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Civitella del Tronto, polemiche sull’arrivo degli immigrati. Zunica: “Amministrazione smentita”

Un incontro richiesto da più fronti che è servito per provare a chiarire la questione dell’arrivo in paese di una cinquantina di migranti. In un’affollata assemblea tenuta ieri sera a Rocche di Civitella, il sindaco Cristina Di Pietro, con buona parte della maggioranza, ha dato le sue spiegazioni sulla questione che però non hanno soddisfatto per niente il consigliere di Inversione di Rotta, Giuseppe Zunica.

Per quest’ultimo, anzi, il sindaco ha dimostrato di avere un ruolo del tutto marginale e di facciata, rispetto a degli “alter ego” che deciderebbero senza tener conto del pensiero e della volontà dei cittadini. Oltre all’arrivo di nuovi immigrati, inoltre, l’altro punto di contrasto riguardava la domanda di di cambio di destinazione d’uso presentata dal proprietario della struttura deputata alla loro accoglienza e del relativo permesso di costruire in sanatoria
rilasciato dall’ufficio tecnico comunale.

Nonostante la Di Pietro abbia, infatti, sostenuto di essere venuta a conoscenza da poco dell’arrivo di altri migranti secondo una decisione nazionale rispetto alla quale le amministrazioni locali poco o nulla possono fare per opporvisi, Zunica, invece, ha sottolineato come a smentire il primo cittadino sia stato lo stesso responsabile della cooperativa Domus Caritatis, che “ha ammesso di aver avvisato con largo anticipo l’amministrazione civitellese sull’intenzione di voler aprire un centro di accoglienza nel nostro territorio”.

Una versione decisamente diversa che ha indotto il consigliere comunale a fare delle deduzioni. Per Zunica, infatti, innanzi tutto “l’amministrazione ha tenuto nascosto la problematica confidando sul fatto che il tutto passasse in sordina, invece potevano essere abbozzate azioni di contrasto sia in concerto con la popolazione locale che non”. E in secondo luogo ha confermato come “la loro funzione di rapportare la popolazione con il palazzo di governo è stata macroscopicamente disattesa”, dimostrando che “essi sono dei meri figuranti immolati sull’altare di una democrazia di facciata”.