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Ospedale Guardiagrele non chiude: Consiglio di Stato sospende delibera del commissario Chiodi

Guardiagrele. Il Consiglio di Stato sospende l’efficacia del programma operativo di riordino della rete ospedaliera. La delibera commissariale dello scorso 5 agosto, che pianificava la disattivazione dell’ospedale di Guardigrele entro la fine dell’anno, è stata sospesa dai giudici amministrativi (ribaltando il recente pronunciamento del Tar) del consiglio di Stato. In poche parole, l’attività dell’ospedale di Guardiagrele dovrà essere garantita fino al 14 gennaio, data nella quale il ricorso presentato dal gruppo consigliare Guardiagrele il bene in comune (centrosinistra) in sarà discusso nel merito. Secondo il Piano sanitario redatto dal commissario Gianni Chiodi che prevedeva l’interruzione dei ricoveri nei reparti di degenza (Medicina, Geriatria e Lungodegenza) del nosocomio di Guuardiagrele che sarebbe partito domani, 15 dicembre.

Il ricorso al Consiglio di Stato è stato presentato dal centrosinistra dopo che il TAR de L’Aquila aveva rigettato nei giorni scorsi la richiesta di sospensione delle delibere commissariali che decretano la chiusura dell’ospedale di Guardiagrele, dopo averne chiusi altri quattro in Abruzzo.
“Nell’appello, depositato lunedì scorso, si era messo in evidenza spieganp i consiglieri di centrosinistra di Guardiagrele – come questo dato era sostanzialmente smentito dalla stessa delibera 45 che prevedeva una assistenza medica e infermieristica per sole 12 ore al giorno. Ed è stato proprio questo il dato che ha convinto il Consiglio di Stato che, però, si è spinto oltre stabilendo, in considerazione del rilievo costituzionale del diritto alla salute, la sospensione della delibera commissariale. Il primo effetto pratico del provvedimento del Consiglio di Stato è il blocco delle procedure che avrebbero portato, entro fine anno, alla chiusura dell’ospedale. La decisione giunge a pochi giorni dalla decisione della Direzione Generale che non solo sospendeva i ricoveri ma azzerava anche i servizi annessi all’ospedale. Con un verbale del 3 dicembre scorso, infatti, la ASL aveva deciso la riduzione dell’orario di servizio della radiologia e del laboratorio analisi che sarebbero stati operativi, rispettivamente, solo per 12 e 6 ore al giorno. Il Pronto Soccorso, poi, era trasformato in un Punto di Primo Intervento che non avrebbe potuto garantire il suo normale servizio anche a causa della disattivazione del servizio di navetta verso Chieti. Insomma, di fronte all’annullamento del fondamentale diritto alla salute, grazie all’azione caparbia e convinta del gruppo consiliare Guardiagrele il bene in comune, portata avanti di fronte allo scandaloso silenzio dell’amministrazione comunale, la città di Guardiagrele si vede restituita la speranza che un disegno così nefasto possa essere portato a compimento. Non è solo il Pronto Soccorso, quindi, a dover essere mantenuto ma l’intero ospedale e questo è il risultato che tutti speravamo e che riconsegna alla legalità e alla sicurezza un intero territorio depredato del suo bene più importante”.
Il ricorso, promosso dal gruppo consiliare “Guardiagrele il bene in comune” e sostenuto nella sua seconda formulazione dal Tribunale dei Malati, è solo uno degli atti giudiziari che il centrosinistra guardiese ha intentato per scardinare l’impianto del Piano Operativo. Proprio stamattina, infatti, è stato depositato un nuovo atto con il quale sono stati impugnati gli atti da ultimo adottati dalla Direzione Generale e sui quali è stato chiamato a pronunciarsi il Presidente del TAR.
“Ma questa decisione è certamente superata da quella del Consiglio di Stato – concludono i consiglieri di centrosinistra – che sostanzialmente assorbe ogni altro provvedimento dal momento che sancisce la sospensione della delibera 45 nella parte in cui prevede la disattivazione di tutto l’ospedale. Questa decisione, ancor più importante perché emanata dal Consiglio di Stato, dovrebbe convincere chi non ha ritenuto di spendersi fino in fondo contro il Programma Operativo, del fatto che non c’era nessun allarmismo quando si denunciavano i pericoli contenuti nel disegno del Commissario Chiodi e del sub-commissario Baraldi. Soprattutto è un monito per chi ha fatto pubbliche dichiarazioni, persino in diretta televisiva, circa la presunta conservazione della situazione. Non è possibile, infatti, far ritenere alla cittadinanza di un intero comprensorio che tutto sarebbe rimasto come prima quando, invece, così non è. Questo è, quindi, il momento di una riflessione seria anche sugli atteggiamenti di chi aveva ed ha ruoli che richiedevano ben altro impegno. Dovrebbe interrogarsi chi riteneva di avere strappato conquiste (RSA, centri Alzheimer e ospedali di comunità) portando in consiglio comunale proposte irricevibili e affiggendo manifesti sul presunto futuro dell’ospedale. Dovrebbe recitare il mea culpa chi ha avuto il coraggio di dire che la prevista chiusura era stata smentita. Quel che è certo è che per ora la delibera di Chiodi è stata sonoramente bocciata e, con essa, il disegno di chi ha continuato a spacciare per riconversione la chiusura dei piccoli ospedali. In merito al ricorso dell’amministrazione, il sindaco Salvi farebbe bene a dire che il TAR ha limitato la sua decisione agli effetti sul Pronto Soccorso (e non ha detto che si può continuare a ricoverare i pazienti), lo stesso TAR che oggi è stato solennemente smentito dal Consiglio di Stato. Questo, decidendo sul nostro appello, invece, ha sospeso l’intera delibera. Ma evidentemente, quando parla di esercitazioni politiche intellettualistiche, si riferisce a se stesso. Del resto, quando sabato mattina ha comunicato ai sindaci che si era sull’orlo del baratro, ha preferito non incontrare l’opposizione che  gli avrebbe fatto comprendere come l’allarme era stato lanciato da tempo, mentre lui favoleggiava di trattative, promesse, incontri sulla pelle dell’ospedale che si era candidato a salvare e, invece, accompagnava al cimitero. Dica, invece, che, se oggi Guardiagrele ha una speranza, è perché il gruppo Guardiagrele il bene in comune l’ha costruita”.