall’opposizione riguarda proprio la mancanza, in questa occasione, di una nuova gara ad evidenza pubblica, come previsto dalla legge. Cosa che lascerebbe, dunque, supporre una illegittimità della Team.

All’epoca ci pensò un Consiglio comunale ad approvare la delibera con la quale fu comunque confermata la gestione dei servizi da parte dell’Emerambiente. Ma l’opposizione teramana non si rassegnò e subito dopo depositò un ricorso all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. “Oggi la risposta è arrivata” spiega Manola Di Pasquale “e ci dà ragione con un parere che non lascia dubbi”. Stando, infatti, a quanto sottolineato dall’Autorità, la legittimità dell’affidamento di un servizio pubblico locale a una società mista dipende da due condizioni: “l’esperimento di una gara “a doppio oggetto” riferita sia alla qualità di socio che a quella di partner industriale e, non meno importante, il fatto che allo scadere dell’affidamento venga esperita una nuova gara per il servizio o per il socio privato. Tanto premesso, l’Autorità intende evidenziare le distorsioni concorrenziali ricollegabili alla delibera con cui codesto Comune ha confermato alla società Team l’affidamento fino al 2015 dei servizi pubblici comunali”.

L’opposizione fa, pertanto, richiesta al sindaco Brucchi di risolvere il problema a tutela della stessa Teramo Ambiente e dei suoi lavoratori, annullando la delibera e procedendo a un nuovo bando per l’affidamento del servizio. Senza tralasciare, ovviamente, la polemica. “Leggendo questo parere” contesta, infatti, Gianguido D’Alberto “emerge una chiara responsabilità politica della classe dirigente, perché ricordiamo tutti i tempi strettissimi entro cui si ebbe fretta di approvare la delibera in questione. Bastava prendersi qualche giorno in più per valutare meglio il darsi e non ci saremmo trovati dove siamo invece adesso”. Non solo. L’opposizione suggerisce al primo cittadino di fare “un bagno di umiltà”, memore delle dichiarazioni che animarono i dibattiti del Consiglio comunale. “Ci dicevano di fare terrorismo” ricorda in proposito Siriano Cordoni “e di strumentalizzare la questione. Ora i fatti parlano chiaro: siamo davanti a una maggioranza spocchiosa e arrogante”.

 

Carlo Costantini (IdV): “E ora sulla Team di Teramo chi paga i danni?”. “Che si trattasse di un “suicidio annunciato” lo sapevano tutti, tranne il sindaco Brucchi e i consiglieri comunali che ha indotto a votare a favore. Ora, però, questo scenario si è materializzato, perché la pronuncia dell’Autority costituisce una sorta di certificazione della illegittimità della proroga concessa alla Team. E a breve saranno evidenti anche gli effetti, considerato che la Corte dei Conti condanna ormai stabilmente gli amministratori che contribuiscono a produrre il c.d. “danno alla concorrenza”, con una cifra che oscilla tra il 5% ed il 10% dell’ammontare complessivo del contratto. Fatti i conti della serva ed ipotizzando un valore complessivo della proroga di circa 30 milioni di euro, parliamo di una cifra che oscilla tra il 1.500.000,00 ed i 3.000.000,00 di euro.
Ma ora, pur volendo prescindere dalle cifre, chi pagherà questo danno? Sul piano giuridico, non è difficile presumere che dovranno farsene carico tutti quelli che hanno votato a favore. 
Sul piano etico, però sarebbe auspicabile che il Sindaco Brucchi – ovvero chi ha voluto produrre a tutti i costi questa “perla” – assuma su di se tutte le responsabilità, dichiarando già oggi, formalmente, che, se e quando qualcuno sarà chiamato a pagare, ci penserà direttamente lui, di tasca propria. Sarebbe un atto dovuto, di rispetto e di correttezza nei confronti di quelli che lo hanno seguito in questa incredibile avventura”.