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Senatrici Pd: ‘Intervenga Governo su crisi Mercatone Uno’

Pineto. Un intervento del governo per conoscere la reale situazione del gruppo “Mercatone Uno” e per trovare soluzioni che diano prospettive agli oltre 4000 addetti dell’azienda.

E’ quanto chiedono le senatrici democratiche della Commissione Lavoro Patrizia Manassero, Stefania Pezzopane, Elena Ferrara e Nicoletta Favero, che hanno rivolto un’interrogazione ai ministri dello Sviluppo economico Federica Guidi e del Lavoro Giuliano Poletti.

“Mercatone Uno – spiegano le senatrici nell’interrogazione – è una grande azienda con 79 punti vendita dislocati in gran parte del territorio italiano e 11 milioni di clienti.

Di recente, il gruppo la annunciato la riduzione di circa il 50% dei negozi e ha lanciato una vendita straordinaria in 34 punti vendita, giudicata per questi l’anticamera della chiusura.

Nelle scorse settimane, l’azienda ha presentato domanda di ammissione al concordato preventivo al tribunale di Bologna per fare fronte ad un indebitamento che ha raggiunto i 425 milioni, a fronte di un fatturato ridotto a poco piu’ di mezzo miliardo.

La proprietà ha disertato l’audizione del 1° aprile al ministero dello Sviluppo economico dove avrebbe dovuto fare chiarezza sui piani per il futuro, sospeso tra possibili licenziamenti e volontà non chiare di cercare un socio per continuare l’attività.

Visto che a maggio scadono i contratti di solidarietà per i lavoratori – concludono le senatrici – chiediamo al governo un intervento per cercare di chiarire la situazione e di salvaguardare i livelli occupazionali”.

Monticelli illustra ipotesi workers buyout

‘In merito alla vertenza del Mercatone Uno di Scerne di Pineto, la cui chiusura metterebbe come è ben noto a rischio il futuro di 70 famiglie, sono numerosi i tentativi in atto da parte delle istituzioni locali e regionali nelle sedi opportune in cerca di una soluzione che scongiuri la possibilità, ormai sempre più prossima, riguardante la definitiva chiusura della nota catena di ipermercati per la grande distribuzione non alimentare’, lo afferma il consigliere regionale del Pd Luciano Monticelli.

‘Ribadisco pertanto il mio impegno nel coinvolgimento di parlamentari, sindacati, portatori di interesse e comunità locali per reperire nuove opportunità, ma in occasione del Consiglio comunale straordinario che si è svolto a Pineto lo scorso 30 marzo ho lanciato una ulteriore possibilità, quella del ‘workers buyout’, una tipologia di acquisto di una società realizzato dai dipendenti dell’impresa stessa – insiste Monticelli –

L’operazione, diffusa soprattutto negli Stati Uniti dove è nata e si è diffusa, a seguito della crisi economica del 2008, ha cominciato a coinvolgere anche le nostre aziende spesso in seguito alla messa in liquidazione o al fallimento delle stesse.

In questo caso i lavoratori, al fine di crearsi un’alternativa occupazionale e di salvaguardare il know how acquisito, si riuniscono in cooperativa e si propongono di prendere in affitto o acquisire l’azienda dal liquidatore o dal curatore fallimentare, a volte anche dal datore di lavoro stesso – continua l’ex sindaco di Pineto.

Il worker buyout ha già dato vita in Italia a circa un centinaio di casi di piccole – medie aziende salvate e rimesse in carreggiata dai dipendenti. Sono imprese per lo più localizzate in Toscana e in Emilia ma anche in Veneto, Lombardia e Lazio presenti nel settore manifatturiero e dei servizi e che per ripartire hanno adottato nella stragrande maggioranza dei casi lo strumento della cooperativa – afferma il consigliere regionale che poi conclude:

Quando l’azienda fallisce, i dipendenti si riuniscono in cooperativa e la rilevano dalla liquidazione, utilizzando il Tfr e l’indennità di mobilità. A seguire si può attivare attorno alla nuova impresa una cintura di banche che vegliano almeno sulla prima navigazione’.