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Ospedale Guardiagrele: ‘Situazione grave, necessarie soluzioni definitive’

“Guardiagrele il bene in comune”: “Regione e ASL cambino passo”

Guardiagrele. “Se la soluzione per mantenere aperto il PPI di Guardiagrele è ancora il reclutamento di medici non strutturati, probabilmente non si è ben compresa la gravità della situazione”.

Così il gruppo “Guardiagrele il bene in comune” sul problema della operatività del presidio di Guardiagrele sollevato ormai dallo scorso mese di ottobre, dopo l’annuncio di un nuovo pensionamento che ha ridotto a due soli sanitari l’organico dei medici dell’emergenza.

“Il futuro del nostro ospedale e dei piccoli presidi – precisa la nota – passa attraverso soluzioni strutturali e a nulla servono delibere tampone che danno risposte limitate nel tempo.

La politica regionale ai massimi livelli aveva preso precisi impegni qualche settimana fa, ma sembra che l’apertura del nostro PPI sia ancora legata ai turni aggiuntivi di medici che, concluso il loro servizio ordinario altrove o sull’ambulanza, vengono a Guardiagrele a dare una mano.

Questa soluzione che ha visto il coinvolgimento soprattutto dei medici del 118 non è una risposta destinata a durare nel tempo per due motivi. Innanzitutto – prosegue la nota del gruppo – i medici che lavorano oltre il normale orario sono soggetti a stress che va recuperato. Inoltre c’è un problema serio di spesa: un turno di notte che dura 12 ore costa alla ASL oltre 700 euro. Se per ogni mese c’è bisogno, secondo una stima che è certamente per difetto, di 250 ore di servizio, vuol dire che per ogni mese di mancate soluzioni, abbiamo un costo di 15.000 euro. Quanti medici di nuova assunzione riusciremmo a pagare con 15.000 euro al mese?

Può darsi che la politica regionale dopo mesi di continue denunce e pressioni non riesce a percorrere una strada che risolva definitivamente il problema?

Certo – prosegue il gruppo – se andiamo a caccia di nuovi medici il giorno dopo il pensionamento dei vecchi, è difficile che le cose possano andare per il meglio ed è impossibile anche solo pensare che un piccolo presidio come Guardiagrele possa addirittura essere quello che la Regione da due anni e mezzo continua a dirci circa il nostro futuro.

Siamo convinti – aggiunge il gruppo – che le strade da percorrere sono altre e allora bisogna fermarsi e studiare cosa fare.

Ad esempio, visto che siamo ancora in una fase di emergenza e visto che quando i sistemi sanitari hanno l’acqua alla gola, il Legislatore nazionale trova le soluzioni, come il decreto Calabria ci ha insegnato, suggeriamo di lavorare perché ci sia, magari per una fase limitata e a termine, una equiparazione tra i medici del 118 con una certa esperienza e i medici dell’emergenza urgenza e si consenta una loro assunzione in pianta stabile anche attingendo alle graduatorie disponibili.

Basterebbe, in questo caso, avere senso pratico evitando, per altro, spese elevatissime, cosa che in Abruzzo non guasterebbe visto il deficit nel quale siamo precipitati ancora una volta. Vogliamo lavorare su questo oppure restiamo appesi alle promesse di una Regione e di una ASL che hanno dimostrato di non sapere che pesci prendere? Vogliamo ancora dipendere dallo spirito di abnegazione dei sanitari che si stanno facendo in quattro per mantenere il servizio?

Del resto la Regione ci ha abituato a improbabili slogan, come quello sulle assunzioni a tempo indeterminato proprio nel settore dell’emergenza: una legge sbandierata ai quattro venti, ma che oggi è sotto la lente della Corte Costituzionale perché, per come è scritta, è il minimo che le potesse accadere.

L’Abruzzo, anziché essere la cassa di risonanza dell’opposizione politica al governo, faccia fronte comune con le altre regioni e spinga per questa soluzione.

Noi – conclude il gruppo – non intendiamo mollare la presa, pronti a dare il nostro contributo e a fare la nostra parte oltre i proclami e la superficialità di chi deve decidere, di cui siamo sinceramente stufi”.