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L’Aquila, Biondi: ‘Le risate per il terremoto? Disgustose’

L’Aquila. “Questa storia delle risate connesse al terremoto si ripete. E’ un aspetto davvero deplorevole. Non è penalmente rilevante ma moralmente disgustoso”.

Lo ha detto il sindaco de L’Aquila, Pierluigi Biondi, in occasione della presentazione, oggi al Mibact, dell’iniziativa ‘Il jazz italiano per le terre del sisma’ soffermandosi sull’inchiesta della procura de L’Aquila per corruzione e altri reati nella gestione di appalti pubblici relativi alla ricostruzione post terremoto.

Inchiesta nei cui atti c’è anche l’intercettazione di un imprenditore indagato che ride pensando alle future commesse nate dal terremoto di Amatrice.

“La magistratura – ha aggiunto Biondi – deve fare il suo corso. Siamo solo nella fase in cui sono state richieste le misure cautelari. Ora ci affidiamo al ruolo degli inquirenti.

Devo dire che a leggere le ricostruzioni fatte dalla stampa viene gettata questa croce addosso in maniera generalizzata sui dipendenti, funzionari e dirigenti pubblici la grandissima parte dei quali ha fatto lavoro importante sia per la città de L’Aquila che per il cratere. Ora speriamo che ne esca fuori un quadro chiaro e che le persone coinvolte possano dimostrare la loro innocenza, nel caso ci fosse”.

Vescovo Rieti: ‘INACCETTABILE E RACCAPRICCIANTE RIDERE SULLE MACERIE’

“Inaccettabile e raccapricciante”.

Lo denuncia mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti, riferendosi alla nuova inchiesta della Procura de L’Aquila su presunte mazzette nella ricostruzione pubblica che vede protagonista un imprenditore 65enne che, intercettato telefonicamente, “ride” pensando alle commesse in arrivo ad Amatrice, colpita dal terremoto nell’estate di un anno fa.

Tuttavia, ammonisce il vescovo al Sir, “davanti a un episodio come questo non dobbiamo avere lo sguardo miope. Quello, cioè, che si ferma davanti a ciò che io posso ricavare da situazioni di questo tipo. Questa miopia è ciò che frena la ricostruzione che invece ha bisogno di gente disinteressata e che guardi al bene comune e non a quello personale o particolare”.

“Tutti siamo chiamati a fare ordine – dice Pompili – e non proiettiamo su altri quello che è un problema che riguarda tutti: come evitare il bene o l’interesse particolare per raggiungere il bene più ampio. Ciò vuol dire pensare alle cose che servono a tutti come le infrastrutture e tutto ciò che ha a che fare con il pubblico. Fare bene queste cose significa evitare che in futuro qualcuno possa perdere la vita”.